Loiano liberata dal nazifascismo ma rimangono delle scorie…
Torniamo su una questione che abbiamo affrontato altre volte riscontrando consensi ma anche silenzi e
persino una velata minaccia (da parte di un “leone da tastiera” o penoso nostalgico?)
Ci inducono a ritornare sull’argomento due eventi: 1) il fatto che il 6 settembre 2026 c’è una manifestazione
per ricordare che la “Loiano liberata” dal nazifascismo 2) la tenacia con cui il Centro per la pace col suo
portavoce Peppe Sini sta sollecitando la condotta adeguata delle istituzioni per evitare la ricomparsa di una
scritta fascista su un edificio scolastico a Viterbo ;
da anni stiamo facendo iniziative per onorare le lapidi lungo la valle dell’Idice da Monghidoro a Monterenzio
che ricordano la eroica resistenza di civili e partigiani ma nella “ Loiano liberata” dal nazifascismo sono
rimaste delle “scorie” che vanno “cancellate” e adesso riproponiamo il “come”;
in una precedente circostanza il “confronto” ha riguardato una lapide ancora oggi collocata nell’ospedale;
sulla questione dobbiamo “insistere” ;
la questione è chiara : la lapide collocata nell’ospedale , semplicemente, mistifica la storia in quanto la
scritta cerca di dare una immagine di unità tra il podestà e il “popolo” nel 1941 quando erano già state
emanate le infami leggi razziali (che peraltro hanno mietuto vittime anche a Loiano) , quando il fascismo
aveva già dichiarato l’impero dopo aver fatto orrende stragi di popolazioni civili e di militari in Africa; la
dichiarata unità di intenti e di sentimenti tra podestà e popolo era solo un tentativo dei fascisti di
manipolare la realtà storica ; abbiamo detto già in passato: la proposta non è necessariamente “distruggere”
la lapide quanto eventualmente spostarla in un museo di storia e sostituirla con una scritta che ristabilisca la
verità “i cittadini di Loiano ripudiano il fascismo e la guerra” ; anche affiancare questa scritta alla lapide
senza staccarla potrebbe essere un obiettivo congruo.
L’altro “problema” di Loiano, anche questo già affrontato tanti anni fa (non da noi in quanto non
conoscevamo la questione) è il “monumento” (per così dire) dedicato ai caduti della repubblica di Salò; la
repubblica di Salò fu una impresa di criminali di guerra che non merita nessun monumento
commemorativo; intendiamoci nessuno contesta o tantomeno disprezza il sentimento di pietas nei
confronti di morti a volte anche molto giovani e intossicati loro malgrado dalla ideologia fascista; ma quel
“monumento” non fa appello al sentimento di pietas nei confronti dei morti, fa invece la apologia di tutta la
organizzazione criminale di Salò peraltro mescolando croce ed elmetto di guerra che significa cercare di
mescolare il giusto e l’ingiusto, il bene e il male; che poi il monumento non invochi la pietas umana
(sentimento nobile e condivisibile) ma sia un rigurgito nostalgico nazifascista, a scanso di equivoci, lo
testimonia la incisione su un fianco del cosiddetto “monumento” cioè il riferimento all’anno dell’era fascista
immaginata da chi lo ha realizzato intende fare riferimento.
Forse qualcuno in passato, per lo pseudo-monumento può avere obiettato che si trova in uno spazio
privato; se questa obiezione è stata fatta non la riteniamo congrua; il manufatto e le scritte sono visibili dalla
area pubblica circostante e dunque vanno rimossi.
Ora “con l’aria che tira” in Italia e in Europa è necessario che i rigurgiti fascisti vengano rimossi e non
psicologicamente ma materialmente.
Vito Totire, portavoce Centro Francesco Lorusso Bologna
Loiano, 5.9.2026










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