L’indagine sui medici che hanno dichiarato alcune persone inidonee all’internamento in CPR

La prima pagina di una edizione della rivista satirica degli anni settanta, IL Male “Arrestato Ugo Tognazzi: era il capo delle Brigate Rosse”, è tornata in mente per associazione di idee; meccanismo descritto da Freud che non depone per identità di due eventi

Oggetti che il pensiero in qualche modo associa ma che indica qualche anche vaga similitudine;
in effetti i due eventi (l’articolo della rivista satirica e la indagine avviata dalla di Ravenna non
hanno niente in comune salvo che le basi giuridiche delle accuse, in entrambi i casi, sono nulle; nel
caso di Ravenna non c’è niente da ridere, c’è piuttosto da “piangere”
di recente abbiamo usato una metafora medica; abbiamo paragonato la inchiesta a un cancro che
non solo prevedibilmente avrebbe dato metastasi, incentivate dai partiti di destra italiani, ma le cui
metastasi erano state chiaramente preannunciate;
abbiamo scritto numerosi documenti sulla questione, tutti “cestinati” dai media (cioè dai
giornaloni) che tuttavia hanno trovato ampio spazio in blogs gestiti da operatori indipendenti;
particolarmente chiuso , fin dall’inizio, lo spazio negli organi di informazioni locali ravennati dai
qual si desumono però elementi importanti ai fini di ulteriori chiarimenti sulla condotta delle
“istituzioni totali”; fin dall’inizio abbiamo rigettato la infame accusa che parlava di certificati falsi o
ideologici; abbiamo anche detto con estrema chiarezza che i fatti di Ravenna non avevano niente in
comune con le diagnosi del “ MORBO DI k” fatta da valorosi medici antifacisti a Roma durante la
occupazione militare nazista; i medici hanno valutato in scienza e coscienza ed hanno tratto
conclusioni corrette visto che , e qui il “movimento” che contesta la iniziativa della procura , deve
essere più chiaro (nei rapporti con l’esterno e con al opinione pubblica) LA CURA NON E’ REATO MA
NON E’ REATO NEANCHE LA PREVENZIONE.
Abbiamo già detto più volte che la “difesa”, a nostro avviso, è stata debole, quasi occulta; veniamo
al nocciolo: COME DISINNESCARE I CCPPRR ?
Riuscirà a farlo un nucleo di medici “valorosi” ? Istruttivo considerare quello che è effettivamente
accaduto a Ravenna prima e dopo l’avvio delle perquisizioni e della inchiesta;
prima: in un certo lasso di tempo una trentina di dichiarazioni di idoneità all’internamento, una
trentina di non idoneità, 10 persone non internate perché avevano rifiutato la visita medica.
Non siamo in grado di approfondire chi ha firmato le idoneità e chi le non idoneità ma al momento
questo di importanza relativa;
con un documento pubblico presentato il 1° luglio al circolo anarchico Berneri di Bologna abbiamo
fatto una ipotesi ed una proposta : rendere protagonisti del rifiuto del CPR le stesse prime vittime
dell’internamento;
ed abbiamo posto dunque un quesito fondamentale desunto dalla situazione di fatto (le dieci
persone non internate perché hanno rifiutato, legittimamente evidentemente, di sottoporsi a visita

medica) ; il quesito (a questo punti retorico) è: chi è stato visitato era consenziente ? esiste riscntro
della consensualità delle visite mediche , quelle cha hanno poi avallato l’internamento ?
questo quesito ne genera un altro: le persone fermate ed accompagnate (gentilmente ?) alla visita
medica hanno formato il consenso ? sono state informate degli effetti possibili della visita ?
La Procurra di Ravenna risponderà a queste domande? Quando ? Al processo ?
Ha già risposto a queste domande il giudice del riesame ? Al momento , per noi che viviamo alla
periferia dell’impero, non è dato di saperlo.
Cosa è successo “dopo” (l’ avvio della inchiesta) quindi dopo la iniqua estromissione degli otto
medici ravennati : silenzio di tomba da parte delle istituzioni (totali e, formalmente,
elettive/democratiche). Il comune di Ravenna e la Ausl hanno gestito la questione come se la
estromissione dei medici accusati fosse un normale processo di pensionamento , vanno via alcuni
operatori e ne subentrano altri: cioè, non è successo (quasi) “niente” ?
Ecco però che trapela, da un organo di informazione ravennate, non un articolo ma un trafiletto,
che annuncia (pare di capite “gongolando”) che dopo i “fatti” gli internamenti oggi si fanno
regolarmente : il trafiletto cita il numero degli internati e la loro nazionalità;
dunque : emarginati i medici colpiti da sanzioni ne sono subentrati altri che non fanno certificati né
falsi né ideologici ?
Allora torniamo sulla ipotesi di difesa che abbiamo presentato il primo luglio: poiché non esiste
nessuna capacità medica di fare una prognosi di effettiva idoneità continuiamo a proporre che

  • la persona a rischio di internamento rifiuti la visita medica per semplice legittima difesa
  • lo “stato” sia finalmente ricondotto a pratiche legali e si constati e dimostri la effettiva
    consensualità previa informazione chiara sulle finalità e conseguenze della visita
  • nelle more di questa “svolta” ,se lo “stato” non vorrà abbandonare la sua condotta illegale, i
    medici in scienza a coscienza continuino a essere garanti della cura ma anche della
    prevenzione
  • INFINE : CHE LA “INCHIESTA” VENGA IMMEDIATAMENTE CHIUSA, CHE AI MEDICI
    INQUISITI E PERQUISITI LO “STATO” CHIEDA IMMEDIATAMENTE SCUSA, CHE I CCPPRR
    VENGANO CHIUSI, CHE VENGA ABOLITO L’INESITENTE REATO DI IMMIGRAZIONE
    CLANDESTINA , CHE LE CONDOTTE PENALMENTE RILEVANTI VENGANO GESTITE IN
    MANIERA UGUALE PER TUTTI A PRESCINDERE DAL “COLORE DELLA PELLE”

Nostra patria è il mondo intero Nostra legge è la libertà

Vito Totire, portavoce Centro Francesco Lorusso Bologna
Bologna, 19-9-2026


LA PROCURA DI RAVENNA SBAGLIA …ANCHE NEI METODI D INDAGINE..

Inchiesta sui medici che hanno fatto dichiarazioni di inidoneità all’internamento in CPR
Da febbraio 2026 diciamo la nostra opinione sulle iniziative della Procura di Ravenna;
non abbiamo avuto nessuno spazio su media ma questo è “normale” e non sarà
motivo di lamentela; rimangono i fatti :

  • La “iniziativa” della procura non ha nessun fondamento giuridico
  • Anzitutto è una richiesta impropria e da respingere quella di chiedere a un
    medico di valutare la idoneità a subire una carcerazione per un reato
    inesistente (la cosiddetta immigrazione clandestina) e a subirlo nelle
    condizioni di costrittività e di abuso in cui si trovano tutti i CCPPRR italiani : la
    procura di Ravenna è certamente informata dell’impatto che i reclusi
    subiscono sul loro stato di salute
  • I CCPPRR italiani sono quello che sono anche grazie ai sindaci e agli enti locali
    cha non hanno mai voluto interferire con la loro gestione; quando esisteva il
    CIE il comune di Bologna e la Regione ER non vollero estendere al CIE la
    attività di vigilanza che per legge si dovrebbe fare sulle carceri; la risposta alle
    sollecitazioni fu: il CIE non è un carcere…chi ha fatto crescere il terreno di
    coltura su cui sono proliferati poi i CCPPRR …
  • L’assenso dei sindaci alla gestione “manicomiale” dei CCPPRR è confermata dal
    silenzio totale con cui hanno risposto ad una nostra missiva/sollecitazione
    mirante a chiedere alla autorità sanitaria locale di “Interferire”
  • Il medico, che non è solo infettivologo, ma ha una visione della persona come
    unità psicofisica, fa una previsione prognostica che non deve riguardare solo le
    malattie infettive ma anche la speranza di salute e di vita e soprattutto anche il
    possibile impatto psicologico e psichiatrico di una detenzione ingiusta con i
    sentimenti di rabbia e di disperazione che questa può comportare
  • Da questo punto di vista riteniamo che la condotta dei medici inquisiti sia
    ineccepibile e non possa essere messa in dubbio dalla schiera di ministri,
    politici e magistrati confortati magari da un nuovo “codice medico della
    squadra mobile” e autonominatisi, di fatto, laureati ad honorem in medicina
  • Ma abbiamo posto un altro problema a partire dai fatti di Ravenna: a monte
    degli internamenti effettuati la procura è in grado di dimostrare che le visite
    mediche effettuate siano state consensuali e che la persona sia stata informata
    preventivamente degli effetti di un responso o di un altro?
  • Chi è stato internato era consenziente rispetto alla visita o, in alternativa, è
    stato visitato nell’ambito di una procedura ASO (accertamento sanitario
    obbligatorio) ; questi AASSOO sono stati autorizzati dal sindaco ?
  • Approfondiamo questa ipotesi: gli internamenti sono stati gestiti rispettando
    la legalità?
  • Ancora : LA CURA NON E’ REATO hanno sostenuto tutte le associazioni che
    hanno preso posizione sui fatti ; MA , dobbiamo aggiungere per ulteriore
    chiarezza, NON E’ REATO NEANCHE LA PREVENZIONE
  • I metodi: a differenza del sindaco di Bologna che ha espresso fiducia nella
    magistratura noi non siamo nella condizione di condividere la sua fiducia e
    anzi riteniamo che i metodi di indagine usati siano inaccettabili
  • Con metodi accettabili si sarebbe potuto andare più serenamente a un
    processo
  • E comunque aspettiamo un processo nel quale presenteremo istanza di
    costituzione di parte civile; avremo modo di confrontare la nostra idea di
    medicina con quella della procura di Ravenna e non escludiamo che il
    processo possa concludersi con la piena assoluzione anzi con un encomio ai
    medici per aver fatto il loro lavoro e il loro dovere pur non aderendo ai canoni
    medici delle istituzioni totali ma piuttosto ai canoni della “medicina basata
    sulle evidenze”
  • ULTIMA QUESTIONE CHE RIBADIAMO: CHE LE PERSONE A RISCHIO DI
    INTERNAMENTO SIANO INFORMATE DI COSA COMPORTA UNA VISITA MEDICA
    NON CONSENSUALE E SU QUALI EFFETTI ESSA POSSA AVERE
  • ABOLIRE I CCPPRR, ABOLIRE IL FALSO REATO DI IMMIGRAZIONE COSIDDETTA
    CLANDESTINA
  • LE CONDOTTE PENALMENTE RILEVANTI DEVONO ESSERE GESTITE IN MANIERA
    UGUALE PER TUTTI

Auspichiamo in una “difesa” giuridica e politica adeguata.

Vito Totire, medico del lavoro/psichiatra, portavoce Centro F.Lorusso Bologna
Bologna, 18.9.2026

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