La “sicurezza” del Governo
Illustrazione di Noah Judice. Immagine tratta da Police Abolition 101, fanzine statunitense divulgativa pubblicata in Police abolition (Momo ed.)
Mentre entra in vigore il decreto legge detto «sicurezza», espressione del peggiore populismo penale, bisognerebbe trovare occasioni in cui ragionare di sicurezza e del perché il dominio della violenza provocata in tanti modi dal capitalismo (guerre, repressione dei processi migratori, estrattivismo, impoverimento e concentrazione delle ricchezze, per non citare la relazione tra capitalismo-patriarcato e femminicidi…) viene invece separato da quel concetto. Intanto, alcuni dati dicono che l’Italia è il paese con il tasso di operatori delle polizie per abitanti più alto rispetto a tutti i paesi del mondo comparabili. Di fronte allo scandalo di morti sul lavoro sfacciatamente provocati da supersfruttamento e assenza di prevenzione e controlli, ad esempio, le polizie hanno creato delle unità che si occupano di questa grave insicurezza. Eppure i numeri del personale che vi è impiegato è sconcertante, così come sono ridicoli i numeri del personale destinato alla tutela dell’ambiente. Gli imprenditori del sicuritarismo, spiegano Italo Di Sabato e Salvatore Palidda con un saggio raccolto in Police abolition (Momo ed.) che apre il concetto di sicurezza, hanno imparato a aizzare opinione pubblica e grandi media contro insicurezze fasulle, proprio mentre i dati delle stesse polizie degli ultimi vent’anni mostrano una riduzione di molti reati. Ampi stralci del saggio

Quali sono le principali insicurezze di cui è vittima la popolazione? In che rapporto sta la sicurezza con gli altri aspetti del governo della società (sanità, lavoro, scuole, costo della vita, ambiente)? Le spese per l’ordine pubblico e le spese militari continuano ad aumentare, mentre i soldi investiti in sanità, educazione, ricerca, cultura o diminuiscono in proporzione o crescono pochissimo negli anni. La domanda viene spontanea, anche se nel discorso pubblico dominante suona quasi oltraggiosa: abbiamo davvero così tanto bisogno di polizia?
L’Italia è il paese con il tasso di operatori delle polizie per abitanti più alto rispetto a tutti i paesi del mondo comparabili: con circa 100.000 operatori della Polizia di Stato, 110.000 dei Carabinieri, 60.000 della Guardia di Finanza, 42.000 della Polizia Penitenziaria e gli oltre 65.000 delle polizie locali – in realtà molti di più (tralasciamo Guardia costiera e servizi segreti), l’Italia ha un tasso di 625 operatori per ogni 100 mila abitanti, in Francia circa 580, in Spagna 527, nel Regno Unito circa 400 e in Germania poco più di 300 (vedi Salvatore Palidda, Polizie sicurezze e insicurezze, Meltemi).
Di fronte allo scandalo di morti sul lavoro sfacciatamente provocati da supersfruttamento e assenza di prevenzione e controlli, le polizie hanno creato delle unità che si occupano di questa grave insicurezza. Ma i numeri del personale che vi è impiegato è francamente sconcertante: il contingente per la tutela del lavoro dell’Arma dei carabinieri conta in tutt’Italia 506 membri (di tutti i gradi). In totale i Nuclei Antisofisticazioni e Sanità dell’Arma (N.A.S.) conta circa lo stesso quantitativo. La Polizia di Stato e la Guardia di Finanza possono a volte intervenire su sollecitazione degli ispettori del lavoro ma non hanno alcuna unità appositamente destinata alla tutela dell’ambiente, alla lotta all’inquinamento, alla tutela della salute, a quella del lavoro anche se possono essere coinvolte se sollecitate a intervenire. I crimini ecologici che da sempre provocano migliaia di vittime e danni enormi (disastri industriali, frane, alluvioni, terremoti ecc.) non sono considerati crimini contro l’umanità.
[…] L’assetto delle forze di polizia in Italia è del tutto irrazionale e zeppo di sprechi, ma utile a garantire autonomia di gestione arbitraria, posti di potere e piccoli feudi e l’impunità degli illegalismi e persino crimini gravi commessi da tanti operatori di vario grado. Ecco alcuni esempi eclatanti di irrazionalità da sempre avallata dal potere politico: a che serve che il controllo del territorio nelle aree urbane sia conferito alla Polizia di Stato (con le volanti/pantere), ai Carabinieri (con le auto-gazzelle) e anche alle polizie locali? A che serve che la gestione dell’ordine pubblico sia conferita a unità di Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e talvolta persino anche Polizia Penitenziaria? (fatto peraltro illecito secondo la normativa europea poiché Carabinieri e Guardia di Finanza sono forze militari). A che serve che non ci sia ripartizione delle forze sia rispetto al territorio sia rispetto a competenze precise come contrasto del traffico e commercio di droghe, lotta alla corruzione ecc.? Perché non conferire a strutture dell’amministrazione pubblica civile le tante competenze oggi svolte da prefetture e questure? (a cominciare dal rilascio dei permessi di soggiorno, dei passaporti, le pratiche per l’accompagnamento di disabili ecc.). Perché la Guardia di Finanza non si occupa solo di reati contro la fiscalità e senza bisogno di essere un corpo militare armato?
In particolare, è assurda l’enorme quantità di personale delle forze di polizie a fronte di quella risibile destinata alle agenzie di prevenzione e controllo sia per la sicurezza del lavoro, sia per la tutela dell’ambiente, della salute come per i servizi sociali e sanitari per le tossicodipendenze e il disagio psichico. Eppure, si sa che le vittime di incidenti sul lavoro e di malattie professionali sono dovute a mancanza di prevenzione e controlli. E si sa che le persone arrestate e che popolano le carceri dovrebbero invece essere affidate a servizi sociali e sanitari e di aiuto all’integrazione economica e sociale.
Per giustificare la loro esistenza le forze dell’ordine italiane hanno preso l’abitudine di sciorinare tante statistiche che pretendono mostrare una gigantesca mole di attività. Per esempio, per il 2023 la Polizia di Stato scrive: “Oltre 247 mila le unità impegnate sul territorio e 8,7 milioni le persone controllate nel 2023”. Da parte sua l’Arma dei Carabinieri fornisce cifre ancora più alte (sebbene si sappia che si tratta spesso delle stesse persone e si sospetta che siano fogli ricopiati).
[…] L’Italia è il paese col più alto tasso di economie sommerse (oltre il 35% del PIL), cioè oltre otto milioni di persone che oscillano fra semi-precariato, lavoro nero e neoschiavitù in attività che evadono il fisco e i contributi sociali, violano le misure di sicurezza sul lavoro e sono gestite con il supporto decisivo di caporali e mafie. Di fronte a tutto ciò le attività di contrasto che dovrebbero attuare le polizie sono praticamente risibili e le agenzie di prevenzione e controllo sono di fatto impotenti perché contano solo su 4.768ispettori per tutta l’Italia (dati al 31 dicembre 2023). […] In altre parole, i governi (delle destre e del centro sinistra) non hanno mai voluto programmare un effettivo ed efficace piano di risanamento delle economie sommerse e quindi direttive per contrastare questi illegalismi. Ciò proprio perché si tratta delle illegalità che alimentano l’arricchimento dei pochi a danno dei tanti. E si tratta di illegalità in cui tanti dirigenti e operatori delle stesse polizie sono coinvolti. […]
E sempre a proposito di cosa fanno le polizie, cioè della dannosità di quasi tutto il loro operato: la maggioranza dei procedimenti giudiziari a seguito di denuncia e/o arresto da parte delle polizie sono archiviati. […] Fra i procedimenti penali con autore noto definiti in Procura per principali modalità di definizione, nell’anno 2022 in tutt’Italia si sono avuti 399.569 (il 49%) archiviati su 808.864 (sommando a questi le “Richieste di rinvio a giudizio ordinario” – 11% -, le “Richieste di riti alternativi” – 17% – e le “Citazioni dirette a giudizio” – 23%). L’archiviazione è dovuta a “infondatezza della notizia di reato, mancanza di una condizione di procedibilità, non punibilità ai sensi dell’art. 131-bis c.p.p., estinzione del reato o non previsione del fatto come reato”. In altre parole, gran parte delle denunce sono archiviate perché mancano gli estremi cioè i fondamenti credibili (prove e riscontro nelle norme dei codici penali e civile). Ma perché le forze di polizia raccolgono queste denunce e le trasmettono all’Autorità giudiziaria? Peraltro, questo ingolfa i tribunali di procedimenti inutili. Lo fanno perché sono aizzate dai cosiddetti imprenditori del sicuritarismo che hanno interesse a questa palese distrazione di massa, cioè ad aizzare l’opinione pubblica contro insicurezze fasulle, mentre quelle vere di cui è vittima la maggioranza della popolazione sono ignorate e contro nemici di comodo cioè immigrati, rom, presunti devianti, presunti sovversivi e persino studenti e senza tetto. Quasi il 25% delle archiviazioni è per irrilevanza penale, tenuità del fatto, fatto non previsto, infondatezza della notizia, quindi tutte motivazioni di imputazioni arbitrarie da parte delle polizie; da notare che solo il 4,6% è dovuto a prescrizione.
Dal ’90 in poi in tutti i paesi occidentali e poi persino nei paesi dei vari continenti, c’è stata un’escalation delle campagne mediatiche che aizzano i cittadini a chiamare le polizie per segnalare qualsiasi sospetto di situazioni o fatti presunti illeciti. Si è così incitata l’“attitudine denunciatoria” della popolazione mentre in realtà i reati sono diminuiti, come mostrano i dati delle stesse polizie in particolare negli ultimi vent’anni.
Italo Di Sabato, Salvatore Palidda
16/4/2025 https://comune-info.net/quale










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