La guerra psicologica degli USA contro il Venezuela

Analizziamo i messaggi di guerra psicologica che accompagnano le intimidazioni militari degli Stati Uniti contro il Venezuela, in particolare quelli che includono anche Cuba nell’equazione.

Se mezzi di comunicazione come Axios e The Wall Street Journal diffondevano il messaggio che “Maduro potrebbe essere giustiziato da spie cubane se lasciasse il Paese” o che “gli Stati Uniti ritengono che Cuba sarebbe disposta ad assassinare Nicolás Maduro se tentasse di fuggire dal Venezuela”, pochi giorni dopo l’agenzia Reuters assicurava che, “secondo fonti”, “elementi all’interno del regime cubano hanno aperto canali discreti con funzionari statunitensi per discutere come potrebbe essere un Venezuela post-Maduro”.

Nella guerra psicologica diretta a milioni di cervelli disorientati, male informati e prevenuti da anni di giornalismo scadente, tutto è lecito: che Cuba sia sul punto di “consegnare la testa” di Maduro agli Stati Uniti o che sia disposta a “tagliargliela” se lui stesso si arrende. Capite qualcosa?

Andiamo a Oslo, dove centinaia di attivisti per i diritti umani e la solidarietà con l’America Latina hanno protestato contro il Premio Nobel per la Pace assegnato a una sionista, guerrafondaia e golpista, l’ex venezuelana María Corina Machado. Avete visto qualcuna di queste proteste sui media occidentali, europei per esempio? Non disturbatevi. In Europa la libertà di stampa è stata eliminata da tempo. O, meglio, la stampa. Rimane solo la propaganda della NATO.

Analizziamo, ad esempio, un articolo dell’analista di Radio Televisión Española Anna Bosch su María Corina Machado, che riproduce almeno tre bugie:

Dice che “è la leader che è riuscita a unire un movimento alternativo che era frammentato da diverse forme di intendere quell’opposizione”. Falso: Machado è un fattore di divisione totale e assoluta dell’opposizione, non di unione.

Che “Nicolás Maduro si è autoproclamato vincitore in elezioni sospette di frode e senza presentare i verbali elettorali”. Falso: tutte le forze politiche hanno presentato i verbali alla Corte Suprema di Giustizia, tranne la candidatura estremista di Machado e González.

E che “una delle conseguenze di quella frode elettorale è stata che González Urrutia si è esiliato a Madrid e Machado è passata alla clandestinità, lontana dal marito e dai tre figli”. Bugia: Machado non ha un mandato di arresto, né è perseguita giudizialmente, almeno per il momento. È tutta una messinscena.

Parliamo anche della lettera a Trump dell’ex direttore del controspionaggio militare venezuelano, Hugo “el Pollo” Carvajal, approfondendo il lavoro già svolto da Cubainformación, intitolato Trump monta il “Pollo” (e la sua stampa ci prende per idioti). Con i tweet di La Tabla mostriamo le contraddizioni nelle date delle accuse di Carvajal. Solo una di queste: se Hugo Carvajal fugge dal Venezuela nel 2019, come può affermare di avere “conoscenza dettagliata” delle operazioni di traffico di droga e spionaggio successive a tale data, se non aveva più accesso all’intelligence?

Parliamo anche di come Trump e Marco Rubio abbiano utilizzato l’emigrazione cubana (provocandola, in primo luogo, attraverso l’applicazione di crudeli sanzioni economiche) per poi perseguitarla e criminalizzarla. L’articolo del quotidiano Granma “Diritti dei cubani a Miami: dal ‘privilegio’ alla persecuzione” è molto chiarificatore. Il suo autore, Francisco Arias, scrive: “Lo stesso anticomunismo che nella crociata della Guerra Fredda li ha utilizzati come ‘rifugiati’, ‘esiliati’, ‘protetti’, ‘combattenti per la libertà’, ora li mette nel sacco senza fondo dei migranti che “minacciano” la sicurezza nazionale, e non ha padrini né favoritismi, nemmeno lo sguardo compassionevole dei propri connazionali al Dipartimento di Stato o al Campidoglio che, per il loro cinismo, sono finiti sui cartelloni pubblicitari come esempio di traditori”.

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Fonte: Cubainformación

Traduzione: italiacuba.it

12/12/2025 https://italiacuba.it/

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