La solidarietà con Cuba non è filantropia, è il futuro
Più di 600 attivisti per la pace provenienti da 38 nazioni si sono radunati all’Avana. Oltre a sostenere incondizionatamente la Rivoluzione cubana, hanno fornito una significativa donazione di cibo, medicine e altri materiali essenziali per mitigare gli effetti delle misure coercitive unilaterali imposte all’isola caraibica dagli Stati Uniti. Foto: @PresidenciaCuba
di Fernando Buen Abad
La solidarietà con Cuba non è un gesto accessorio né una concessione sentimentale nella retorica della benevolenza; è, nel suo senso più profondo, un’affermazione storica del futuro. Non è un atto morale isolato, ma una pratica consapevole che mette in discussione la stessa struttura delle relazioni sociali contro il capitalismo contemporaneo. Dove l’ordine dominante cerca di sottoporre tutti i legami umani al calcolo delle merci, la solidarietà con Cuba emerge come una negazione attiva di quella logica, come una prassi che rivela la possibilità concreta di organizzare la vita su basi diverse: cooperazione invece della competizione, dignità invece del profitto, comunità invece dell’atomizzazione.
Perché l’esperienza cubana, lungi dall’essere un oggetto esotico per la contemplazione lontana, costituisce un campo di tensioni in cui la lotta di classe si esprime, con particolare chiarezza, su scala internazionale. La sua persistenza non può essere compresa senza affrontare l’ostilità sistematica che affronta: blocco economico, aggressioni mediatiche, sabotaggio finanziario, isolamento diplomatico. Queste forme di violenza non sono anomalie, ma strumenti strutturali di una dittatura economica che punisce ogni tentativo socialista. In questo contesto, la solidarietà non è un supplemento etico, ma una necessità strategica.
Difendere Cuba significa, in ultima analisi, difendere la stessa possibilità che i popoli decidano il proprio destino senza sottomettersi alla dittatura del capitalismo nella sua fase imperiale. Ridurre la solidarietà alla filantropia implica depoliticizzarla, privarla del suo contenuto storico e trasformarla in un gesto compatibile con l’ordine esistente. La filantropia, nella sua versione borghese, non mette in discussione le cause dell’ineguaglianza; si limita ad amministrare i suoi effetti, riproducendo così la struttura che sostiene di alleviare.
La solidarietà rivoluzionaria, invece, si colloca nel terreno della causalità, non cerca di mitigare l’ingiustizia, ma di abolire le condizioni che la producono. Pertanto, la solidarietà con Cuba non consiste nel “aiutare” da una posizione di superiorità, ma nel riconoscere se stessi nella stessa rete di sfruttamento e resistenza. È un atto di identificazione materiale con una lotta che trascende i confini nazionali. E la coscienza di classe trova in questo legame un momento di espansione qualitativa.
In un mondo in cui l’ideologia dominante promuove frammentazione, competizione e individualismo, la solidarietà internazionalista ricostruisce l’unità degli sfruttati come soggetto storico. Non si tratta di un’astrazione morale, ma di una mediazione concreta, la comprensione che le condizioni di vita dei lavoratori in qualsiasi parte del mondo sono determinate dalla stessa logica di accumulazione che opera su scala globale.
Pertanto, la difesa di Cuba non è una questione “esterna”, ma una dimensione della lotta interna contro le forme locali di dominazione. Questa offensiva ideologica imperiale contro Cuba mira proprio a impedire questa comprensione. Attraverso la saturazione dei media, la distorsione delle informazioni e la fabbricazione di diffamazioni, si tenta di installare l’idea che il modello cubano sia un fallimento intrinseco, un’anomalia condannata per la sua stessa natura. Questa narrazione nasconde deliberatamente le condizioni materiali in cui si sta sviluppando l’esperienza cubana, ignorando il peso decisivo del blocco e delle aggressioni esterne.
Ma, ancor di più, cerca di disattivare il potere simbolico di Cuba come riferimento rivoluzionario. La battaglia, quindi, non è solo economica o politica, ma anche semiotica; Il significato stesso del possibile è oggetto di discussione. In questo campo, la solidarietà assume una dimensione comunicativa decisiva. Non basta denunciare le aggressioni; È necessario costruire un campo di significato rivoluzionario che ci permetta di comprendere l’esperienza cubana nella sua complessità e nella sua densità storica. Ciò implica rompere con le categorie imposte dall’ideologia dominante e sviluppare un linguaggio capace di nominare la realtà dal punto di vista dei popoli. La solidarietà diventa così una pratica di produzione di significato, un intervento consapevole nella lotta per l’egemonia culturale.
Cuba rappresenta, nella sua forma concreta, un’organizzazione sociale che sfida la proprietà privata dei mezzi di produzione e la subordinazione della vita al capitale. Questo tentativo non è né perfetto né privo di contraddizioni, ma la sua stessa esistenza costituisce una minaccia per l’ordine dominante ed è intensamente attaccata.
Ed è per questo che la sua difesa assume un carattere strategico per superare il capitalismo. La solidarietà, in questo senso, non è un’opzione tra altre, ma una condizione di possibilità per la costruzione di alternative storiche. La fraternità rivoluzionaria, come orizzonte del nuovo, non può essere ridotta a uno slogan vuoto. È una pratica che richiede organizzazione, impegno e chiarezza teorica. Implica riconoscere che l’emancipazione non sarà il risultato di azioni isolate, ma di un processo collettivo che articola lotte diverse in un progetto comune.
In questo contesto, il rapporto con Cuba non dovrebbe essere inteso come un’adesione acritica, ma come un dialogo attivo, un’interazione che ci permetta di imparare dai suoi risultati e dalle sue difficoltà, integrando quell’esperienza in una prospettiva più ampia di trasformazione sociale. Perché il futuro che viene affermato in solidarietà con Cuba non è una promessa astratta, ma una possibilità incisa nelle contraddizioni del presente.
Dove il capitalismo mostra i suoi limiti—crisi ricorrenti, disuguaglianza crescente, devastazione ambientale—si apre la necessità di pensare e costruire modi di vita alternativi. Cuba, con tutte le sue tensioni, incarna una di queste forme possibili. Difenderla significa, quindi, difendere l’apertura della storia di fronte alla chiusura imposta dal capitale.
La solidarietà rivoluzionaria con Cuba è una forma di autodifesa storica. Non si tratta solo di proteggere un paese, ma di preservare la possibilità di immaginare e costruire un mondo diverso. In un momento in cui l’ideologia dominante insiste che non ci sono alternative, ogni gesto di solidarietà afferma il contrario, che la storia non è chiusa, che il futuro non è determinato, che l’emancipazione rimane un compito aperto.
E questa affermazione, lungi dall’essere un atto di fede, è una pratica concreta che si incide nella lotta quotidiana dei popoli. Così, la solidarietà cessa di essere un ornamento morale e diventa uno strumento di trasformazione. Non è carità, è coscienza; Non è assistenza, è alleanza; Non è il passato, è il futuro. Condensa la certezza che l’emancipazione non sarà un dono, ma una conquista collettiva, e che questa conquista inizia dove i popoli si riconoscono reciprocamente come protagonisti della stessa storia in disputa.
25/3/2026 https://www.telesurtv.net/blogs/










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