Palestina. Quando il mondo dorme. Storie, parole e ferite della Palestina
Il libro di Francesca Albanese, Relatrice Speciale ONU sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, ci restituisce la cruda realtà che sta vivendo il popolo palestinese. Non solo racconta ciò che accade oggi a Gaza e nei territori illegalmente occupati da Israele, ma ci aiuta a comprendere cosa significa essere palestinesi sin dal 1948.
Attraverso testimonianze e descrizioni raccolte da persone vicine all’autrice – parole che, capitolo dopo capitolo, mi hanno colpito profondamente, a volte come un pugno, altre come una carezza – cercherò di riassumere in poche pagine l’essenza di questo libro, invitandovi a scoprirlo e approfondirlo.
Introduzione
“Com’è possibile che la verità sia diventata menzogna e la menzogna verità?”
Il male dilagante della menzogna, come lo definisce l’autrice, va contrastato con tutte le nostre forze attraverso il sapere, la consapevolezza e una conoscenza sempre più incline all’azione, più che alla teoria.
Ognuno di noi deve sviluppare anticorpi per resistere: alla manipolazione dell’informazione, allo sfruttamento, all’inganno politico.
Voce I
“Cos’è l’infanzia in Palestina?”
“Dobbiamo lottare per avere il diritto di respirare… di restare nella nostra terra senza dover soffrire.”
— Rawan, 11 anni
“Dobbiamo sempre scappare da qualche pericolo. Se non sono i soldati, sono i coloni.”
— Aladdin, 14 anni
“Ci bombardavano da tutte le parti. Avevamo tanta paura che i nostri genitori potessero morire.”
— Yasmine, 16 anni
“L’anno scorso i soldati hanno attaccato la mia scuola tre o quattro volte. Lanciavano gas lacrimogeni e sparavano proiettili veri. Molti insegnanti non riuscivano a respirare.”
— Fares, 12 anni
“Mio papà è stato ucciso vicino a una colonia dai soldati. Poi ci hanno preso anche la casa. Prima sono diventato orfano, poi anche senza un tetto.”
— Samer, 11 anni
Questa è l’infanzia in Palestina.
Voce II
“Quali sono le conseguenze dell’occupazione?”
Tra il 1967 e il 2006, più di 800.000 palestinesi – inclusi minori – sono stati arrestati e detenuti da Israele. Spesso senza accuse né prove, con processi farsa, e sotto il regime delle leggi militari.
Come riporta l’autrice, il messaggio è chiaro:
“Tu sei sotto il nostro controllo. Non sei libero.”
Ricorda anche che, secondo lo Statuto di Roma, la persecuzione – ovvero la privazione intenzionale e grave dei diritti fondamentali sulla base dell’identità di gruppo – costituisce un crimine internazionale.
Voce III
“Cosa significa vivere a Gerusalemme?”
Vivere a Gerusalemme da palestinesi significa confrontarsi ogni giorno con una subalternità strutturale imposta da Israele. L’opposizione tra “arabi” ed “ebrei” è, come sottolinea l’autrice, un effetto diretto del pensiero sionista, che semplifica l’apartheid in termini etnico-religiosi.
Molti israeliani che occupano case e terre palestinesi in Cisgiordania o a Gerusalemme Est provengono da Stati Uniti, Europa, Australia, Canada. Anche vivendo all’estero, continuano a mantenere proprietà e controllo, contribuendo a un sistematico esproprio.
Voce IV
“Come si riconosce una persona antisemita?”
Antisemitismo e islamofobia sono forme d’odio, discriminazione e pregiudizio verso ebrei e arabi. Semplice, no?
Purtroppo, non per chi manipola le parole e la storia.
L’I.H.R.A. (International Holocaust Remembrance Alliance) ha adottato una definizione complessa dell’antisemitismo, accompagnata da 11 esempi che finiscono per equiparare ogni critica a Israele a un atto antisemita.
Questa definizione, seppur non vincolante, è stata adottata da 25 dei 27 Stati membri dell’UE ed è utilizzata da governi, università e aziende.
Significa che indossare simboli palestinesi può essere interpretato come un atto “contro Israele” e, quindi, sanzionabile.
Voce V
“Come si può abbattere l’apartheid?”
Nel 2005 nasce il movimento BDS (Boycott, Divestment and Sanctions), fondato sul diritto internazionale e ispirato alla lotta contro l’apartheid sudafricano.
Negli anni, il BDS è diventato uno strumento fondamentale non solo per denunciare, ma anche per informare i cittadini sui prodotti provenienti dai territori occupati e distribuiti nelle GDO.
Come per il Sudafrica, anche qui il riconoscimento è stato lento: solo nel 2021 Human Rights Watch e nel 2022 Amnesty International hanno dichiarato che Israele pratica l’apartheid “dal Giordano al Mediterraneo”.
Non servono istruzioni per abbattere un muro: serve solo la volontà di ciascuno di noi.
Voce VII
“Come si misura la distruzione di un popolo?”
La Convenzione sul genocidio dell’ONU del 1948, all’articolo 2, elenca atti che – se compiuti con l’intenzione di distruggere un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso – configurano genocidio:
- Uccisione dei membri del gruppo
- Lesioni gravi fisiche o mentali
- Sottomissione a condizioni di vita distruttive
- Impedimento delle nascite
- Trasferimento forzato di minori
Francesca Albanese denuncia come spesso l’aiuto umanitario sia stato usato per coprire un progetto di conquista. E accusa alcuni governi occidentali – come Germania, Regno Unito e Italia – di sostenere attivamente questo piano.
La complicità nel genocidio è punibile.
E anche chi governa può essere giudicato da un tribunale penale internazionale.
Voce VIII
“Dov’è la casa di una persona rifugiata?”
“Ora vivo qui, viaggio così tanto che nel mio passaporto resta solo una pagina libera. Anche questo è resistenza.
Dico ai coloni: ‘Sapete che c’è? Io vado in giro per il mondo a far conoscere la mia arte!’”
“Solo il nero può riflettere la realtà: una realtà così orribile che ci riduce al silenzio.”
“Gaza vivrà per sempre… Gaza vi perseguiterà.”
“A quanto pare, alla gente interessa vedere dipinto il dolore di Gaza.
Ma non c’è abbastanza vernice per raccontarlo tutto.”Voce IX
“Perché è importante preservare la memoria di un popolo?”
Il trauma non è solo ciò che accade, ma ciò che continua ad accadere dentro chi lo ha vissuto.
Riconoscere il dolore, come nel caso dell’Olocausto o di ciò che sta vivendo il popolo palestinese, è l’unico modo per iniziare a guarire.
“Coltivare la memoria emotiva è un atto di restituzione della verità a se stessi e a un popolo ferito.”
“Importante è lottare insieme per capire, conoscere, preservare la memoria e difendere chi resta.”
“Se dovessi morire, tu devi vivere…
per raccontare la mia storia.
Se dovessi morire,
fa che porti speranza, che sia un racconto.”Conclusione
“Porta con te l’idea
di poter essere
Luce,
in qualsiasi angolo
della Terra.”
Guido Marsella
2/7/2025 https://www.lafionda.org/










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