Memoria: l’Europa, gli Stati Uniti e la “zona d’interesse”

Dopo aver rivisto, in occasione del Giorno della Memoria, il film La zona d’interesse (The zone of interest, 2023) di Jonathan Glazer, sorgono spontanee alcune riflessioni. Il film, liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Martin Amis, narra la vita quotidiana della famiglia del comandante del campo di sterminio di Auschwitz in una casa che si trova nella “zona d’interesse” del campo, separata da quest’ultimo soltanto da un muro. La quotidianità scorre apparentemente tranquilla, in una casa e in un luogo definiti spesso come “paradiso”: il padre, la madre e i bambini fanno escursioni nella natura circostante, passeggiate nel bosco e bagni nel fiume mentre la stessa casa è dotata di un grande giardino pieno di piante e fiori. C’è un piccolo particolare, però: a pochi metri da quel “paradiso” si trova l’inferno, uno dei più terribili inferni creati dagli esseri umani, uno dei baratri della storia dell’umanità.

Senza fare alcuna forzatura storica, ci siamo trovati a immaginare se anche al giorno d’oggi possono esistere delle “zone d’interesse” rispetto alle grandi tragedie che abbiamo sotto gli occhi. Non ci sono paragoni che tengano: la tragedia della Shoah è unica, terribile, legata al suo contesto storico e non confrontabile. Eppure, l’immaginazione, guardando il film, ha plasmato altre “zone d’interesse” metaforiche estendibili alla contemporaneità. Una domanda, allora, è sorta spontanea: l’Europa e l’Italia, di fronte al massacro che è stato compiuto e si sta compiendo in Palestina, si comportano come la famiglia del comandante del campo di sterminio? La risposta è sì perché i governanti europei, di fronte a questa grande tragedia contemporanea, hanno chiuso gli occhi abbracciando unicamente il cosiddetto “piano di pace” proposto da Trump il quale parlava di trasformare la Striscia di Gaza in un resort di lusso, da costruirsi sopra le macerie e i cadaveri. Non è follia, è la lucida mentalità del sistema capitalistico, incarnata perfettamente dal presidente americano.

La moglie del comandante del campo di sterminio, insieme ad altre donne, in una stanza della casa discute amabilmente di dolciumi e pellicce, come se non esistesse un Olocausto a poche centinaia di metri; le sue affermazioni si incentrano spesso sulla necessità di preservare la propria identità e le proprie radici e sull’altrettanto stringente necessità di escludere e di allontanare sia i “bolscevichi” che gli “ebrei”, trattati come criminali. In Europa e in Italia, la Palestina e i Palestinesi, fatta eccezione per una fetta di popolazione che è scesa e continua a scendere in piazza per denunciare il massacro che avviene nella Striscia di Gaza, sono considerati alla stregua di terroristi, nemici che possono attentare alle ‘radici’ cristiane dell’Europa. In Italia, poi, la difesa di queste ipotetiche ‘radici’ cristiane è portata avanti da importanti esponenti del governo. Il film mostra in modo magistrale cosa avviene quando ci si rinchiude nella difesa della propria presunta identità e delle proprie presunte radici: avviene che si può rimanere indifferenti di fronte all’orrore, che lo si può considerare come normalità. Per la moglie del comandante è normale che i “bolscevichi” e gli “ebrei” siano orrendamente massacrati a pochi metri da casa sua.

Ci è sorto poi spontaneo un altro elemento di paragone, da prendersi sempre con le pinzette della metafora. La famiglia sente continuamente rumori orrendi e grida umane provenire dall’altra parte del muro: suoni agghiaccianti provocati da chissà quali infernali lavori cui sono condannati gli internati, lamenti, grida, pianti, squarci sonori inenarrabili. L’Europa e l’Italia non sono così vicine in modo che possano sentire i suoni dei bombardamenti, le grida strazianti degli uomini, delle donne e dei bambini di Gaza ma vedono. Vedono sui social, sullo smartphone e sul PC, al telegiornale, in uno smartwatch: un orrore tascabile sempre a portata di mano. Un orrore che ci circonda da ogni parte: non solo Gaza ma anche l’Ucraina, l’Iran e le tragedie che investono i migranti sotto gli occhi dell’Occidente. Come non si può provare empatia, come si può pensare che niente sia vero? Come si può credere che sia solo una messinscena di ‘terroristi’ o cospiratori? Non è il folle orrore della macchina nazista che si è introiettato negli individui, oggi, ma la lancinante lucidità del sistema capitalistico. È quest’ultimo, nel suo aggiornamento 4.0, a creare tanti robot irreggimentati, capaci di restare indifferenti di fronte all’orrore e di irridere lo stesso orrore, come le odiose faccine sorridenti sui social a commento delle tragedie dei migranti o dei morti di GazaQuelle faccine sono le avanguardie di un nuovo nazismo. Pasolini diceva che il capitalismo e la società dei consumi sono un nuovo nazismo, anzi, se possibile, sono anche peggiori del nazismo. E probabilmente aveva ragione.

Un discorso analogo si può fare in relazione ai recenti crimini perpetrati dall’ICE, gli agenti anti-immigrazione voluti da Trump. Le uccisioni e i rastrellamenti non sono avvenuti nella peggiore repubblica delle banane governata da un sanguinario dittatore ma nella patria della democrazia. Come si può continuare a vivere normalmente, comprare vestiti e auto nuove, fare feste, divertirsi quando per strada, a pochi metri, di fianco, le persone vengono gratuitamente uccise dall’autorità dello Stato o vengono arrestati e deportati brutalmente da quella stessa autorità coloro che sono colpevoli soltanto di non essere bianchi e, magari, cristiani? La banalità del male non cessa un solo istante di perseguitarci e ci perseguiterà ancora a lungo finché gli individui saranno assoggettati in tutto e per tutto al sistema capitalistico. Un capitalismo 4.0 che non riconosce altri che sé stesso e considera i poveri e gli emarginati del mondo come un nemico da eliminare senza pietà. La difesa delle identità, delle radici, l’ossessione sicuritaria dominata dalla paura che si sta diffondendo ovunque nell’Occidente ricco e capitalista non fanno altro che aprire la strada a un nuovo nazismo 4.0.

Guy van Stratten

27/1/2026 https://codice-rosso.net/

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *