L’imbattibile lentezza delle tartarughe
VERSIONE INTERATTIVA https://www.blog-lavoroesalute.org/lavoro-e-salute-settembre-2025/
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Alessandro Gianetti Arkadia, 2025
Alessandro Gianetti, scrittore e traduttore, fiorentino da anni residente a Siviglia, lo abbiamo già incontrato qui con il suo libro precedente “La ragazza andalusa” (Arkadia, 2020). Traduttore delle opere dello scrittore argentino Ricardo Piglia considerato tra i più grandi del suo paese, di Pablo d’Ors, Edgardo Scott e Abilio Estevez, si presenta a cinque anni dalla sua precedente uscita con “L’imbattibile lentezza delle tartarughe”.
Il protagonista di questo romanzo si chiama Davide Risatti. È un quarantenne disoccupato, tenore di vita costante e metodico e si trova a combattere contro le ingiustizie dentro una Firenze lontana dai flussi turistici. Infatti il libro è ambientato tra Rifredi e Novoli, una zona collegata con Sesto Fiorentino, dove ci sono state vertenze di lavoro importanti, una zona di periferia, lontana dall’immagine stereotipata.
È una città, Firenze, in una fase di grande mutamento.
C’è un sottofondo politico che l’autore fa emergere, raccontando anche come sono cambiate nel tempo le vertenze sindacali e il conflitto sociale.
Davide si trova in contrasto tra due possibilità che gli presenta la vita: combattere contro tutto quello che considera ingiusto, oppure estraniarsi, guardare con distacco, come fa la tartaruga.
La tartaruga è un animale lento, ha lunga vita e ha nel suo percorso alcune componenti che sono in simbiosi con quelle umane.
La rassegnazione è una di queste: stare al sole e aspettare che qualcosa avvenga, senza muoversi.
Ecco. Questo è il protagonista del romanzo, un uomo rassegnato che non cerca e non vuole provare a dare una svolta alla sua vita. Lo accompagna il crepuscolo di un quartiere che, se guardiamo a più largo raggio, è il crepuscolo della società di oggi, dove è assente una lotta vera per cambiare gli eventi.
Davide Risatti rappresenta l’ultimo sindacalista di quella stagione, quando le vertenze erano sostenute da una larga parte di lavoratori, quando la società faceva sentire il suo sostegno, quando c’era solidarietà verso quel mondo in sofferenza. Soprattutto in una città come Firenze, legata a una forte tradizione di sinistra. Ora appare tutto appiattito, anestetizzato e regna l’indifferenza.
Entrando nel romanzo ecco che la lettura scorre sul lento cambiamento del protagonista, un cambiamento fatto di piccole cose. Non è certo una rivoluzione. Il suo isolamento comincia da un allontanamento dai vecchi compagni del suo sindacato, che lui considera colpevoli per non averlo spalleggiato i tempi del suo licenziamento.
Un libro fatto di prospettive, di previsioni, di idee che passano nella testa di Davide che è un protagonista sorretto da altre voci come Ferriano Araldi, rappresentante sindacale in crisi dopo il crollo dell’Unione Sovietica, il barbone Renzo e la tartaruga Perpetua. In tutti è presente il senso della sconfitta: dove il barbone Renzo primeggia, la perdita di punti di riferimento politici per Araldi e… alla coprotagonista di questa storia: la tartaruga Perpetua, osservatrice silenziosa pronta a captare tutti quei sintomi del male di vivere dell’essere umano.
Un romanzo che rappresenta sotto un certo punto di vista la nostra identità perduta, sul lavoro che ha perso il suo valore dopo anni di lotte e di conquiste, come se tutto improvvisamente venisse ad azzerarsi lasciandoci in fondo a un vicolo cieco.
In questo microcosmo Alessandro Gianetti ci presenta un mondo in disfacimento davanti a un modello di lavoro novecentesco ormai logoro. L’autore ha una grande attenzione al risvolto sociale di questa storia e la vita raccontata è fiero pretesto per mettere in primo piano il grigio italico, degno rappresentante della società odierna.
La Firenze che attraversa le pagine del libro non è certo quella del David di Michelangelo, quella visitata dai turisti che si mostra nello sfarzo di tutta la sua prorompente bellezza, una città che i suoi malesseri sa nasconderli bene e che i suoi problemi non li confida a nessuno.
Firenze osserva immobile nella sua bellezza, perché sa della sua nobiltà, e di tutto il suo genio letterario ne fa una cortese cronaca quotidiana.
Giorgo Bona
Scrittore. Collaboratore redazione di Lavoro e Salute
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