Palestina: le cifre parlano da sole

Del conflitto in Palestina si parla sempre meno. Viene del tutto taciuto da mesi lo stillicidio di incursioni israeliane che continuano in quella che i media continuano ancora a chiamare tregua: esse hanno provocato oltre 600 vittime, oltre a 1500 feriti, con stime che sono sempre approssimate per difetto, con un totale di caduti che ha superato 72.000 morti e oltre 171.000 feriti.

Per dovere di informazione di seguito forniremo cifre che consentono di comprendere la realtà di una guerra che, prendendo spunto da un feroce attacco terroristico, ha lo scopo oramai evidente di consolidare lo Stato di Israele dal punto di vista demografico e militare, chiudendo una volta per tutte qualsiasi prospettiva di pace e di coesistenza con la popolazione Palestinese.

Chi continua a parlare della soluzione a due Stati sa quindi benissimo a questo punto che si tratta di un’ipotesi che la campagna militare di Israele ha cancellato.

I dati che riportiamo sono tratti dalla ricerca di Neta C. CrawfordThe Human Toll of the Gaza War: Direct and Indirect Death from 7 October 2023 to 3 October 2025, pubblicato lo scorso 7 ottobre 2025, nell’ambito del progetto Costs of War condotto dalla Brown University’s Watson School of International and Public Affairs, fonte quindi autorevole e non pregiudizialmente orientata.

Presentiamo quattro tabelle, rimandando per le altre informazioni alle lettura dello studio appena citato.

Tabella 1 – Confronto vittime del conflitto a Gaza e in Cisgiordania (7 ottobre 2023 – 3 ottobre 2025) con quelle delle operazioni militari in Afghanistan (2001-2021) e con il conflitto in corso in Ucraina.
ConflittoTotale vittimeTasso medio uccisioni/meseStima %di civili uccisi
Persone uccise nell’attacco di Hamas contro Israele, 7 ottobre 2023 (tra cui 815 civili uccisi).1.19568%
Residenti di Gaza uccisi nella Striscia di Gaza durante le operazioni militari israeliane, 7 ottobre 2023 – 3 ottobre 2025. Esclusi caduti delle IDF, riportati nella riga successiva.67.075circa 2.806/mese80% circa
Persone uccise a Gaza nella guerra dopo il 7/10, inclusi 466 militari delle Forze di Difesa Israeliane uccisi, dopo l’invasione terrestre delle IDF.67.541circa 2.826/mesecirca l’80%
Persone uccise in Cisgiordania dal 7 ottobre 2023 al 3 ottobre 20251.048circa 44/meseignoto
Perdite umane Afghanistan 2001-2021176.218circa 772/mese26%
Perdite umane della guerra in Ucraina, febbraio 2022 – luglio 2025 (di cui circa 13.883 civili; 250.000 militari russi)circa 323.000circa 7.690/mese4%

Si evidenzia in questa comparazione come il rateo di perdite civili nel l’invasione di Gaza sia di dimensioni enormi in rapporto agli altri conflitti presi in esame: esso non può nemmeno essere giustificato sulla base delle teorie della controguerriglia, come mostra il confronto con il teatro afghano, caratterizzato dalla stessa problematica, vale a dire quella di dover colpire un nemico che si muove, secondo la nota espressione, “come il pesce nell’acqua”, in mezzo cioè ad un popolazione a lui favorevole. Nel caso di Gaza, si è quindi adottata una linea operativa rivolta a portare terrore e disperazione fra la popolazione civile.

La tabella successiva conferma l’intensità di questa maniera di condurre le operazioni, puntando su attacchi dall’aria, di per se stessi il più indiscriminato fra i vari tipi di armamento nei conflitti moderni. Avevamo già riportato in precedenza le caratteristiche di questo impiego da parte israeliana, che, associato all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, ha creato una micidiale combinazione tecnologica destinata proprio a produrre l’altissima percentuale di vittime civile che abbiamo visto nella precedente tabella.

Tabella 2 – Intensità dei bombardamenti aerei durante le fasi di guerra aerea nelle guerre recenti
conflittoPeriodo di tempoNumero approssimativo di bombe/missili sganciatiNumero medio di bombe sganciateal giorno
Operazioni a guida Usa in Afghanistan7 ottobre – 23 dicembre 2001circa 17.500circa 224 al giorno
Operazioni a guida Usa in Iraq19 marzo -18 aprile 200329.199circa 942 al giorno
La guerra di Israele a Gaza7-12 ottobre 2023circa 6.000circa 1.000 al giorno

Aggiungiamo a queste cifre, di per sé già molto eloquenti, le recenti informazioni, non smentite, diffuse in un articolo di Al Jazeera, in merito all’impiego da parte delle forze armate israeliane di ordigni in grado di raggiungere, al momento dell’esplosione, temperature altissime, tali da “vaporizzare” gli esseri umani colpiti – rendendo in questo modo ancora più difficile l’identificazione e quindi la quantificazione delle vittime.

Tutto questo a prescindere dalle implicazioni relative al diritto bellico ed al diritto umanitario, calpestati senza alcuna esitazione dalle autorità politico-militari dello Stato di Israele.

Ecco quali sono gli ordigni, di provenienza statunitense, impiegati da Israele su Gaza:

MK-84 “Hammer”, bomba non guidata da 900 kg riempita di tritonale genera un calore fino a 3.500°C.

BLU-109 bunker buster: utilizzata in un attacco ad al-Mawasi, un’area che Israele aveva dichiarato “zona sicura” per i palestinesi sfollati con la forza nel settembre 2024, questa bomba ha fatto evaporare 22 persone. Ha un involucro in acciaio e una miccia a ritardo, penetra nel terreno prima di far esplodere una miscela esplosiva PBXN-109. Questo crea una grande palla di fuoco all’interno di spazi chiusi, incenerendo tutto ciò che si trova nel raggio d’azione.

GBU-39: questo ordigno ad alta precisione è stato utilizzato nell’attacco alla scuola di al-Tabin. Utilizza esplosivo AFX-757. “La GBU-39 è progettata per mantenere la struttura dell’edificio relativamente intatta, mentre distrugge tutto ciò che si trova all’interno. (…) Uccide tramite un’onda di pressione che devasta i polmoni ed un’onda termica che incenerisce i tessuti molli”.

Questo impiego terroristico di carichi bellici aerei e missilistici, non accidentale ma accuratamente pianificato, ha quindi come obiettivo politico-militare rendere impossibile la sopravvivenza nella Striscia di Gaza alla popolazione palestinese residente: lo mostrano bene le percentuali di anziani, donne e bambini sul totale delle vittime palestinesi, sintetizzate nella sua tragica evidenza in questo grafico pubblicato nello studio ricordato al principio.

L’intensità del massacro a Gaza è confermato dalla parallela offensiva israeliana contro l’informazione, poiché la realtà di questo conflitto deve raggiungere l’opinione pubblica mondiale secondo le indicazioni del governo israeliano.

Lo dimostrano le cifre della tabella segunte, che dimostrano la precisa volontà del governo israeliano di impedire che i mass-media possano documentare sul campo quanto sta avvenendo. Non ci si è limitati all’espulsione di giornalisti arabi, come quelli della molto nota rete televisiva Al Jhazeera. Chi è rimasto sul campo, lo ha fatto a proprio rischio e pericolo, pagando un tributo di sangue molto elevato alla libertà di informazione.

Nella stragrande maggioranza dei casi, i giornalisti occidentali hanno quindi operato dalle sedi assai più sicure in territorio israeliano; le nostre emittenti hanno generalmente passato materiale di provenienza israeliana; chi è entrato a Gaza lo ha fatto embedded, come si dice tecnicamente, cioè integrato nell’apparato militare israeliano.

Tabella 3 – Giornalisti caduti nei conflitti a Gaza, in Afghanistan e Ucraina
Conflittofonte: Comitato per la protezione dei giornalististime:  dei giornalisti e operatori dei media uccisiRapporto del Database sulla sicurezza degli operatori umanitari uccisi a Gaza(ottobre 2023 – settembre 2025)
Operazioni militari israeliane a Gaza (2023-28 Settembre 2025)195 (–248)*554
Afghanistan, 2001-202174446
Ucraina (febbraio 2022- Agosto 2025)1932

Il Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ) sta indagando su ulteriori casi di giornalisti uccisi. La stima più alta (248) proviene dall’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani.

Per completare il quadro, da ultimo ma non ultimo, terminiamo con i dati quantitativi relativi alle richieste di intervento umanitario presentate all’autorità occupante israeliana, con i relativi esiti. Da questo quadro si deduce agevolmente che lo Stato di Israele ha lasciato e lascia entrare nella Striscia di Gaza per fornire aiuto alla popolazione solo le organizzazioni che hanno il suo placet: quali esse siano state, lo abbiamo già visto in un altro nostro articolo.

Tabella 4 – Esito delle richieste, presentate all’autorità occupante israeliana, di interventi umanitari rivolti alla Striscia di Gaza
richieste18-31
Marzo
1-30
Aprile
1-31
Maggio
1-30
Giugno
1-30
Luglio
1-31
Agosto
1-9
Settembre
Totali
n. richieste
totali
1062002763933413561481820
n. ritirate181450472819167
% ritirate14513148139%
n. respinte75105156174692824631
% respinte715357442081635%
n. bloccate6833388510840318
% bloccate64121025302717%
n. accolte24797313114019265704
% accolte2340263341544439%

In conclusione, riportiamo poi l’attenzione su di un elemento già da noi sottolineato in altri contributi su clarissa.it: se l’obiettivo dichiarato dal governo israeliano era la definitiva distruzione di Hamas, a cosa sono servite le migliaia di vittime civili a Gaza, se oggi Hamas, sia pure pesantemente decimata e privata di molti dei suoi più alti esponenti, vive e combatte ancora?

È una domanda di fondo che il popolo dello Stato di Israele si dovrebbe porre. La risposta, probabilmente, è già in queste cifre.

Gaetano Colonna

13/2/2026 https://clarissa.it/

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