Odissea, film di Cristopher Nolan tra falsità e falsi presagi
di Giuseppe Amata
“Odissea”, il film di Cristopher Nolan, sta battendo ogni incasso, sospinto dagli elogi dei principali mass media dell’Occidente collettivo e in particolare prendo a riferimento il commento su RaiNew.it del 05/08/ 2026 (riportato su Google) di Michele Napolitano, professore di Letteratura greca presso l’Università di Cassino, che lo definisce un “capolavoro di disperazione” nel quale “Odisseo sembra Amleto” impegnato in “viaggi, avventure e incontri” come una “sequela ininterrotta di incubi sempre più mostruosi” e come segno premonitore “arriva ad alludere al naufragio della scrittura che attende di lì a poco il mondo che si appresta ad abbandonare per sempre, ad un passo dalla sua catastrofe, dal suo crollo”.
Nel film, infatti, Odisseo dopo aver regolato i conti con i Proci in modo stravolgente rispetto al racconto di Omero, ossia non soltanto infilzandoli con le frecce del suo poderoso arco ma con botte tipiche dei film western, si lascia andare ad una disperata profezia: “Quando chi di noi sapeva scrivere non ci sarà più, resterà solo il canto a tenere viva la memoria di quel che è stato”.
Ritornando agli elogi del film da parte del prof. Michele Napolitano riporto la sua conclusione: “La tristezza e l’angoscia che questo film comunica sono in questo, soprattutto: nel fatto che i tempi terribili che viviamo abbiano potuto produrre una versione così cupa e disperata di un capolavoro al quale l’idea della disperazione è totalmente estranea”.
A mio modesto avviso, la libertà che il regista si prende interpretando la sua Odissea non solo falsa il contenuto della grande opera letteraria di Omero, ovviamente un racconto mitologico degno del suo tempo, ma impregnato di grandi metafore che lo fanno capire, del quale archeologi e storici in seguito hanno spiegato con ampia documentazione, come ad esempio la solida fortezza della città di Troia sui Dardanelli, costruita non solo con solide mura ma con i principali palazzi (utilizzando la malta) serviti da reti idriche, i cui resti sono stati scoperti e descritti dall’archeologo Heinrich Schliemann, mentre altri archeologi hanno scoperto che gli achei costruivano i loro palazzi sovrapponendo una pietra ciclopica sull’altra, vedi ad esempio la Porta dei leoni a Micene o il palazzo del re Agamennone.
La principale metafora sovrastrutturale dell’Odissea di Omero, la fedeltà di Penelope che per vent’anni rifiuta un altro rapporto coniugale credendo nel ritorno del suo sposo (fedeltà non richiesta ad Ulisse!) esprime la svolta nei rapporti sovrastrutturali, cioè l’inizio del patriarcato (per altri versi il nono comandamento consegnato a Mosè recita di “non desiderare la donna degli altri”, non il contrario), mentre la struttura delle formazioni sociali dell’epoca era caratterizzata da tempo principalmente dallo sfruttamento del lavoro degli schiavi e secondariamente dalla subordinazione di quello contadino e artigianale al “signore” con rendite in natura o in prodotti. Le formazioni sociali di quel tempo, oltre a sfruttare gli schiavi e ad espandersi con la loro cattura e con il loro commercio, organizzavano dei forti eserciti nel momento in cui si era addomesticato il cavallo anche per la guerra, si era scoperta la ruota e si costruivano i carri, nonché si fondeva il bronzo attraverso rame e stagno non solo per utensili domestici e attrezzi lavorativi come l’aratro ma per le armature, e alcune comunità già lavoravano il ferro e quindi le loro armature erano più potenti in termini offensivi. Ipotesi degli storici è che i Troiani, con una civiltà molto più sviluppata di quella achea, avevano però armature di bronzo, a differenza degli achei che cominciavano ad avere armature di ferro, almeno i principali comandanti, Agamennone, Menelao, Ulisse, Achille, Diomede, Aiace.
Dopo questa premessa vediamo alcune falsità del film:
1) Il palazzo di Itaca sembra un castello medievale, mentre come già detto la civiltà micenea costruiva abitazioni in senso lato rassomiglianti ai nuraghi sardi di cui ancora rimane traccia;
2) l’affermazione di Telemaco conversando con la madre Penelope sulla terrazza del palazzo reale: “la nostra è la più grande civiltà mai esistita”. Come è noto prima della loro sono esistite altre civiltà, come nell’impero di mezzo in Asia (Ciunkuò) e successivamente in quello mesopotamico, dei quali l’umanità ne custodisce ancora i tesori, mentre sono scomparsi i principali tesori dei Caldei (rilevazioni astronomiche) e dei Sumeri (buona conoscenza dell’algebra). L’affermazione di Telemaco sarà ripresa alla fine del presente articolo, perchè è una frase chiave del film;
3) Se rappresentando Elena con il volto di nera, a differenza di come la descrive Omero, e di altri guerrieri di razza bianca, nera o mulatta, il regista vuol dimostrare che bisogna essere antirazzisti, mi sembra una banalità perché il razzismo è nato con il colonialismo e tutti gli eserciti coloniali e imperialisti della nostra epoca (inglesi, francesi e soprattutto americani) incorporano razze diverse per continuare con il loro dominio imperialistico e sfruttare le minoranze come gli afro-americani e i latini negli Stati Uniti. Certo, nel mondo antico i Greci chiamavano barbari i popoli che non esprimevano una cultura letteraria come la loro; così i Romani chiamavano barbari i popoli germanici e slavi perché non sapevano costruire grandi opere e abitazioni in muratura come le loro, abitando in case di legno, o perché non conoscevano la scrittura, mentre i popoli vinti venivano schiavizzati perché quello era il modo di produzione di quel periodo storico. Ma con il colonialismo, mentre si diffonde il mondo di produzione capitalistico dopo la manifattura, era cominciata la tratta degli schiavi o lo sterminio di comunità ribelli per far prosperare ulteriormente il sistema oltre allo sfruttamento del nascente proletariato interno;
4) Il viaggio preconizzato da Calipso ad Ulisse di lasciare Itaca dopo averla raggiunta per andare lontano verso Ovest nel film ci appare come un segno del destino che va aldilà dell’affermazione di Dante attribuita a Ulisse sul “fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtude e conoscenza” (Divina Commedia, Canto XXVI dell’Inferno), per oltrepassare le colonne d’Ercole, cosa molto nota al tempo di Dante perchè tali colonne (e la leggenda su di essa creata) erano state superate dai Fenici per procurarsi lo stagno dalle isole Cassiteriti, ovviamente con una navigazione di cabotaggio in alcuni periodi dell’anno, quindi da altri navigatori (greci, romani, normanni in senso inverso).
Ecco, coniughiamo l’affermazione di Telemaco sul “livello di civiltà superiore da loro raggiunta” con i suggerimenti di Calipso “di andare lontano verso Ovest” e scopriamo il vero significato del film “Odissea”: Non vi sarà altra civiltà superiore a quella greca che ne è la madre, se non andando lontano verso Ovest, cioè verso quelli che diventeranno gli USA. E’ la civiltà ai nostri giorni reclamata ed innalzata come superiore in ogni forma dall’Occidente collettivo e se essa crollerà forse rimarrà solo il canto.
E invece l’umanità supererà le turbolenze dei nostri giorni e non sarà la fine della storia, ma la fine di un modo di produzione che oltre a sfruttare il proletariato e i popoli oppressi ha sfruttato la natura fino a determinare il suo stravolgimento nella ricerca del massimo profitto.
Con buona pace del prof. Michele Napolitano noi ancora crediamo nel sol dell’avvenire e in una umanità dal destino condiviso.
15/8/2026 https://www.marx21.it









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