No Basi NATO in Italia? Le fanfaronate di Trump

Basi NATO da nord a sud

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La minaccia di Trump fa parte della tragica commedia messa in atto per continuare a rapinare le altre economie per non far soccombere quella statunitense, ormai sull’orlo del collasso dopo avere sempre prosperato sulle spalle dell’Europa, del medio Oriente, dell’Africa e della America Latina tramite guerre e colpi di Stato nei Paesi non asserviti ai suoi interessi. La minaccia di abbandonare militarmente l’Europa non è, purtroppo, credibile perchè perderebbero i criminali rapporti di forza basati militarmente sul proprio DNA di rapinatori.
Consideriamo questa ipotesi: e se la “minaccia” fosse concordata con L’Europa per sostenere il riarmo (Rearm Europe) per attaccare, post sanzioni, la Russia, iniziando la guerra mondiale, inscenando un Casus belli incolpando la Russia? Tipico degli ipocriti.

L’Italia sarebbe subito coinvolta essendo uno dei Paesi europei con la più alta concentrazione di basi militari legate alla NATO e, soprattutto, agli Stati Uniti.
Il totale dei militari e dei civili americani in servizio nelle basi italiane sono oltre le 12.000 unità. Ma il numero può crescere a discrezione statunitense e alle necessità operative. L’Italia, a tutti gli effetti, rappresenta una piattaforma fondamentale per le proiezioni statunitensi verso il Nord Africa, il Medio Oriente e l’Europa orientale.

Un sintetico quadro della presenza NATO in Italia

A Vicenza, dopo la realizzazione presso l’ex aeroscalo “Dal Molin” di un enorme complesso militare riservato ai paracadutisti della 173^ Brigata aviotrasportata di US Army. Ad Aviano, così come a Ghedi (Brescia), sono i bunker che ospitano le bombe nucleari tattiche B-61 delle forze aeree statunitensi, attualmente in fase di aggiornamento per essere impiegate a bordo dei cacciabombardieri di quinta generazione F-35 in dotazione alle forze USA e italiane.
Un hub toscano per la guerra globale che si aggiunge a quelli veneto-friulano (con Vicenza e Aviano); siciliano (Sigonella, il MUOS di Niscemi, la baia di Augusta, lo scalo di Trapani-Birgi e le isole minori di Pantelleria e Lampedusa); pugliese (le basi navali NATO di Taranto e Brindisi, gli aeroporti di Amendola, Gioia del Colle e Galatina); campano (il porto di Napoli e Capodichino, il Comando interalleato di Lago Patria); sardo (gli innumerevoli poligoni sparsi per tutta l’isola, Decimomannu, l’arcipelago della Maddalena).
A esclusivo beneficio delle industrie di morte è avviato a Torino l’ultimo tempio dedicato ad Ares, dio di tutte le guerre, che convertirà parte del territorio dell’Italia nord-occidentale nell’ennesimo hub militare del paese (in quest’area esistono già il centro di Cameri-Novara per la produzione degli F-35, il quartier generale dei NATO Rapid Deployable Corps di Solbiate Olona, i complessi Leonardo- Agusta a Varese, la base nucleare di Ghedi, le fabbriche di pistole, mitra e fucili nel bresciano).
Antonio Mazzeo

La presenza della Us Navy in Italia poggia su due possenti pilastri: da una parte nell’area napoletana sono collocati i comandi della VI Flotta; dall’altra, la base di Sigonella, in provincia di Catania, è l’insediamento operativo più prossimo alle aree di crisi di Nordafrica e Medioriente.

L’impatto sul territorio delle basi americane

Come suggeriscono recenti ricerche, sintetizzate nell’articolo “L’impatto degli eserciti e del settore militare sulla crisi climatica” di Pietro Malesani su Altreconomia (8 aprile 2024), l’impatto sull’ambiente delle basi e dell’attività militare è estremamente negativo. In Italia non ci sembra che qualcuno se ne sia occupato, sinora. Come primo approccio, si potrebbe calcolare la carbon footprint del sistema delle basi militari straniere in Italia, o anche solo dell’impatto sul traffico locale degli spostamenti infra ed extra-urbani creati dalle grandi basi. A Vicenza si calcola che siano 16.000 persone, tra militari e civili, che vivono, lavorano e si muovono tra le diverse pertinenze della base.

Rischi per la popolazione locale

Le basi possono essere viste come bersagli militari in caso di conflitto e quindi una minaccia alla sicurezza dei cittadini locali. Inoltre, preoccupano anche per l’inquinamento ambientale e per gli incidenti (aerei, nucleari, chimici). Le basi militari Nato sono temute anche e soprattutto per la presenza di armamenti nucleari (spesso non confermata ufficialmente). E in quanto danno adito a distrazione da politiche di pace e cooperazione.

La Costituzione italiana è stata storicamente violata da dopo la fine della seconda guerra mondiale:

Articolo 11
“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”.

Ne consegue che le basi USA comportano una cessione di sovranità finalizzata a un ordinamento di pace, ma alla logica militare di una singola potenza.

Redazione

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