Lavoratori e lavoratrici con problemi di salute (e chi non ne ha?): inclusione e non espulsione
Abrogare il decreto 171/2011 : un decreto da “rupe tarpea” ; un “percorso” utilizzato solo per i dipendenti pubblici : è
costituzionale ?
Certamente non avrebbe il consenso di chi ha ideato la Unità sanitaria locale (Giulio Maccacaro) poi divenuta, per mutazione genetica “azienda”
Se questa è la condotta delle aziende sanitarie pubbliche cosa possiamo aspettarci dalle aziende private ?
Disability manager : una seduta spiritica che invocarne la scesa in campo ?
Ci stiamo confrontando con due amministrazioni pubbliche del comparto sanitario sul problema della idoneità al lavoro di una lavoratrice e di un lavoratore; seguendo i criteri del decreto 171/2011 i due datori di lavoro (Bologna e Genova) hanno innescato una procedura che evoca alla memoria la “rupe tarpea” dell’epoca della antica Roma;
i datori di lavoro sono Ausl di Bologna e ospedale s. Martino di Genova;
il lavoratore e la lavoratrice vengono convocati , con minaccia di licenziamento, di fronte ad una “commissione Inps” della cui composizione siamo riusciti ad avere notizia (non dai datori di lavoro ma dall’Inps); la commissione sarebbe costituita da un medico legale e un medico specialista; NESSUNA “SFIDUCIA” NELLA CAPACITA’ PROFESSIONALI DI QUESI OPERATORI ma non risulta che sia presente in questa commissione un medico del lavoro , un ergonomo o un esperto di riabilitazione; EPPURE IL LAVORATORE CONVOCATO A BOLOGNA ACCUSA ANCHE GRAVI POSTUMI DI MALATTIA PROFESSIONALE (ANCHE SE NON RICONOSCITI DA INAIL MA RICONSOCIUTI DAL TRIBUNALE CHE EVIDENTEMENTE MOSTRA SPESSO UNA CONOSCENZA DELLA CAUSE DI MALATTIA MAGGIORE DI QUELLA DELL’INAIL) ; I lavoratori convocati percepiscono diverse inquietanti incognite: cosa comporterebbe una valutazione di “Inabilità al lavoro proficuo” ? il timore è che questa dichiarazione comporterebbe la esclusione dall’ambiente di lavoro non si sa con quali conseguenze dal punto di vista salariale e quindi del reddito;
abbiamo proposto ad entrambi i datori di lavoro citati di utilizzare un diverso percorso per la valutazione
della idoneità:
- Decreto 81/2008
- Legge 68/1999 per i lavoratori che hanno requisiti per essere iscritti alle liste per il collocamento
obbligatorio che, peraltro, se si mette in dubbio la idoneità al lavoro proficuo, dovrebbero essere
tutti quelli avviati al percorso del decreto 171/2011 ;
Quale è la differenza tra i percorsi da noi proposti e quello che i datori di lavoro vorrebbero imporre
costringendoli ad una procedura che assomiglia d un ASO piuttosto che a una procedura consensuale ?
Anzitutto sulla convocazione coatta prevista dal decreto 171/2011, incombe un dubbio (per essere eufemisti) : il datore di lavoro o dirigente ha il potere di valutare se il lavoratore si trova nelle condizioni declinate dal decreto ? A noi pare che il datore di lavoro non abbia né le competenze né tantomeno il potere di “decidere” l’invio ad un accertamento sanitario coatto; si tratta di una procedura che ricorda un certo regio decreto grazie al quale il preside di una scuola inviava a visita psichiatrica presso l’ospedale militare l’insegnante “disobbedente” ; per quanto riguarda una delle condizioni dell’invio che potrebbe apparire oggettiva (il superamento del cosiddetto “periodo di comporto” di cui peraltro avremo modo di discutere in futuro per come viene usato “contro” i lavoratori) le situazioni sono sempre opinabili visto che si tende ad includere nel cosiddetto “comporto” (spesso un incubo per lavoratori con problemi si salute) periodi di assenza che non dovrebbero essere computati (ma questo è argomento che approfondiremo in seguito)
ad ogni buon conto noi riteniamo che :
- Solo il percorso previsto dall’articolo 41 del decreto 81/2008 dia al lavoratore garanzie di valutazione obiettiva ; questo percorso prevede una prima valutazione del cosiddetto medico competente che è appellabile poi al servizio di vigilanza ; il servizio di vigilanza (e non certo la “commissione Inps”) ha il potere/dovere di ispezionare il luogo di lavoro e proporre disposizioni e prescrizioni che potrebbero compatibilizzare le condizioni cliniche della persona con l’ambiente di lavoro; le disposizioni/prescrizioni possono e devono essere ispirati a quello che i francesi definiscono “riabilitazione industriale”….
- Prima ancora o contestualmente all’intervento del servizio di vigilanza occorrerà acquisire valutazioni o proposte del cosiddetto “disability manager” su cui le aziende pubbliche possono fare affidamento; vero è che a volte (o spesso, ma non stiamo parlandi delle due aziende in questione di cui non sappiamo nulla ) il disability manager non ha dato molti segnali di…esistenza in vita
- Infine può contribuire al percorso di reinserimento la “nuova” procedura di cui si discute da anni e che è stata definita “accomodamento ragionevole” e che consiste nella prassi conosciuta e messa in atto da decenni tesa a garantire reinserimenti lavorativi mirati e “appoggiati” (cioè con la regia e la supervisione di operatori di sanità pubblica) anche se su questi spesso si è fatta molta “propaganda”
- Rispetto ai percorsi descritti l’invio alla “commissione INPS” appare un percorso arbitrario, coatto e ansiogeno per il/la lavorator/lavoratrice
COSA PROPONAMO E’ CHIARO E CI PARE PERALTRO CHE AFFRONTARE QUESI ARGOMENTI A GENOVA E A BOLOGNA EVOCHI ANCHE LA GRAVITA’ DI PERDITA DI MEMORIA E LA GRAVE DISCREPANZA TRA PAROLE E FATTI ;
GENOVA PERCHE’ E’ LA CITTA’ CHE HA VISTO L’OPERA ECCELLENTE DI ENRICO MONTOBBIO (CHE CI HA
LASCIATI PURTROPPO NEL 2020) * E DELLA SUA EQUIPE CHE SONO SEMPRE STATI UN FARO DI MERITATA
FAMA INTERNAZIONALE SUL TEMA DELL’INSERIMENTO LAVORATIVO ; PENOSA E’ ANCHE LA SITUAZIONE DI BOLOGNA UNA CITTA’ CHE HA SEMPRE PROPOSTO UNA IMMAGINE DI SE’ (EVIDENTEMENTE IMMERITATA) DI CITTA’ CHE SPRIZZAVA “INCLUSIONE” DA TUTTI I PORI DELLA PELLE
Sulla nostra proposta : il datore di lavoro di Genova .almeno, risponde chiaramente e risponde di no; il datore di lavoro di Bologna “non responder” (convoca due volte il lavoratore presso il medico competente, poi per due volte disdice la convocazione, convoca invece per la terza volta presso la “commissione Inps)
Dopo aver tentato di interloquire con gli “uffici” senza ottenere risposta a Bologna proviamo a “dialogare” con la direzione generale ; risponderà?
*Cesare Montobbio e la sua ‘equipe della Usl XII di Genova (la UUSSLL all’epoca non avevano subito la mutazione genetica definita dal ceto politico “aziendalizzazione”) con lo storico convegno nazionale del 1984 entusiasmarono centinaia di operatori della prevenzione e della sanità pubblica dimostrando che non esistono lavoratori/lavoratrici “Incollocabili” ; dobbiamo quindi prendere atto di gravi fenomeni di “amnesia “ causati dalla aziendalizzazione.
Vito Totire
Portavoce RETE NAZIONALE LAVORO SICURO via Polese 30 40122 Bologna
Bologna, 31.1.2026










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