La saga di Epstein: Capitolo 10, Mr. 20 Miliardi

Hai mai sentito parlare dell’uomo dietro la storia dei “20 miliardi in 20 minuti”?

di Lorenzo Maria Pacini

Il profilo perfetto

Hai mai sentito parlare dell’uomo dietro la storia dei “20 miliardi in 20 minuti”?

Stiamo parlando del signor Zampolli. Originario d’Italia, ex agente di modelle, fondatore di ID Models negli anni ’90, ora inviato speciale del presidente Trump per le partnership globali—una sorta di “ambasciatore” nominato direttamente incaricato di promuovere gli interessi di un uomo che siede allo Studio Ovale. Il suo stile è descritto come quello di un “facilitatore”, qualcuno che collega persone, capitale e ambienti politici, trasformando le relazioni personali in una leva di potere. In questa traiettoria, il suo legame con Trump rimane la pietra angolare della sua biografia pubblica, a partire dalla storia secondo cui fu lui a presentare Melania Knauss a Donald Trump nel 1998.

L’episodio del 3 maggio 2026 di Report, un programma investigativo italiano, si concentra proprio su questo legame, ritraendo Zampolli come una figura immersa nello stesso circolo di Trump Model Management e MC2 di Jean-Luc Brunel, finanziato da Epstein. Corriere osserva inoltre che l’indagine sul Report ha raccolto testimonianze della sua ex partner Amanda Ungaro e le ha incrociate con documenti declassificati del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.

Il legame con Epstein va oltre la semplice vicinanza sociale. Epstein era cliente della ID Model Management di Zampolli e, nel 2004, i due tentarono insieme di acquisire Elite Model Management, un accordo che alla fine fallì. Mother Jones riporta anche che Zampolli aveva legami con Ghislaine Maxwell e il suo progetto TerraMar, nel quale sarebbe diventato socio. Questo colloca Zampolli all’interno di una rete in cui moda, élite economiche e relazioni torbide si sovrappongono con grande facilità.

La sua importanza per Epstein derivava principalmente dall’accesso che poteva offrire a un settore strategico: quello delle agenzie di moda e delle giovani donne che circolavano in quel mondo. Il punto non è solo che Zampolli conosceva Epstein, ma che operava nello stesso ambiente professionale e sociale dove Epstein poteva coltivare relazioni, influenza e opportunità. In questo senso, la sua attività avrebbe avuto un ruolo fondamentale, offrendo un vero e proprio accesso a un ecosistema che in seguito si è rivelato profondamente compromesso.

Testimonianza del rapporto

La nuova indagine di Report aggiunge un potente elemento narrativo: la testimonianza di Amanda Ungaro, ex partner di Zampolli, raccolta in Brasile. Secondo rapporti pubblicati, Ungaro ha parlato delle relazioni tra Zampolli, la coppia presidenziale, ed Epstein, sostenendo anche che documenti del Dipartimento di Giustizia indicano che è stato Epstein a presentare Melania a Trump. Zampolli, da parte sua, ha risposto respingendo le accuse e ribadendo la propria versione dei fatti.

La forza giornalistica di questa parte dell’indagine risiede nel contrasto tra il racconto autoglorificante di Zampolli e la struttura relazionale che emerge dai documenti e dalle testimonianze, che descrivono un mondo in cui modelli, imprenditori, finanzieri e intermediari si muovono all’interno della stessa sfera, con linee sfumate tra promozione professionale e sfruttamento. È in questo spazio che Zampolli si rivela cruciale come figura capace di normalizzare e collegare quel circuito.

Il cuore della questione è, in realtà, il rapporto tra l’industria della moda e l’accesso sociale. Zampolli è identificata come la fondatrice di un’agenzia che operava nello stesso contesto di Trump Model Management e della rete di Brunel—uno dei centri più controversi del sistema di Epstein—dove le agenzie di modelle non erano solo imprese commerciali, ma anche luoghi di selezione, prestigio e ingresso in circoli di alto potere simbolico ed economico.

È qui che la sua attività diventa “fondamentale” per Epstein, perché offriva legittimità, contatti e un’infrastruttura relazionale. Un agente di modelle con legami stretti con persone importanti e il jet set di New York ha soddisfatto perfettamente questa esigenza. La somiglianza tra i mondi di Zampolli, Maxwell, Brunel e Trump non è quindi marginale, ma è proprio il contesto in cui operava il potere diabolico di Epstein.

Zampolli, da parte sua, rifiuta l’idea di un coinvolgimento sostanziale con Epstein, sostenendo di aver avuto contatti limitati e marginali. In alcuni racconti, riferisce persino di aver saputo dell’esistenza delle “ragazze”, ma non le considerava parte del suo circolo professionale. Questa difesa, tuttavia, non nega i punti documentati dalle fonti: il tentativo di acquisire Elite, la presenza del suo nome nei fascicoli e la sovrapposizione di circoli sociali con Maxwell e Brunel.

Da un punto di vista giornalistico, quindi, il caso Zampolli non dovrebbe essere letto come una prova isolata di illeciti, ma come il ritratto di un intermediario che operava al centro di un sistema in cui la linea tra affari, relazioni personali e sfruttamento era estremamente fragile. È proprio questa vicinanza strutturale che rende il suo profilo rilevante per comprendere l’ecosistema di Epstein. Per quanto riguarda se fosse lì per svolgere una speciale “missione”, non lo sappiamo, e forse non lo sapremo per un bel po’ di tempo.

Il significato di questa storia risiede nel mostrare che Epstein non operava in un vuoto, ma attraverso una rete di figure che gli concedevano accesso a mondi altrimenti chiusi a lui. Zampolli, in virtù della sua posizione e del suo ruolo, è una di queste figure chiave: manager, mediatore, ambasciatore informale, uomo di conoscenze—l’uomo che ha definito perfettamente i confini del mondo di Jeffrey Epstein.

11/5/2026 https://strategic-culture.su/

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