La verità è che il Venezuela bolivariano chavista rappresenta una sfida ideologica e politico-sociale colossale contro gli imperialismi
Gli ultimi sviluppi attorno al Venezuela sono di fatto l’ennesima dimostrazione di come l’imperialismo statunitense, oggi rilanciato dalla nuova strategia aggressiva di Donald Trump, continui a rifiutare l’autodeterminazione dei popoli latinoamericani. Di fronte a un Paese che tenta, tra mille difficoltà, di difendere la propria sovranità e di proseguire un progetto sociale e politico alternativo al neoliberismo, Washington risponde con provocazioni militari, con la chiusura arbitraria dello spazio aereo e con una campagna mediatica globale che ha il solo scopo di criminalizzare il governo bolivariano.
Gli Stati Uniti non hanno mai tollerato che un Paese ricco di risorse naturali e strategiche – dal petrolio ai minerali rari – possa sottrarsi alla loro sfera di controllo. Le recenti manovre navali nelle acque caraibiche, presentate ipocritamente come “operazioni di sicurezza”, rappresentano invece un chiaro atto di intimidazione. Non siamo di fronte a semplici pattugliamenti: siamo davanti a un continuo sconfinamento, a una pressione calcolata, a una volontà di accerchiamento che vuole logorare psicologicamente e materialmente il Venezuela.
Alla minaccia militare si aggiunge quella aerea: la chiusura dello spazio aereo da parte degli Stati Uniti verso tutte le rotte che coinvolgono Caracas è un atto ostile che colpisce la popolazione, isola il Paese, ostacola gli scambi e mette in difficoltà le comunità venezuelane all’estero. È una forma di guerra ibrida, fatta di strangolamento logistico. Una guerra che non si vede nei cieli solo con i radar, ma che si percepisce nei disagi di ogni giorno, nei costi che aumentano, nei voli che spariscono, nelle famiglie che non riescono a riabbracciarsi.
Ma la battaglia più subdola, più velenosa, più devastante, resta quella mediatica. L’apparato dei grandi network occidentali ha scelto da tempo di recitare un copione unilaterale: tutto ciò che accade in Venezuela viene travisato, esasperato, mutilato della sua complessità. Trump ha capito che la propaganda è un’arma più potente dei missili, perché costruisce consenso interno, giustifica le sanzioni e prepara l’opinione pubblica internazionale a futuri interventi. Da anni assistiamo a un bombardamento di immagini distorte, a un racconto che dipinge il Paese come una distopia e il suo governo come una minaccia alla stabilità continentale.
La verità è che il Venezuela rappresenta una sfida ideologica colossale. Un Paese che, pur tra mille contraddizioni, rivendica un modello sociale basato sulla redistribuzione, sulla partecipazione popolare, sulla sovranità economica e sulle alleanze multipolari. E questo, agli Stati Uniti, non è mai andato giù. La Casa Bianca, con Trump o con altri presidenti, ha sempre tentato in ogni modo di soffocare l’esperimento bolivariano: colpi di Stato falliti, sanzioni devastanti, sabotaggi energetici, operazioni psicologiche, campagne di demonizzazione.
Eppure, nonostante tutto, il Venezuela resiste. Resiste grazie alla sua organizzazione popolare, grazie alla coscienza antimperialista radicata nelle masse, grazie alla capacità di costruire solidarietà internazionale con quei Paesi che si oppongono a un mondo dominato da una sola potenza.
In questo momento storico complesso, in cui l’America Latina sta vivendo una nuova fase di risveglio progressista, ciò che accade al Venezuela non riguarda soltanto Caracas: riguarda l’intero equilibrio geopolitico del continente. L’aggressione americana non è solo contro un governo, ma contro l’idea che un altro modello sociale ed economico sia possibile.
Per questo è fondamentale che il movimento internazionale di solidarietà alzi la voce. Che gli intellettuali, i lavoratori, i sindacati, i movimenti per la pace denuncino senza ambiguità le provocazioni statunitensi. Che si riconosca il diritto del Venezuela a vivere libero da sanzioni, da minacce e da ricatti. Che, soprattutto, si comprenda che la dignità di un popolo vale più di qualsiasi strategia geopolitica.
Lo ripeto con convinzione: la storia non perdonerà chi tenta di piegare un Paese sovrano con l’assedio e la menzogna. E non perdonerà il silenzio complice di chi, potendo parlare, ha scelto di voltarsi dall’altra parte.
Il popolo venezuelano merita rispetto, ascolto e pace. Non le ombre minacciose dei droni e delle flotte statunitensi. Non le falsificazioni mediatiche orchestrate per giustificare l’ingiustificabile.
La solidarietà internazionalista, oggi più che mai, è un dovere morale. Una lotta che riguarda tutti noi. Una battaglia per la verità e per la dignità umana.
Luciano Vasapollo, coordinatore del Capitolo italiano della Rete di artisti e intellettuali in difesa dell’umanità (REDH)
4/12/2025 https://www.farodiroma.it/










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