La sinistra che serve è antiliberista e popolare Costruiamola in tutti i territori

alleanza

Ci sono alcune buone notizie ed altre cattive. Le vediamo nello scenario europeo, le vediamo nelle nostre città. La buona notizia è che ovunque la sinistra si costituisca in alternativa netta al neoliberismo, con figure capaci di incarnare coerentemente quella alternativa, mobilita energie e passioni nuove, torna a rappresentare un punto di riferimento decisivo nella società, registra anche sul terreno elettorale affermazioni di grandissima rilevanza.

E’ successo ovunque in Europa: dalla Grecia di Syriza alla Spagna di Unidos Podemos, alla Francia di Melenchon, alla Gran Bretagna di Corbyn.

E’ successo anche nelle nostre città alle ultime elezioni amministrative, sia pure parzialmente. Parzialmente perché ancora in assenza di un soggetto e di un progetto generale. E tuttavia pure con questa difficoltà, ovunque si siano costruire liste civiche e di sinistra, percorsi partecipativi capaci di valorizzare movimenti, associazioni, pratiche sociali insieme alle diverse soggettività politiche, si sono avuti risultati davvero incoraggianti. Non è più un auspicio ma un processo in atto quello che vede la costruzione di un polo della sinistra: alternativo alle destre, al PD, al M5S. Almeno nei territori.

La cattiva notizia è che si fa ogni giorno più evidente che balliamo sull’orlo di un baratro. Il baratro della civiltà, della democrazia, dell’umanità.

Alle società sempre più disuguali e impoverite, spoliate di diritti e sicurezze, da decenni di politiche neoliberiste, le elitès dominanti non sanno offrire altro che la continua costruzione del capro espiatorio, in un crescendo di barbarie. Si minacciano la chiusura dei porti, lo schieramento dei carrarmati, si varano legislazione d’emergenza contro migranti e poveri. Sta tutta qui l’urgenza di fare la sinistra. La possibilità di ricostruire una vita degna di essere vissuta, di un lavoro che possa essere una parte della propria realizzazione, la sicurezza del diritto alla formazione, alla salute, all’abitare, non sono minacciate da chi sta in basso, ma da chi sta in alto. Sono state le politiche neoliberiste a distruggere diritti e garanzie, è stata la legge Fornero ad aumentare follemente l’età pensionabile, il Jobs Act e la lunga serie di controriforme che l’ha preceduta a riportare il lavoro alla condizione servile, le privatizzazioni a distruggere volutamente i poteri pubblici per consegnarsi nelle mani del grande capitale privato.

La sinistra che siamo impegnati a costruire deve essere larga e popolare, raccogliere culture e esperienze diverse. E deve essere limpida nei programmi e nelle prospettive.

Rispettiamo chi ha compiuto la scelta di uscire dal PD, sia pure fuori tempo massimo. Non l’assenza di qualsiasi autocritica sulle scelte del passato – dalla guerra in Jugoslavia, all’approvazione del Fiscal Compact, all’articolo 81 – né che si continui a sostenere questo governo, votando il decreto Minniti-Orlando, o uscendo per tenere in piedi Gentiloni mentre con il decreto sui voucher ripristinava il massimo della precarietà e distruggeva un pezzo della Costituzione impedendo il referendum, o accingendosi ad approvare il decreto sulle banche venete. Né comprendiamo come sia possibile attuare la Costituzione con chi ha votato SI al referendum del 4 dicembre.

L’assemblea del Brancaccio del 18 giugno convocata da Anna Falcone e Tomaso Montanari ha aperto un percorso, quella delle Città in Comune del 2 luglio è stato un altro passaggio importante. Facciamo le assemblee nei territori, discutiamo con tutt@, lavoriamo da subito per costruire una sinistra antiliberista e popolare. Non c’è più tempo da perdere.

Roberta Fantozzi

segreteria nazionale PRC-SE

da Dire, Fare Rifondazione – Notiziario nazionale del PRC-SE

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