Lavoro: Italia sempre più ingiusta e diseguale
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Una distribuzione iniqua della ricchezza prodotta da lavoratrici e lavoratori, anche migranti, e un crollo dei salari reali
L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) ha pubblicato il suo nuovo Rapporto mondiale sui salari, come il nuovo rapporto di Oxfam. Il documento contiene un dato allarmante: i salari reali in Italia sono oggi inferiori di 8,7 punti percentuali rispetto al 2008, quello medio annuale è rimasto invariato negli ultimi 30 anni, mentre i super-ricchi aumentano. A luglio 2024, in Italia, il 10% più ricco dei nuclei familiari possiede quasi il 60% della ricchezza nazionale, mentre la metà più povera detiene appena il 7,4%. Ancora più impressionante è il dato sul vertice della piramide: il 5% più ricco detiene il 47,7% della ricchezza, cioè quasi il 20% in più rispetto a quanto possiede il restante 90% della popolazione.
Nel 2024, i miliardari italiani hanno aumentato la loro ricchezza di 61,1 miliardi di euro, pari a 166 milioni al giorno, portando a 272,5 miliardi il patrimonio complessivo detenuto da appena 71 individui.
Nessun altro Paese del G20 presenta un risultato così negativo. Nemmeno la timida crescita registrata nel 2024 è riuscita a compensare le perdite accumulate in un decennio e mezzo segnato da crisi economiche, austerità e inflazione.
A pagare le tasse (e i servizi pubblici) sono sempre gli stessi. In Italia sono sempre gli stessi a pagare le tasse per sostenere i servizi pubblici universali, come la sanità e l’istruzione, oggi fortemente sottofinanziati e continuamente a rischio tagli.
In Italia i contribuenti più ricchi versano al Fisco in proporzione al proprio reddito meno imposte dirette, indirette e contributi rispetto ai cittadini con i redditi più bassi. Inoltre, l’85% degli italiani, trasversalmente a tutti i partiti, ritiene che il sistema fiscale del Paese sia profondamente iniquo.
La legge sull’autonomia differenziata presentata nel 2024 rappresenta un ulteriore elemento di preoccupazione in un Paese in cui esistono già gravi divari nella disponibilità e nella fruizione di servizi pubblici tra i diversi territori.
Cosa serve per iniziare a fermare questa guerra contro i poveri nel mondo del lavoro?
Ovviamente servono politiche redistributive, giustizia fiscale, salari dignitosi e tutela dei diritti sociali, ma resteranno intenzioni solo buone per dichiarazioni se la rappresentanza sindacale dei lavoratori non si deciderà di riprendere a fare il proprio mestiere, quello che dovrebbero esercitare per giustificare la loro ragione sociale. Ma la base di ripartenza di questa volontà è la scelta di non firmare più contratti infimi, negli aumenti come nelle normative, con la controparte.
Ma questa base di ripartenza deve cibarsi di coscienza di classe, quella che hanno sempre mantenuta intatta gli imprenditori, quelli che oggi vengono considerati come interlocutori privilegiati e non come feroci avversari dei rappresentati.
O il fronte sindacale confederale, crepato dalla scelta governativa della Cisl, se ne rende conto o sempre più saranno comparse di un tragico teatro sociale che, volenti o nolenti, li vede comparse complici. E non basterà, e basta sempre meno, il protagonismo sociopolitico di Maurizio Landini.
Redazione Lavoro e Salute
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