Le donne con sindrome di Down per l’8 Marzo: non siamo bambine e se diciamo no, è no

«Le persone che non mi conoscono mi chiamano bimba. Questo mi dà molto fastidio. Per me è molto importante, essendo donna»: è una delle tante voci di donne con sindrome di Down cui l’Associazione AIPD vuole dare risonanza in occasione della Giornata Internazionale della Donna dell’8 Marzo, donne che, nel condividere le proprie esperienze di vita quotidiana, rivendicano il diritto di essere adulte, rispettate, ascoltate

Maria viene dalla Sardegna: «Quando mi trattano come una bambina, mi sento umanamente attaccata alle spalle. Succede al supermercato, dove lavoro: alcuni clienti mi trattano come una bambina, ma sono una donna e voglio essere trattata come tale». Chiara è di Roma: «Le persone che non mi conoscono mi chiamano bimba. Questo mi dà molto fastidio. Per me è molto importante, essendo donna».
Sono alcune delle voci di donne – non bambine, non ragazze: donne – che l’AIPD Nazionale ha incontrato e interpellato nel corso di un recente seminario di formazione sui temi della sessualità e l’affettività realizzato nell’àmbito del progetto Forma-mentis, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (a questo link è disponibile un breve video, realizzato durante il seminario dall’educatore e formatore AIPD Francesco Cadelano, con alcune testimonianze). «Quando faccio la doccia a volte mio papà entra in bagno. Lui dice “Non guardo, non guardo”, ma a me scoccia lo stesso e lo mando via, perché ormai sono una donna», racconta un’altra. «A volte mamma o papà mi dicono “bambina mia”. Ma io gli rispondo: “Lo ero, ma oggi sono donna, sono anche fidanzata!», aggiunge un’amica.

Sono state tante e tanti a partecipare a quel seminario, uomini e donne con sindrome di Down, tra cui alcune coppie “storiche”, che hanno riflettuto su temi come il rispetto, la privacy, la fiducia, il desiderio. E si sono confrontati, con interesse e partecipazione, su cosa sia sicuro fare e cosa, invece, si debba evitare: si può accettare un passaggio da un collega? È giusto abbracciare un amico? Pubblicare le proprie foto in bikini va bene oppure no? E camminare tenendo la mamma per mano, va bene anche a 18 anni?
Sono i volti e le voci di queste donne che l’AIPD vuole mostrare in occasione dell’8 MarzoGiornata Internazionale della Donna (International Women’s Day), donne che, nel condividere le proprie esperienze di vita quotidiana, rivendicano il diritto di essere adulte, rispettate, ascoltate. «A me e al mio fidanzato piace andare a cena fuori, ma spesso al ristorante ci guardano tutti, come se ci fosse qualcosa di strano», racconta una di loro.
Sul tema della violenza sulle donne, poi, il loro parere è unanime: «Devono difendersi e chiedere aiuto, anche con il segno HELP».
Nei giorni in cui il cosiddetto “Decreto Bongiorno” porta in piazza migliaia di persone, a dire che perché sia amore serve il consenso, altrimenti è violenza, il messaggio che arriva da queste donne è chiaro: «Se non voglio non voglio. E vale anche per il mio fidanzato. Se dico di no è no».
E infine l’augurio: «Che tutte le donne possano essere felici. Felici anche con se stesse».

«La nostra Associazione – dichiara Gianfranco Salbini, presidente nazionale dell’AIPD – rinnova il suo impegno a costruire percorsi di consapevolezza e autonomia per le persone con sindrome di Down. Gli uomini e le donne che, accompagnati dagli operatori, hanno preso parte a quelle nostre giornate formative ci dicono quanto sia forte il loro desiderio di partecipazione e di possedere tutti gli strumenti che servono per non correre rischi, per non commettere ingenuità, per non sbagliare. Come famiglie, spetta a noi il compito di riconoscere e accompagnare questo desiderio: sappiamo quanto sia difficile lasciarli andare, accettando il fatto che non possiamo e non dobbiamo proteggerli per sempre. Ma è proprio questo il nostro compito: costruire, insieme a loro, quel “dopo di noi” che oggi è per tutti i genitori la più grande preoccupazione e angoscia. Favorire la partecipazione delle nostre figlie e dei nostri figli alle attività dell’Associazione è l’atto di amore più grande e lungimirante che possiamo compiere». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampaaipd@gmail.com.

6/3/2026 https://superando.it/

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