Persone con disabilità e caregiver: quel bisogno profondo e urgente di supporto psicologico

di Anna Maria Gioria*

Le persone con disabilità e i loro caregiver avrebbero un bisogno profondo e urgente di supporto psicologico, ma per troppi si tratta di un percorso irto di ostacoli, che non sono solo le barriere economiche – l’impedimento maggiore -, ma anche varie barriere fisiche e logistiche; le sedute online potrebbero essere un possibile rimedio: è quanto sostanzialmente emerge da un’indagine condotta dalla Federazione FISH, in collaborazione con il centro medico online Serenis

Le persone con disabilità e i loro caregiver conoscono la terapia consistente nel supporto psicologico come strumento per migliorare il loro benessere psicofisico? Quanto e quanti usufruiscono di questo metodo? Per loro risulta accessibile?
Tali quesiti sono stati oggetto di una recente indagine condotta dalla FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), in collaborazione con Serenis, centro medico online per il benessere mentale e fisico, con lo scopo di promuovere la consapevolezza, l’inclusione e l’accesso alla terapia psicologica.
Ebbene, da tale indagine risulta che lo stesso metodo sia poco accessibile e che un possibile rimedio potrebbero essere le sedute online. Ma vediamo più nel dettaglio qual è la situazione.

La parte del sondaggio rivolta specificatamente alle persone con disabilità dimostra che esse hanno una buona familiarità con il concetto di terapia psicologica. L’88,5% degli intervistati, infatti, dichiara di averne sentito parlare, il 37% ha usufruito di sedute in presenza e il 33% online; inoltre, il 20,9% vorrebbe iniziare un percorso di questo tipo, ma non l’ha ancora fatto.
Per molti che non ne usufruiscono, funge da deterrente l’accesso alla terapia stessa: il 25,4% ammette di avere rinunciato al percorso a causa di barriere fisiche, logistiche, comunicative o culturali; per la maggior parte, il 73%, però, l’ostacolo maggiore è il costo economico.
Altri importanti impedimenti sono nel 27,9% la mancanza di psicoterapeuti con competenze specifiche sulla disabilità; nel 22,6% la distanza fisica; e nel 16,4% la scarsa informazione.

La terapia online risulta essere sicuramente una possibile soluzione a gran parte delle criticità evidenziate, adattandosi alle esigenze personali, agli orari, alle modalità di comunicazione, ai supporti accessibili. Il 48,1% delle persone con disabilità che fanno parte del campione reputa infatti fondamentale la facilità d’uso di queste piattaforme, ma uno dei problemi persistenti rimane la non adeguata preparazione dei professionisti: più del 50% di coloro che hanno risposto dichiara di essersi interfacciato con professionisti senza un’esperienza specifica nelle disabilità.
Un altro dato significativo è quello del 66,7% degli intervistati, secondo cui l’integrazione della psicoterapia online nel sistema sanitario potrebbe migliorare di gran lunga il proprio benessere psicologico.
«La terapia online – afferma il presidente della FISH Vincenzo Falabella – è un valido strumento per superare difficoltà logistiche e offrire flessibilità, specialmente per chi è isolato. E tuttavia, come FISH sottolineiamo che l’accessibilità tecnologica non deve sostituire la qualità della relazione terapeutica. È pertanto urgente investire nella formazione specifica dei professionisti della salute mentale per garantire percorsi competenti e personalizzati».

La sezione dell’indagine dedicata ai caregiver rivela come gli stessi abbiano un urgente bisogno di supporto, ma il 43% del campione ammette che il sostegno psicologico offerto non è né adeguato né accessibile. Il 50,4% dei rispondenti dichiara quindi che, pur non essendosi mai sottoposto a trattamenti di psicoterapia online, ha il desiderio di provare. Il 67,2% degli intervistati ha dimostrato di preferire sedute private, poiché hanno bisogno di uno spazio personale dove ricevere un supporto diretto per le sfide che devono affrontare ogni giorno.
Anche se, molto spesso, si tende a non prestare un’adeguata attenzione alle esigenze dei caregiver, considerati, per lo più, come delle “persone forti”, in realtà non lo sono. Essi richiedono infatti attenzioni che vanno al di là del semplice «Ciao, come stai?» e in particolare hanno bisogno di essere ascoltati senza essere giudicati.

«La nostra indagine con la FISH – annota Daniele Francescon, co-fondatore e general manager di Serenis – ha acceso i riflettori su una realtà che non possiamo più ignorare. Le persone con disabilità e i loro caregiver non solo conoscono il valore del supporto psicologico, ma ne hanno un bisogno profondo e urgente. Eppure, per troppi, il percorso verso il benessere mentale è irto di ostacoli e non parliamo solo delle barriere economiche, che costituiscono l’impedimento maggiore, ma anche di tutte quelle barriere fisiche e logistiche che costringono una persona su quattro a rinunciare alla terapia ancor prima di iniziare. Infine, non possiamo dimenticare i caregiver, i “forti” che sostengono tutto: sono persone che chiedono, a gran voce, uno spazio personale e non giudicante per poter affrontare le sfide che sostengono ogni giorno. È nostro dovere assicurare che quel supporto non sia un lusso, ma un diritto accessibile a tutti».

*Il presente contributo è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “Il supporto psicologico alle persone con disabilità e ai caregiver: un aiuto per molti ancora inaccessibile” e viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

24/10/2025 https://superando.it

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *