Mappa dell’Italia che frana: un territorio senza difese

Nelle ultime 72 ore, mentre l’allerta meteo cambiava colore a seconda delle regioni, il Paese ha fatto quello che sa fare meglio quando piove forte: sbriciolarsi. Non “in senso figurato”. In senso letterale: muri di contenimento che cedono, carreggiate che si aprono, scarpate che scivolano, massi che scendono a valle. E, nel Lazio, anche un morto: un 58enne travolto da una frana a Formello.

Sardegna: frane in serie, strade tagliate

Nel nord dell’isola la protezione civile ha registrato chiusure e stop alla viabilità per frane e detriti: una frana sulla provinciale 17 tra Bolotana e la SS131, la chiusura di tratti provinciali nel Sassarese, e criticità diffuse con famiglie isolate o evacuate in varie aree.
A Bosa, già dal 10 febbraio un grosso masso e frammenti di roccia hanno colpito la strada comunale verso Modolo: il tipo di episodio che in qualunque altro Paese sarebbe “eccezionale”, e qui è “un martedì”.

Lazio: tra Ciociaria e Tuscia, il dissesto entra in città

In Rocca d’Arce una frana notturna ha portato alla chiusura della provinciale e alla valutazione di evacuazioni nell’area del centro storico.
Sempre nel Frusinate, l’ANSA segnala frane e masse di terra sulle carreggiate, anche ad Atina, con il fiume Gari esondato in zona.
Nel Viterbese, a Capranica si è aperta una voragine in strada per uno smottamento; a Vignanello una frana ha imposto la chiusura della provinciale “Vignanellese”.
E poi c’è la “frana quotidiana” della viabilità minore: nella Città metropolitana di Roma sono state registrate chiusure e limitazioni su provinciali per cedimenti e colate di fango, come sulla SP 636 Palomberese.

Campania: costoni instabili, famiglie fuori casa

A Vietri sul Mare una frana dal costone sotto la SS163 Amalfitana ha portato a evacuazioni precauzionali: cinque famiglie fuori casa, reti di protezione danneggiate, monitoraggi con droni dei Vigili del Fuoco.
Nell’area di Vico Equense è franata una porzione di muro di contenimento lungo la SS145 “Sorrentina”, con detriti in carreggiata.

Calabria: strade strategiche chiuse, territorio a intermittenza

Qui il dissesto non è solo una notizia: è un problema di continuità territoriale. A Decollatura è stata chiusa la provinciale 64 per movimenti franosi e cedimenti della carreggiata.
Segnalazioni su arterie nazionali e provinciali (SS107, SS109, SP40 tra Gimigliano e Catanzaro, eventi a Fossato Serralta) raccontano un territorio che si muove e una viabilità che si spegne a tratti.
Sul quadro generale pesa anche la richiesta di stato d’emergenza e il dato operativo: 2.000 interventi dei Vigili del Fuoco in 72 ore tra Sud e isole.

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Umbria: frane sulle provinciali, chiusure e crolli

In provincia di Terni si registrano frane con chiusure, tra cui quella sulla SP18 in area Calvi dell’Umbria; in altri comuni vengono segnalati episodi analoghi e criticità diffuse.
A Arrone una frana ha portato alla chiusura della SP4.

Sicilia: quando la frana non è più un evento, ma un quartiere

A Niscemi l’emergenza frana è iniziata prima di questa ultima ondata di maltempo, ma le piogge insistenti fanno da moltiplicatore: la viabilità verso la città resta sorvegliata speciale (SP11) con monitoraggi dedicati. È il caso in cui il dissesto non chiude “una strada”: riplasma un pezzo di centro abitato e diventa economia congelata, famiglie spostate, servizi da reinventare.

Il clima conta. Ma qui parliamo di opere, non di alibi

Il cambiamento climatico aumenta intensità e frequenza degli episodi estremi: negarlo è inutile. Ma fermarsi lì è un modo elegante per non dire l’essenziale: l’Italia arriva a questi eventi con una vulnerabilità strutturale già scritta.

I numeri, non le opinioni:

Secondo ISPRA, la superficie classificata a pericolosità per frane nei PAI è cresciuta del 15% dal 2021 al 2024, arrivando a 69.500 km² (23% del territorio nazionale).

La popolazione residente in aree a pericolosità elevata o molto elevata (P3+P4) è 1.284.960 persone (2,2%); considerando tutte le classi di pericolosità si arriva a 5.708.269 persone (9,7%).

Sul fronte “messa in sicurezza”, i dati ReNDiS indicano che al 31 dicembre 2024 risultano finanziati 25.921 interventi per 20,559 miliardi di euro.

E allora la domanda non è “se piove di più” (sì, piove di più). La domanda, molto più terrestre, è: quei cantieri dove sono, a che punto sono, e perché ogni perturbazione produce lo stesso bollettino: frana–chiusura–deviazione–ripristino provvisorio?

C’è poi un altro dato che misura l’assurdo: per rimediare ai danni del dissesto idrogeologico si stima una spesa media annua di 3,3 miliardi di euro tra 2012 e 2023. Soldi spesi dopo, quando il terreno ha già deciso.
La prevenzione, invece, continua a vivere nella zona grigia tra progettazione, autorizzazioni, competenze spezzate, opere “in programma” e responsabilità che evaporano.

Ecco perché la “mappa dell’Italia che frana” non è una galleria di disgrazie meteorologiche: è una fotografia amministrativa. È il paese dove l’emergenza è un genere letterario e la manutenzione un capitolo sempre rimandato.

16/2/2026 https://diogenenotizie.com/

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