LA TRANSIZIONE DIGITALE: TELECOM IN MANO ALLA CIA?

Parliamo di un’azienda strategica italiana già sotto la pesante ipoteca della francese Vivendi di Bollorè che è lo sponsor – col suo impero mediatico – del candidato alle presidenziali Zemmour, quello a destra della Le Pen.    Se Telecom diventasse proprietà di un fondo statunitense questo garantirebbe agli USA il controllo sulle telecomunicazioni in Italia.   Telecom potrebbe diventare un’estensione della CIA visto che nel fondo c’è l’ex-direttore Petraeus. La CIA ha già dimostrato anche in anni recenti in Italia di operare senza rispettare le nostre leggi come nel caso Abu Omar. Trasformiamo la Telecom in una centrale di intercettazioni USA? Lo segnala Stefania Maurizi, autrice del libro “Il Potere Segreto. Perché vogliono distruggere Julian Assange e Wikileaks“, che ha scritto:  le aziende di telefonia sono il braccio tecnologico dei servizi segreti:  l’operazione TIM-KKR NON va raccontata come un’operazione finanziaria, ma come un’operazione di controllo delle nostre vite. Si pongono questione economiche e democratiche di enorme portata che sono state sottratte al confronto pubblico mentre una politica ridotta a spettacolo parla solo di novax. Nei confronti di un’azienza cinese come Huawei sono state poste questioni di sicurezza nazionale puramente ipotetiche perchè l’infrastruttura 5G sarà utilizzabile tra almeno un decennio. Non vale questa precauzione anche ora per paesi che sono alleati ma che non sempre hanno interessi che collimano con i nostri?  L’Italia fino alla fine degli anni ’80 ha cercato di difendere una relativa autonomia. Ora siamo diventati una colonia. Il governo eserciti il golden power e blocchi queste operazioni. Si ricostruisca un polo pubblico delle telecomunicazioni. Siamo di fronte al fallimento delle privatizzazioni degli anni ’90 di cui Draghi fu uno dei protagonisti, con il centrosinistra come con il centrodestra. Dalla siderurgia all’automotive fino alle telecomunicazioni i risultati per il paese sono stati disastrosi. Giova ricordare agli smemorati che la privatizzazione di Telecom fu avviata dal primo governo Prodi, con ministro dell’industria Bersani e direttore generale del Tesoro Draghi. Ultimamente il professore bolognese ha ammesso che le privatizzazioni sono state un fallimento. Noi di Rifondazione fummo linciati per aver rotto con un governo che aveva un programma neoliberista. La privatizzazione si concretizzò con D’Alema Presidente del Consiglio che aprì le porte a Colaninno con la cordata padana. Ora il direttore Draghi è diventato Presidente del Consiglio e arriva la Cia. E’ ora di dire basta.   

Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

21/11/2021http://www.rifondazione.it

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