L’autodistruzione dell’Ucraina indotta dalla NATO/UE
LA GUERRA FA MALE, IN TUTTE LE SUE FORME
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La guerra fa sicuramente male, in molti modi. Intanto, è una condanna a morte indiscriminata per milioni di innocenti che non hanno commesso nessun reato. Provoca gravissimi danni alla salute di chi sopravvive, militari e civili, danni sia fisici che psichici. Distrugge o danneggia gli ambienti, a volte in maniera irreversibile. Peggiora le condizioni economiche dei ceti più disagiati, che non riescono nemmeno a soddisfare i bisogni più elementari. Naturalmente, per contrasto, produce enormi profitti alle industrie degli armamenti e a chi dalla guerra trae comunque vantaggi considerevoli in termini di potere, ricchezza o territori. E’ per questo che le guerre andrebbero evitate, sempre. Prendiamo in esame quella che si sta svolgendo in Ucraina.
Non è mio interesse analizzare qui le cause e le responsabilità che l’hanno resa possibile e purtroppo ancora in atto, vi sono a questo proposito migliaia di analisi fatte da giornalisti opinionisti ed esperti di geopolitica molto più competenti di me. Quello che mi preme capire oggi, a tr e anni dall’attacco russo ma a molti più anni dall’inizio delle ostilità qual è la percezione che la popolazione ucraina ha di questa guerra e delle sue conseguenze.
I nostri media non ci aiutano a fare luce su questa realtà molto drammatica, mentre, da parte del potere politico, chi ha interesse a farlo per motivi militari e/o economici preme a fondo perché la guerra continui indefinitamente e non si arrivi ad alcune accordo di pace.
Ecco, io vorrei dare voce alla sofferenza inimmaginabile che essa provoca, attraverso testimonianze dirette o indirette di alcune donne ucraine che da anni vivono e lavorano in Italia.
Ascoltando tali testimonianze, mi pare di capire che a tre anni di distanza dall’inizio della guerra, molte cose sono cambiate e certamente non in meglio. Soprattutto per la popolazione civile più povera. All’inizio la percezione era che la resistenza fosse doverosa rispetto all’attacco russo nelle regioni di Donetsk e di Lugansk, soprattutto perché basata sulla incrollabile fiducia di un aiuto in armi e in soldi continuo da parte delle potenze atlantiste. A tre anni di distanza la percezione è molto cambiata.
Lo dimostrano alcuni segnali molto significativi, altri molto inquietanti. Il primo segnale è l’ormai altissimo numero di uomini ucraini che cercano di disertare per non andare al fronte. Molti, se possono, fuggono all’estero. Altri si nascondono in patria. Mentre, dato l’elevato numero di perdite, si fanno più stringenti i controlli e più severe le leggi del governo ucraino su chi deve prestare servizio militare. Ma la popolazione non ce la fa più a sostenere il peso della guerra, mentre non si tenta alcuna via diplomatica per porvi fine. E naturalmente, chi ci rimette sono i più poveri. Infatti, chi ha i soldi corrompe con somme anche elevate i funzionari e fugge all’estero. Ma vi sono anche altri motivi per cui la gente comune è stanca della guerra. Molti uomini si ammalano, fisicamente o psicologicamente, e non sono più in grado di sostenere il peso di una guerra logorante di cui non si vede la fine. Infatti, un’altra ragione che induce a volere la fine della guerra è la spaventosa crisi economica. Non tutta l’Ucraina è sotto i bombardamenti dell’esercito russo, ma l’aumento esorbitante del costo della vita, la scarsità di alloggi e di posti di lavoro, il peggioramento dei servizi sono generalizzati. Inoltre, c’è una tassa di guerra che riguarda tutti i cittadini.
Questi problemi, se non hanno sicuramente diminuito la convinzione della responsabilità russa e quindi dell’ostilità della maggior parte degli Ucraini nei confronti dei Russi, dall’altro però ha creato una maggiore distanza tra le aspettative della popolazione che vorrebbe vedere la fine della guerra e le intenzioni del governo di prolungarla indefinitamente. Anche i consensi verso il governo Zelenskij sono diminuiti, mentre cresce la consapevolezza che la guerra favorisce gli interessi degli oligarchi. Senza contare la paura, da parte delle famiglie, per i giovani che vanno al fronte, il dolore per chi non torna più.
Questi timori emergono con molta chiarezza ed evidenza dalla testimonianza diretta di Evghenija, una donna ucraina che vive in Italia da molti anni e lavora come badante. La quale così riferisce: “Mio figlio è soldato regolare dell’esercito ucraino e questo gli permette di ricevere uno stipendio. E’ stato ferito a una gamba all’inizio della guerra ed è rimasto in malattia per un anno. Ora è tornato al suo lavoro, ma più vicino a noi, che abbiamo case e campi in quella parte dell’Ucraina che non è toccata direttamente dalla guerra. Ha tentato di disertare, anche con il mio aiuto, ma l’hanno preso quasi subito con nessuna conseguenza punitiva. L’esercito ha bisogno di soldati. Le diserzioni sono molte. Riescono però a sfuggire all’arruolamento solo quelli che hanno i soldi per corrompere i funzionari. Ora arruolano giovani di 17 anni e li mandano al fronte senza preparazione. A volte le donne vengono arruolate, se sotto i 50 anni e libere da impegni familiari. Come i loro colleghi, ricevono una paga di cui non conosco l’entità. Se sanno usare le armi vanno al fronte, come gli uomini. Altrimenti vengono impegnate nelle retrovie, a seconda delle cose che sanno fare. Che io sappia, nessuna diserta, per non perdere il vantaggio economico che l’essere soldato dà a loro. Anche se la mia non è zona di guerra, la povertà è molto aumentata negli ultimi tre anni. I campi e gli orti intorno al villaggio non possono essere coltivati dai proprietari che sono in guerra e che comunque non avrebbero le macchine per farlo. Vengono dati in affitto come ho fatto io con il mio terreno, raramente vengono venduti perché ciò significherebbe togliere un futuro ai propri discendenti. Prima o poi questa maledetta guerra finirà, per chi possiede questa così buona terra si potrà ricominciare da qui. La povertà è aumentata anche per altri motivi. C’è una “tassa di guerra” annuale che ogni famiglia o persona deve pagare. I beni alimentari di base, come il pane, il latte, l’olio di semi, si devono comprare nel negozio mentre prima della guerra si producevano in proprio. Costano il doppio di prima. Le medicine del sistema sanitario che continua a funzionare ci mettono molto ad arrivare e spesso scarseggiano. Allora si ricorre al privato, ovviamente carissimi. In ogni viaggio che io faccio da qui al mio paese porto, per esempio, molta Tachipirina, non solo perché comprata qui costa di meno, ma perché mi sono convinta che la Tachipirina ucraina sia “diluita” e quindi meno efficace. Con questa guerra si sono arricchiti quelli che già all’inizio erano benestanti, quelli che hanno potuto evitare il servizio militare obbligatorio, quelli che hanno comprato terra, la nostra buona terra nera! Si sono arricchiti tutti gli speculatori, i russi al potere e Zelenskij che ha potuto accumulare proprietà in Inghilterra. L’Ucraina è diventata terreno di rapina per tutti costoro”.
Evghenija è una donna semplice, sicuramente non in grado di fare elaborate analisi storiche e geopolitiche sulle cause della guerra. Non è in grado di valutare correttamente, oltre a quelle della Russia, considerata la diretta responsabile della guerra, anche le gravissime responsabilità dell’Occidente. Tuttavia esprime un comune sentire, molto diffuso ormai in Ucraina, sullanecessità di giungere a un accordo con la Russia. E un profondo malessere condiviso, di cui il potere politico di chi ha interesse a continuare la guerra a tempo indeterminato non tiene minimamente conto.
Dalla testimonianza di una signora ucraina che fa la badante in Italia, ottenuta però per via indiretta tramite un’amica comune che la conosce ho ricevuto le seguenti dichiarazioni: “La situazione è drammatica là nei paesi e nelle città si vedono solo donne e ragazze che lavorano anche per mandare avanti le varie attività…si vedono anche solo uomini anziani perché i giovani sono tutti in guerra e tanti di loro rientrano a casa mutilati e feriti in guerra. Alla domanda: “ma tutti gli uomini vanno alla guerra?”…la risposta è stata: “tutti i giovani del popolo..le persone molto benestanti sono riuscite a rifugiarsi con i i figli all’estero sfuggendo alla guerra. Il denaro ha contribuito a permettete a chi era più ricco di trovare rifugio in altri paesi dell’Europa“.
Interessante poi la testimonianza di Irina, un’altra signora ucraina che ha frequentato gli studi universitari in Italia, mia amica in Face Book. Irina è una persona di alto livello culturale, suo figlio fa il giornalista. Inoltre è da sempre convintamente comunista.
Queste sono, in sintesi le sue considerazioni. Lei riconosce all’Europa la responsabilità di non essere intervenuta nel 2014 per evitare la guerra, ma ritiene che i Russi abbiano sempre trattato gli Ucraini come un popolo inferiore, anzi, come un “non popolo”. Ritiene inoltre che sia colpa dell’Occidente e soprattutto degli USA se la ricostruzione di Gorbacev e la transizione verso un socialismo democratico non è andata a buon fine. Riconosce ai popoli ex sovietici il fatto di essersi lasciati sedurre dal benessere e dal consumismo occidentali. Le fabbriche sovietiche o sono fallite o sono finite al mercato nero e passate nelle mani di privati “piccoli delinquenti”, poi diventati oligarchi. Alla mia domanda su cosa bisognerebbe fare per uscire fuori dalla guerra, risponde: “Oramai solo la conversione del sistema mondiale verso un modello socialista può risolvere i grandi conflitti ed evitare uno scontro “tutti contro tutti”. Anche perché le risorse mondiali stanno cominciando a scarseggiare e i popoli non occidentali non sono più disposti a rimanere inferiori“.
Su questo ritengo che abbia ragione e che riveli una situazione ormai sotto gli occhi di tutti. Ossia, la rapacità con cui i potenti del mondo tentano di accaparrarsi il controllo dei territori per il loro sfruttamento, senza tener conto delle legittime esigenze delle popolazioni che li abitano. Cui si aggiunge la “produttività” degli armamenti in termini di accumulazione dei profitti a vantaggio di pochi. Purtroppo a danno di popolazioni civili e di giovani militari che devono subire le guerre (abbiamo fatto l’esempio dell’Ucraina, ma troppe ce ne sono nel mondo!). E ancora: il “land grabbing”, le migrazioni forzate, i respingimenti, il peggioramento del tenore di vita anche nei Paesi così detti sviluppati, soprattutto in termini di riduzione dell’assistenza sanitaria e della sicurezza sul lavoro. Tutte forme di “guerra” indiretta che impediscono a milioni di persone, in ogni parte del mondo, la possibilità di una vita dignitosa. La “vittoria”, in definitiva, resta solo e sempre quella degli “oligarchi” di tutte le nazionalità e di tutte le risme.
Rita Clemente
Scrittrice. Collaboratrice redazionale di Lavoro e Salute
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