L’arroganza dell’impero e la dignità di un popolo
Nelle ultime ore, una dichiarazione del presidente Donald Trump ha fatto il giro del mondo. Seduto nello Studio Ovale, ha affermato che sarebbe un «onore conquistare Cuba» e che potrebbe «liberarla o conquistarla» perché, secondo le sue parole, è una «nazione molto indebolita» e può «farne ciò che vuole».
Per qualsiasi nazione sovrana, questa dichiarazione sarebbe un affronto enorme. Per Cuba, è solo l’ultimo capitolo di una storia di ostilità che dura da oltre sei decenni. Ma cosa rappresenta realmente questa spacconata per l’Isola, al di là del titolo sensazionalistico?
Il contesto inesorabile: oltre 60 anni di embargo
La prima cosa da capire è che queste parole non cadono nel vuoto. Arrivano nel bel mezzo di una delle fasi più crudeli dell’embargo economico, commerciale e finanziario che gli Stati Uniti impongono a Cuba da oltre 60 anni.
Lungi dall’essere una sanzione astratta, l’embargo è una macchina di soffocamento. Oggi, grazie alle misure di massima pressione, come l’inclusione di Cuba nella lista dei paesi che sostengono il terrorismo e la persecuzione energetica, l’isola sta vivendo una crisi terribile.
La crisi attuale: quando il Bloqueo diventa soffocamento quotidiano
Cuba non riceve carburante dall’estero da più di tre mesi. Gli Stati Uniti minacciano di sanzioni qualsiasi paese che le venda petrolio e, fino ad oggi, hanno sequestrato dieci carichi destinati a Cuba.
Questa carenza provoca blackout fino a 20 ore al giorno, paralizza l’economia e, cosa più grave, costringe a sospendere gli interventi chirurgici e porta il sistema sanitario sull’orlo del collasso.
Quando gli Stati Uniti parlano di una «nazione indebolita», stanno descrivendo il risultato desiderato della propria politica: una strategia progettata per generare stanchezza e resa.
Di fronte all’impero, riemerge l’eredità di Baraguá
Parlare di «conquistare» un paese indipendente è una gaffe che rivela una visione neoimperialista che il mondo credeva ormai superata. Marco Rubio, segretario di Stato dell’amministrazione Trump, avalla questa visione affermando che il governo cubano «deve cambiare in modo drastico».
Di fronte a ciò, la risposta di Cuba è stata un richiamo alla propria storia. Il presidente Miguel Díaz-Canel e la leadership del Paese hanno risposto ricordando la Protesta di Baraguá.
Nel 1878, quando il generale Antonio Maceo si rifiutò di accettare un patto di pace che non includesse l’indipendenza, segnò per sempre il futuro di Cuba. La sua frase «Non ci capiamo» è il DNA dell’identità cubana, è la risposta di chi preferisce la dignità alla sottomissione.
Come hanno giustamente ricordato le autorità cubane, quell’intransigenza è una bussola imprescindibile: «Il futuro di Cuba sarà un eterno Baraguá».
La resistenza quotidiana: la creatività contro l’assedio
Ciò che l’arroganza di Trump non riesce a comprendere è la qualità più ammirevole del popolo cubano: la resistenza trasformata in dignità collettiva.
Di fronte all’asfissiante embargo, la risposta di Cuba non è stata il lamento, bensì la creatività.
È il medico che innova con risorse limitate, l’ingegnere che recupera macchinari obsoleti, il vicino che condivide il poco che ha. È una resistenza attiva che crea, inventa e risolve.
Cuba si muove: investimenti e unità come antidoto
Mentre gli Stati Uniti cercano di paralizzare l’isola, Cuba annuncia l’apertura agli investimenti dei propri emigrati per rilanciare i settori chiave.
Nonostante l’assedio, rimane vivo il senso di Patria, quello che nel 1869 portò gli abitanti di Bayamo a dare fuoco alla propria città piuttosto che consegnarla al nemico.
Cuba riaccende la fiamma dell’unità. Ogni minaccia esterna rafforza il nucleo duro dell’identità nazionale.
La sovranità che non si negozia
Dal funerale delle vittime del La Coubre nel 1960, quando Fidel Castro lanciò per la prima volta lo slogan «Patria o Morte», fino al «Venceremos» di oggi, l’idea è la stessa: la sovranità non si negozia.
A 148 anni da Baraguá e a 66 anni dalla Rivoluzione, Cuba ha ricordato al mondo che è ancora in piedi e che preferisce affrontare qualsiasi sfida piuttosto che inginocchiarsi.
In un contesto in cui l’impero punta sull’amnesia e sulla paralisi sociale, Cuba risponde con la memoria e il movimento. Non importa quanto stringa il blocco; la forza maggiore non risiede nel potere di infliggere danni, ma nella volontà indomabile di un popolo che si rifiuta di smettere di sognare.
Fonte: Razones de Cuba
Traduzione: italiacuba.it
23/3/2026 https://italiacuba.it/










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