Messina, la rabbia dei 10mila No Ponte: “Salvini mangia quattrini, distrugge la nostra terra”
“Salvini mangia quattrini, distrugge la nostra terra”, più di 10 mila persone hanno marciato per le vie del centro di Messina per dire no alla grande opera.
Numeroso, colorato e determinato, il popolo No Ponte è tornato in piazza. A distanza di una manciata di giorni del disco verde garantito dal Cipess al progetto definitivo, migliaia di attivisti e di semplici cittadini hanno invaso le strade del centro di Messina ieri pomeriggio per gridare la contrarietà di un intero territorio all’ipotesi del collegamento via ponte tra la Sicilia e il continente. Un progetto faraonico da quasi 14 miliardi di euro destinato a modificare per sempre un francobollo di mare e terra tra i più incredibili e fragili del Mediterraneo, e che rischia di incidere pesantemente sulla qualità della vita di quasi mezzo milione di persone che abitano su entrambe le sponde dello Stretto.
Sono proprio i cittadini delle aree che maggiormente saranno interessate dai futuri cantieri i veri protagonisti della protesta ordinata e rumorosa, la terza in poco più di un anno.
Hanno imbracciato bandiere colorate e striscioni dai toni ironici, soprattutto nei confronti del segretario leghista e ministro alle Infrastrutture Matteo Salvini, che del ponte ne ha ormai fatto il proprio feticcio elettorale.
Un numero che ha fatto esultare gli organizzatori: “. «Questo corteo è stato convocato per fermare i cantieri che si prospettano infiniti – ha detto dal palco, allestito all’ombra del campanile romanico della cattedrale, afferma Gino Sturniolo dello Spazio No Ponte che ha organizzato la manifestazione, tutta la forza di questo corteo deve essere spesa per fermare l’emorragia di risorse pubbliche che verrebbero strappate ai bisogni primari di questa terra: acqua, sanità, sicurezza sismica e idrogeologica. Chi si sta schierando dalla parte della devastazione si sta assumendo una grossa responsabilità. Gli abitanti di questa terra se lo ricorderanno»
L’annuncio del governo dei primi cantieri in autunno – sottolineano gli organizzatori – ha evidentemnete messo in moto evidentemente un’azione più forte di passaparola per la mobilitazione popolare, un percorso parallelo a quello dei ricorsi ai tribunali. In piazza c’erano politici, sindacalisti, attivisti, ambientalisti, professori universitari (tra gli altri il costituzionalista Michele Ainis), semplici cittadini.
Di lasciare le proprie case per fare posto a un’opera controversa come il ponte a campata unica da 3,3 chilometri tra Scilla e Cariddi non ne hanno nessuna intenzione.
«La mia non sarà tra quelle espropriate – racconta Daniele Ielaqua del coordinamento Capo Peloro – ma i cantieri passeranno proprio di fianco al muro di cinta di casa mia. Che tipo di vita mi devo aspettare per i prossimi dieci anni con i mezzi di un cantiere imponente, come quello che servirà per la costruzione del ponte, che mi passano sotto la finestra della stanza da letto? Siamo tutti molto preoccupati da quello che ci aspetta anche se, paradossalmente, l’approvazione da parte del Cipess con cui si sta provando ad accelerare ulteriormente l’iter di questo progetto, sembra averci compattato ancora di più. Questo ponte non ha senso, e noi siamo in piazza per gridare ancora una volta il nostro no alla devastazione di un territorio che non ha uguali». Partito dal salotto buono di Messina, il lungo serpentone si è messo in marcia poco prima del tramonto portando in piazza la voce di chi vede l’infrastruttura come l’ennesima speculazione economica sulla pelle di due tra le regioni più in difficoltà dell’intero sistema Paese.
«Siamo in piazza oggi – ha raccontato al manifesto Federico Alagna dell’assemblea No Ponte di Messina – per ribadire a Salvini che questo territorio non è una colonia e non accetteremo l’ennesima decisione calata dall’alto. Nessuno del governo si è neanche preoccupato di chiedere cosa serva davvero a questo territorio, spero che l’importante risposta della piazza possa far capire loro cosa pensano veramente gli abitanti dello Stretto».
Sulla stessa lunghezza d’onda anche Enzo Infantino, storico attivista della rete calabrese No Ponte, sbarcato con il traghetto sulla sponda siciliana assieme a centinaia di cittadini del continente contrari allo stravolgimento della loro terra. «Dobbiamo dire un secco no alla volontà propagandistica di personaggi come Salvini che di questa opera inutile e pericolosissima ne hanno fatto il proprio cavallo di battaglia. Lo Stretto è un posto unico che dobbiamo preservare a tutti i costi, proprio per questo abbiamo inoltrato da tempo domanda affinché l’intera area venga nominata patrimonio dell’umanità».
Tra le facce incuriosite dei messinesi che guardavano il corteo sfilare tranquillo tra le serrande aperte dei negozi del centro, il serpentone No Ponte si è fatto largo fino a piazza Duomo, proprio di fronte a quel tratto di mare cantato fin dai tempi della Grecia antica e che rischia di essere stravolto da un progetto vecchio di 14 anni, riesumato in fretta e furia sotto la spinta del vice premier.
Proprio Salvini, due giorni fa, a Messina aveva risposto beffardo inviando bacini alla piccola folla che si era radunata in città per contestarlo.
10/8/2025 https://www.osservatoriorepressione.info










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