L’Occidente e l’Italia sotto regime: securitocrazia israelo-transatlantica e repressione
InfoPal. Di Angela Lano. In un articolo e in una serie di post intitolati “The Bunker and the Void: An Introduction to a Silent Coup” (Il bunker e il vuoto: introduzione a un colpo di stato silenzioso), la studiosa tedesca Nel Bonilla (*), ricercatrice accademica, spiega che il caos e il sistema repressivo dell’Occidente non è casuale: è il risultato di decenni di pianificazione e dell’emergere di una nuova classe di governanti, i securitocrati, coloro che sottomettono l’intera società all’idea di “sicurezza”. E dunque, alla repressione sistematica di ogni forma di dissenso.
Tutto ciò che sta accadendo in queste settimane, mesi, negli USA, in Europa e in Italia, è strettamente connesso con questo golpe anti-democratico e repressivo in atto nell’intero Occidente. Stiamo vedendo una Deriva totalitaria che avanza correndo tanto velocemente quanto la disfatta del Sistema-Mondo occidentale e della Colonialità di Potere ad esso correlato. In questa accelerata tossica vengono colpite le Periferie occidentali, i dissidenti del Pensiero Unico, i Palestinesi e i pro-Pal – che dovunque rappresentano una Avanguardia contro la Barbarie genocida e il Colonialismo mai terminato. E mentre la Struttura USraEliana distrugge definitivamente la legalità e il diritto internazionale, le organizzazioni delle Nazioni Unite e i loro rappresentanti (vittime di sanzioni, minacce e macchina del fango), le Ong, le associazioni caritatevoli (cristiane e musulmane) e i giornalisti indipendenti, vediamo all’opera l’esercizio bruto del Potere egemonico su Palestina, Venezuela, Groenlandia, Iran, ecc. I distinguo sono una pericolosa deviazione del divide et impera, ed è dunque necessario unire i puntini e vedere il Tutto dentro l’Insieme di questa Macchina repressivo-genocidaria e anti-diritto.
Israelizzazione globale e militarizzazione degli spazi nazionali: come il sistema repressivo è stato riportato in patria dai Paesi devastati dalle guerre occidentali.
Israele docet: arresti arbitrari, creazione di casi inventati, persecuzioni, carcere preventivo-amministrativo sono solo alcuni degli esempi di come leggi e diritti possano essere piegati a progetti politici. Nei suoi arresti e carcerazioni di massa dei nativi palestinesi, Israele, stato che pratica il colonialismo di insediamento, si basa esclusivamente su rapporti di intelligence segreti redatti dallo Shin Bet, cioè dai servizi militari, e fa uso, sistematicamente, della detenzione amministrativa come forma di punizione collettiva contro i palestinesi. Migliaia di persone sono state detenute senza conoscere le accuse a loro carico. Lo stesso sistema è ora applicato in grande parte dell’Europa (la democratica e civilissima esportatrice di “valori” nei Paesi del sud del mondo), e nella nostra Italia, contro attivisti, manifestanti e giornalisti palestinesi e pro-Pal.
Come scrive Alessio Marchionna su Internazionale, il processo di militarizzazione della polizia (USA, ma anche europea) è cominciato molti anni fa. “Si tende infatti a dimenticare che molte delle tattiche e dei comportamenti che ci scandalizzano e ci sembrano eccezionali hanno radici precise nelle politiche di sicurezza adottate dopo l’11 settembre 2001. Per anni alcuni giornalisti hanno raccontato l’evoluzione delle forze dell’ordine statunitensi – l’uso di armi e mezzi da guerra, il perimetro sempre più ampio della loro capacità d’intervento, la crescente impunità – non solo per denunciare gli effetti nell’immediato sulle persone prese di mira ma anche per avvertire di potenziali scenari futuri, in cui un governo con tendenze autoritarie avrebbe potuto usare un apparato del genere per reprimere il dissenso interno“.
Lo stiamo vedendo ora, dovunque, in Occidente, dove è in atto una “guerra interna“, un ritorno della repressione utilizzata negli ultimi 25 anni contro i Paesi neo-colonizzati (Afghanistan, Iraq, Somalia, Libia, Siria, ecc.), contro cittadini – soprattutto periferie, dissidenze, immigrati in generale, palestinesi, pro-Pal e così via. Abbiamo arresti arbitrari, pene più dure, carcerazione di massa e enorme espansione dei poteri e delle risorse per polizie e forze repressive, e un piegarsi pericolosissimo del diritto e della giustizia a diktat stranieri o governativi. Le autorità nazionali hanno iniziato a usare gli strumenti dell’emergenza – irruzioni, task force, unità speciali, equipaggiamento militare, contro i propri cittadini. Si tratta, diremo, di un “karma” che torna indietro: per oltre un ventennio è stato fatto del terrorismo psicologico, attraverso politica e media egemonici, contro certe categorie umane – immigrati, musulmani, diversi, altri – per giustificare invasioni, guerre neocoloniali di rapina, e il cittadino medio, mentalmente manipolato dal mainstream, reagendo di “pancia”, con paura, non è stato in grado di decodificare la situazione repressiva, di analizzarla e di elaborarla, e dunque di prevedere che, prima o poi, sarebbe toccato lui, nella sua comoda città o casa, essere vittima di repressione e stato di polizia…
La militarizzazione delle società occidentali non è un fatto nuovo, ma ha origini vecchie – fascismi, nazismi, e altri ismi vari, solo per riferirsi al secolo XX -, e decennio dopo decennio si è sviluppata orwellianamente, subendo una prevedibile accelerazione con l’attacco alle Torri Gemelle di New York, nel settembre 2001: abbiamo tutti accettato misure coercitive adattandoci a fantomatiche “esigenze di sicurezza” negli aeroporti o in altri luoghi collettivi, o gli “arresti domiciliari di massa” e “green pass” di dittatoriale memoria, nel periodo 2020-2023, contribuendo così a “normalizzare” il controllo repressivo e a rendere permanente l’”emergenza”, fino alla deriva totalitaria odierna. Niente nasce dal niente o d’improvviso, ma cresce e si sviluppa, come un cancro metastatico, a partire da cellule impazzite e autodistruttive, e da input interni/esterni.
Continua Marchionna: “Tutto questo succedeva mentre i soldati statunitensi combattevano all’estero in guerre avviate da Washington nel quadro della guerra al terrore, presentate come operazioni di sicurezza e, almeno nella retorica ufficiale, come interventi per esportare stabilità e democrazia in ‘stati falliti’. Sul New York Times, David Wallace-Wells ha citato la teoria dell’imperial boomerang, l’effetto boomerang imperiale: la violenza sperimentata e normalizzata all’estero torna indietro e si applica in patria, erodendo libertà e diritti“.
Dunque, abbiamo importato in patria il sistema repressivo adottato nei Paesi che abbiamo invaso e distrutto, e così, i nostri apparati di “sicurezza”, le nostre forze dell’ordine, spesso con know how e tecnologia israeliane, in Europa, negli USA e anche nelle favelas del Brasile, sono diventati dei “robocop” che considerano il territorio nazionale e i cittadini come ostili e nemici. Ostili e nemici fino a prova contraria.
Scrive Agata Iacono su l’Antidiplomatico: “Abbiamo assistito all’arresto, alla diffamazione, alla stigmatizzazione delle manifestazioni che chiedevano al governo italiano di non essere complice del genocidio.
Cariche di polizia, idranti, fermi e arresti degli attivisti hanno registrato un crescendo da stato di polizia, appena il movimento per la Palestina ha subito, oggettivamente, una fase di arresto. Le distorsioni della narrazione hanno aggredito e diffamato Francesca Albanese come la giornalista-attivista Angela Lano e la deputata del movimento 5 stelle Stefania Ascari (tutte donne, chissà perché non siano mai state difese dal movimento Donne Vita e Libertà….). E poi la persecuzione e repressione delle manifestazioni pro-Pal dei mesi scorsi, e il processo-farsa contro Anan Yaeesh, colpevole di lotta decoloniale nella propria Patria, la Palestina, voluto direttamente da Israele…”.
Ci troviamo, dunque, in una fase evolutivo-peggiorativa del Sistema-mondo, e nell’attuazione di un Governo globale totalitario a cui i singoli Stati-nazione e tutti i loro apparati istituzionali, economici, sociali, ecc., si adeguano per incorporare gli Ordini della Struttura, così come definita nel prezioso libro di Paolo Rumor, L’Altra Europa. E quel che è ancor peggio, siamo in una fase non più di pianificazione, ma di attuazione: lo vediamo ormai da sei anni, tutti i giorni, in tutta l’Europa e in Italia, con una pericolosa accelerazione in quest’ultimo periodo. Come sottolineano Rumor, Bonilla e tanti altri, esistono strategie, piani, think tank, Club, Salotti ben coordinati tra loro per trasportarci verso gli abissi.
Bolla epistemica o securitocrazia: lo Stato profondo occidentale.
Siamo passati – sottolinea Bonilla – da una sfera di pianificazione all’interno dell’entità territoriale dello stato-nazione, a una di pianificazione dominata e gestita dalla securitocrazia o “stato profondo”. Si tratta della fusione di diverse entità – NATO, istituzioni sovranazionali,
think tank, eserciti dei Paesi membri della NATO e dei loro alleati, Israele compreso – che si sono uniti in uno sforzo coordinato per attuarne e portarne avanti la pianificazione e la strategia. Questi
piani vengono poi trasferiti o consegnati ai diversi stati-nazione, che non agiscono più come
tali, ma come “nodi territoriali” in un piano più ampio, in una strategia più grande. Si può anche definire “bolla epistemica”: un gruppo di persone che, per ragioni diverse, e mentalmente connesse (nel senso che condividono un quadro del mondo simile), cooperano coordinandosi tra loro, con effetti devastanti per i popoli. Sono una sorta di setta transnazionale e trans-religiosa. Siamo di fronte, forse, al governo unico e alla religione unica di cui predicano diversi ordini esoterici massonici o para-massonici. Ovviamente, è molto pericolosa.
Erosione della separazione tra ambito militare e civile in Occidente.
Spiega Bonilla: “L’erosione delle sfere civile e militare: come possiamo spiegarla? Ancora una volta, partiamo dal concetto di pianificazione che era molto comune nel XX secolo, diciamo dagli anni Cinquanta agli anni Novanta, più o meno. Ogni Paese aveva i propri piani, ma essi erano concepiti per ciò che io chiamo pianificazione per il futuro – per sviluppare il tenore di vita, il
cosiddetto bene comune, il welfare sociale, e così via. Ora, invece, con questi nuovi piani della securitocrazia, il loro obiettivo non è pianificare per il futuro. Non si tratta nemmeno di cercare di sviluppare le loro società in modo positivo o significativo: la loro idea o il loro scopo è, almeno per ora, mantenere lo status quo.
Con i loro piani sovrascrivono quelli per l’economia, i programmi sociali, la sanità e le infrastrutture – nel senso che tutto, assolutamente tutto, è pianificato, costruito, creato e realizzato con il principio fondamentale che qualunque cosa esista all’interno della società, all’interno del tuo paese, serve a scopi militari, perché si basa sulla dottrina secondo cui ora la guerra è ovunque, in ogni momento, in ogni dimensione e dominio, e nessuna parte della società, ne è esclusa. L’esempio principale è sempre la Germania e ne parlano molto apertamente: questo piano classificato si chiama Operationsplan Deutschland, o Piano Operativo Germania. Proviene dai militari – dalla Bundeswehr, l’esercito tedesco. Il processo di pianificazione e redazione è iniziato almeno già nel 2017 – ne ho la prova, da una diapositiva che ho trovato proveniente da una tavola rotonda delle Forze Armate Canadesi, in cui un generale della Bundeswehr tenne una presentazione, probabilmente insieme ad altri alleati della NATO. Mostrò loro la cosiddetta ‘pianificazione futura’. In queste diapositive mostrava che l’esercito o lo Stato tedesco avrebbero eseguito fondamentalmente gli ordini della NATO, vi avrebbero adattato i nostri piani nazionali, le nostre capacità. E così avrebbe fatto anche l’Unione Europea e i suoi alleati. Hanno affermato che la Germania ha un ruolo specifico all’interno di questa cosiddetta pianificazione futura: quello di essere un centro logistico, il territorio attraverso cui passeranno carri armati, armamenti, armi, soldati e così via, diretti verso la cosiddetta ala orientale – un altro concetto attuale della NATO, fondamentalmente la zona di combattimento vicina alla Russia. E l’idea non si ferma qui: armamenti e armi provenienti dagli Stati Uniti passeranno attraverso la Germania”.
Tra “Minority Report” e il Grande Fratello di Orwell.
Non si tratta solo di un fronte fisico; è anche un fronte mentale: è il nemico dall’interno. Tutta la società è un campo di battaglia. E questo vale anche in Italia, dove eseguiamo piani sovranazionali, e non da ora. Abbiamo Gladio, P2, Stay Behind, logge deviate, piani vecchi e piani aggiornati. Non ci facciamo mancare niente.
Abbiamo pure fascicoli di intelligence militare israeliana accolti nelle istituzioni nazionali come verità fattuali; abbiamo il giornalismo mainstream che fa da megafono a questi poteri esterni; abbiamo i ddl sicurezza all’insegna del securitarismo, che segna un ulteriore salto di qualità nella repressione del conflitto sociale, del dissenso e della piazza (1). Ovviamente, questa non è sicurezza: è controllo sociale e repressione.
Si tratta di tutto ciò che attiene l’essere umano: non è solo l’individuo, ma la società, le comunità. Tutto diventa un territorio di guerra. Anche il linguaggio, che viene recepito e diffuso dai media, dal mondo accademico, ecc., così che, quando parliamo della società come di un campo di battaglia, non c’è più spazio per il dialogo, per il confronto, per le discussioni con l’opposizione, per il dissenso. Bisogna reprimere, contenere o espellere ciò che viene visto come un fattore destabilizzante, qualcosa che è considerato dannoso per i loro piani e per la compattezza della società di fronte ad essi. E dunque si dà la caccia ai manifestanti, agli oppositori, agli studenti, agli insegnanti, agli attivisti, ai giornalisti che dissentono, che mettono in dubbio o denunciano i loro schemi, i loro progetti, o quelli dei loro alleati.
In tutto ciò, il fronte pro-Pal rappresenta uno dei loro peggiori nemici, in quanto avanguardia internazionale decoloniale, anti-Sistema. E, dunque, associazioni, organizzazioni, persone vengono prese a bersaglio e perseguite ed escluse. Questo è assolutamente pericoloso, perché ciò che stanno facendo, in realtà, è restringere lo spazio: non c’è spazio per parlare o pensare a soluzioni alternative. Tuttavia, la gente comune non si sta accorgendo di nulla, e questo è molto preoccupante. Anzi, quelli che seguono il mainstream, come ai tempi dell’Inquisizione e dei roghi, si accodano alla Caccia all’eretico e lo insultano, lo sbeffeggiano, gli augurano il peggio, non sapendo che le prossime vittime saranno loro, gli ignavi o le Folle bercianti dietro al Tiranno di turno.
Siamo, quindi, dentro ad un processo lento, una riformulazione e una ridefinizione di come eravamo abituati a pensare alla società, alla guerra e alla pace, e all’opposizione – che non è più tale, ma mera propaganda e “nemico interno”: lo vediamo, in Italia, con tutti quei partiti della pseudo-sinistra che non fanno opposizione, ma puntellano il Sistema. Lo vediamo nel nostro Paese e nell’Unione Europea, dove si stanno usando strumenti di politica estera, come il sistema delle sanzioni, per colpire il “nemico interno” – giornalisti e altri – che vengono presi di mira non per un crimine, ma per essere considerati un fattore di destabilizzazione.
Guerra cognitiva, struttura di orientamento.
Si tratta di una Matrix, di una struttura cognitiva che guida le azioni di un gruppo sociale. Tutti ne hanno una, perché tutti fanno parte di qualche gruppo: è qualcosa che possediamo inconsciamente e da cui derivano le nostre azioni. Più un gruppo riproduce e utilizza gli stessi schemi, lo stesso modo di pensare, più li interiorizza e smette di riflettere consapevolmente e più si crea quello che Gustave Le Bon chiamava “psicologia delle folle”. Tuttavia, nel caso delle élite del Sistema/Struttura (famiglie di miliardari, tecnocrazia, élite transatlantiche, politici, CEO, banchieri) sono ben consapevoli di questo modello di orientamento collettivo. Soprattutto quelli provenienti da famiglie antiche, quelle, per intenderci, di cui parlava Rumor nei suoi libri (il già citato L’Altra Europa, e la Lista), e che mantengono una “memoria storica”.
A differenza delle persone comuni, loro possono trasmettere la propria memoria storica, attraverso le famiglie – da dove vengono -, e persino libri, articoli, fotografie risalenti a tempi lontani… Diremo, di biblica memoria, per intenderci. “E da tempi molto lontani: è lì – afferma la studiosa Bonilla -, che si è sviluppato questo quadro di orientamento, perché permetteva alle élite – classi dominanti, di creare una visione del mondo e un’ideologia che consentisse loro di giustificare il funzionamento delle proprie società – le loro convinzioni, la loro posizione al vertice, per così dire, ma anche il loro posto nel mondo. Ecco, quindi, il terreno più profondo. Ora, se ci spostiamo più avanti nel tempo -nel futuro o fino ad oggi – direi che ciò che stiamo vedendo è in realtà la radicalizzazione di questo quadro. E in un modo tale che tutto ruota intorno alla contrapposizione tra nemico e amico: noi siamo le persone buone, e fuori ci sono i malvagi. E cercano di diffondere questa idea anche nella società, ma in modo subdolo e silenzioso”.
E’ nella logica della guerra cognitiva il cercare di trovare il nemico all’interno, mentre si cerca di
attaccare il nemico all’esterno – la Russia, i BRICS. Questa logica non permette la negoziazione, la
diplomazia, un vero accordo tra nazioni. E in questa prospettiva, il diritto internazionale non esiste più. E non esistono più neanche le garanzie costituzionali, i diritti, le procedure penali classiche… È tutto in bianco e nero: nemico o non-nemico.
Securitarismo e think tank.
Quello che stiamo vedendo e subendo oggi è stato progettato parecchio tempo fa ed ora è in fase di attuazione, con una direzione generale tracciata dalla comunità di sicurezza transatlantica. Think tank statunitensi, europei e israeliani – che costruiscono report fasulli ma incriminanti, contro le comunità palestinesi all’estero, contro nemici, oppositori, gruppi, movimenti da prendere di mira -, sono composti da soggetti la cui traiettoria professionale è passata dall’esercito, dall’intelligence, da servizi vari e poi magari da una posizione nel settore della sicurezza a qualche società di venture capital o azienda tecnologica, ecc.
“Essi sono come pezzi di un puzzle più grande che è già stato predisposto – afferma Bonilla -. In sostanza dicono: ‘Va bene, ecco la vulnerabilità, ecco cosa dobbiamo fare perché la popolazione ci creda’, e così via. Ci sono già dei piani in atto, ma non si tratta nemmeno di sapere se funzionano. Si tratta piuttosto di cercare semplicemente di colpire il nemico, di farlo sanguinare. E continuamente, e ora ancora di più. Ecco perché vediamo un’intensificazione del ritmo e della quantità – non tanto della qualità, ma della quantità. Questo serve a fargli capire: ‘Stiamo facendo sul serio’. E stanno testando ogni sorta di cose: le linee rosse, le reazioni dei loro rivali, strategie o tattiche militari specifiche, armi. Quindi questi piani permettono loro di sperimentare, oltre che di indebolire, di consumare un po’ l’attenzione e le risorse dei loro rivali”.
Contratto sociale da “bunker”.
Continua Bonilla: “Se il precedente contratto sociale dello stato moderno occidentale prevedeva che i cittadini avessero diritti, ma anche doveri, e che lo stato o il governo, a sua volta, fornisse lo spazio, ecc., per la ricerca della felicità, il nuovo contratto sociale non riguarda più questo. Si tratta solo di poter vivere all’interno del territorio dello stato, ma senza nemmeno la possibilità di sapere cosa sia reale. Devi accettare la realtà di questo particolare stato-nazione. E sei più una risorsa che qualcosa da proteggere, o qualcosa verso cui il governo stia lavorando”. Ecco, dunque, lo spostamento del ruolo dei cittadini, da soggetti di diritti, destinati a prosperare all’interno dello Stato, a quello di oggetti di sicurezza. È qualcosa di profondamente pericoloso, subdolo, perché non si tratta più di avere una società parte di uno stato-nazione, composta da tutti i gruppi: si tratta di dirigenti transatlantici o comunque stranieri che pretendono le risorse del territorio dello stato-nazione, o che impongono le loro leggi e dispositivi giudiziari a detrimento di quelli altrui, come sta avvenendo in Italia con pro-Pal.
(1) Un provvedimento che mette insieme sicurezza pubblica, immigrazione e potenziamento delle forze di polizia, trasformando problemi sociali e disagio giovanile in questioni di ordine pubblico, sanzioni e controllo. Nel testo emergono misure pesantissime: multe fino a 20.000 euro per manifestazioni e cortei, fermo preventivo fino a 12 ore; ampliamento delle perquisizioni anche durante le manifestazioni; repressione del disagio giovanile con sole pene e sanzioni, senza risposte educative e sociali; norma gravissima: non iscrizione nel registro degli indagati in presenza di “legittima difesa” o “adempimento di un dovere”, con il rischio concreto di uno scudo penale.
(*) Nel Bonilla è una ricercatore e autrice su Substack, che analizza la struttura delle forze sociali scatenate dalle nuove élite in Europa e negli Stati Uniti.
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22/1/2026 https://www.infopal.it










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