Lavoratori e politica. Noi, parole e fatti

io valsusa

Questo mese di febbraio sembrerà un ipermercato elettorale con apertura h24 nel quale troverete di tutto e di più: negli scaffali televisivi dei grandi marchi e delle sottomarche (utili a portare i riottosi ai marchi principali) sarete tempestati di offerte ” irripetibili” che arriveranno da ogni dove: PD, Forza Italia, Lega, 5Stelle.

Saranno giorni di battute al vetriolo tra simili, tutti ugualmente protesi ad accreditarsi come i migliori piazzisti per continuare a convincere gli italiani in difficoltà con il lavoro, i diritti e la salute, a comprare con il voto le corrosive, ma ben confezionate soluzioni alla crisi economica che essi stessi hanno prodotto in questi ultimi 25 anni.

Sono dei geni nel riuscire a mascherare le loro responsabilità? Oppure sono i malmessi italiani ad essere degli ingenui? La domanda non è peregrina se c’è ancora chi, attaccato alla tv durante la comparsa in video di Berlusconi che sceglie di “lisciare” gli anziani, le casalinghe e i pensionati, prende per veritiere le sue parole. Avanti, dunque, con la promessa di aumento delle pensioni, di contributi e sgravi per i possessori di animali domestici, di cure veterinarie gratuite, dentiere per cani comprese. Le promesse di questo furbacchione non finiscono qua: via il bollo auto e dulcis in fundo, la flat tax al 20% per tutti, privati e imprese.

Un uomo sconfitto, trasfigurato dalla chirurgia plastica, ma vincente nei suoi politici lucrosi affari, si ripresenta senza vergogna alcuna come bonificatore, dopo aver inquinato, con la complicità dei suoi presunti avversari politici, il sistema della politica alta e aver ridotto la cultura ad uno spettacolo vomitevole grazie alle sue tv di distrazione di massa. Lavoratori e politica Noi, parole e fatti Qualcuno, non potendo confutare questa sintesi potrebbe obiettare: “Ma perché criticarlo, gli altri sono diversi e più accettabili”? Lecita domanda, doverosa la risposta. Credo che sia pericoloso, se fatto inconsapevolmente, o masochista, se ci sentiamo far parte della massa malmessa, o peggio ancora criminoso, se siamo benestanti nel cortile del potere, affermare che gli avversari (tali solo nella pantomima della campagna elettorale) di Berlusconi siano il meno peggio. Renzi e soci vari, Salvini e Grillo con i suoi trovatelli di rete, devono comunque essere oggetto di condanna, non bisogna assolutamente abbassare la guardia, né attenuare le nostre opinioni in funzione del ragionamento del “male minore”, un tale modello di comportamento politico sarebbe un azzardo come quello di un giocatore di carte inesperto che tenta un bluff.

Le parole hanno un’importanza estrema, sempre, nelle relazioni personali come in quelle sociali. Vero che ogni affermazione dovrebbe avere un venatura di mediazione che permetta l’interlocuzione con gli altri, però mi parrebbe uno scalcagnato gioco di prestigio, abbassare preventivamente i toni sugli uomini politici controfigure di Berlusconi.

Le loro parole hanno la possibilità, datagli da questo sistema politico che è ai confini di una dittatura ammantata di fumosa democrazia (pensiamo all’attuale Legge elettorale e le porcherie delle loro tv), di trasformarsi in fatti di stalking contro il benessere psicomentale degli italiani malmessi, e non dovrebbe essere permesso loro di cavarsela pagando denaro (nostro) per non vedersi condannati. Ma ci si chiede quanto danno si fa quando si pensa e si parla come loro (eppure vengono accusati di parlare in politichese per non far capire niente) attingendo dalle considerazioni che si regalano ovunque, al bar come al lavoro?

Ad esempio, quando si dice ” Voto PD o gli alleati per non far vincere la destra” bisognerebbe rendersi conto di riprodurre una “verità mistica” indotta e precostituita dai messaggi televisivi, ripetuti da tanti soldatini che sfilano compatti e ordinati, con completo disinteresse della realtà vera e dalla quotidianità della maggioranza degli italiani, delle nostre condizioni sociali e di lavoro. Potenti diffusori di fake news e di una comunicazione ingannevole!

Tale comunicazione coinvolge anche colleghi, amici o parenti, verso i quali nutriamo simpatia e fiducia, i quali riescono (più o meno consapevolmente) ad esempio, nell’impresa di sviare, l’attenzione dagli aumenti dell’età pensionabile. La potenza negativa dei mezzi di distrazione di massa e della comunicazione-fake è che non si parli mai delle ricadute sulla qualità della vita perché tale aumento altro non è che un incremento dell’orario di lavoro nell’arco della vita stessa, ragionamento confutato in base a presunti saperi (specie se diffusi da sindacalisti iper responsabili). In realtà noi riteniamo che sia sempre più urgente una riduzione del tempo di lavoro per redistribuire la produttività (siamo il Paese dove si lavora di più in Europa) dare soluzione al problema della disoccupazione e sottoccupazione, affrontare la nuova fase dei processi di automazione delle produzioni.

E’ anche colpa loro se la resistenza quotidiana a questi crimini sociali fatica a coagularsi e rimane una lotta di pochi, un lamento isolato incapace di connettersi nella comunità, tra la gente comune, con il risultato di contribuire ad amplificare il ciclo della diffidenza e della sfiducia reciproca, spingendo i più a perdersi nello sconforto, nel rancore, nel cinismo individualista.

Meditiamoci su.

Quando gli stereotipi che ci iniettano ogni giorno determinano i nostri pensieri e i conseguenti comportamenti, stiamo sempre peggio di salute, viviamo di precarietà, moriamo di incidenti sul lavoro. Dobbiamo farcene una ragione perchè è destino? Siamo consapevoli che rischiamo di diventare comparse di un sistema nel quale essere vincenti comporta saper rubare, falsificare, corrompere?

La speranza, che si può sempre costruire riscoprendoci soggetti pensanti e coraggiosi, nel non soccombere al presente è sempre in attesa delle nostre azioni, per disdire l’attuale medico, che ci siamo scelti volenti o nolenti, che anziché curare il male lo amplifica per tenerci debilitati.

I sentimenti di critica, e ribellione destrutturati consapevolmente nella presunta certezza dell’individualismo ci bloccano in una prigione edulcorata da sbarre invisibili. La passività ci cattura e siamo prigionieri di un oblio a prescindere dai nostri percorsi di vita, ci debilita e inibisce le potenzialità per immaginare strade per cambiare lo stato di cose presenti e tornare soggetti pensanti, liberati.

C’è però, un’Italia che resiste, allo stesso tempo arrabbiata e solare, che si dà una mano, che si viene in soccorso e si sostiene. Questa è l’Italia a cui bisogna dare voce. Un progetto politico alternativo di sinistra, che abbia al centro la difesa della Costituzione, depurata dal delinquenziale “Pareggio di bilancio”.

E’ una forza indispensabile dettata da un’esplicita e chiara urgenza di intenti e di azioni poste in discontinuità con scelte che continuano a riproporre D’Alema e Bersani, come se potessero essere credibili, invece di sottolineare la loro responsabilità nelle politiche di devastazione della vita di milioni di persone. E’ dunque a questa parte di Italia, solidale e onesta che dobbiamo guardare e dare impegno e fiducia.

E’ un popolo che vuole il potere di decidere delle proprie condizioni di vita. E il 4 marzo può essere un inizio.

Franco Cilenti

Editoriale del numero 1/2018 di Lavoro e Salute

www.lavoroesalute.org

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