PIEMONTE IN GINOCCHIO: BOOM DI CASSA INTEGRAZIONE. IL FALLIMENTO DIUNA CLASSE POLITICA CHE PUNTA SUL RIARMO E DIMENTICA LOSVILUPPO OCCUPAZIONALE

COMUNICATO STAMPA

“I dati sulla cassa integrazione in Piemonte – dichiarano Giorgio Pellegrinelli, responsabile lavoro per la federazione PRC di Torino e Alberto Deambrogio, segretario regionale PRC per Piemonte e VdA – fotografano un disastro industriale senza precedenti: nel 2025 le ore autorizzate sono volate con un incremento del 19%, con picchi drammatici che nel primo semestre avevano già segnato un +68,4%. Mentre il resto d’Italia arranca, il Piemonte sprofonda, confermando Torino come la provincia più colpita del Paese”.

“Questo scenario non è un incidente di percorso, ma il risultato del fallimento strutturale dei governi nazionale e regionale. Entrambi si sono dimostrati incapaci di affrontare i nodi di un’economia strozzata anche dai costi energetici derivanti da una politica di guerra persistente, che ha fatto schizzare i prezzi, rendendo insostenibile la produzione manifatturiera. La stessa rinuncia dell’Europa, per il futuro, al gas russo ci condanna a prezzi alti e dipendenza dagli Usa”.

“Siamo di fronte a un’incapacità diffusa di prospettare produzioni utili. Il centrodestra gestisce l’esistente con rassegnazione, mentre il centrosinistra resta intrappolato nello schema Draghi-Letta, illudendosi che la crescita legata al riarmo e ai profitti di colossi come Leonardo, con tanto di bolle finanziarie connesse, possa generare occupazione di qualità. Non è così: le armi non creano lavoro stabile per le migliaia di operai dell’automotive e dell’indotto in crisi, per cui non si riesce neanche a
dire ad Elkann di dismettere il dumping lavorativo ricercato in Algeria”.

“E ancora, al di là del saldo occupazionale negativo, l’industria bellica va respinta con forza perché è strutturalmente produttrice di morte e sofferenza. Essa rappresenta un modello eticamente inaccettabile e radicalmente incompatibile con la nostra Costituzione, che all’Articolo 11 ripudia la guerra — e dunque l’uso delle armi — come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.”

“Mentre si finanziano le commesse militari, il Piemonte ha perso il treno dello sviluppo sostenibile. Nonostante le potenzialità del territorio, gli investimenti sulla mobilità collettiva sostenibile sono al palo, con tagli ai servizi ferroviari regionali e una totale assenza di una visione industriale che riconverta le fabbriche verso produzioni necessarie alla transizione ecologica. La subordinazione agli Agnelli/Elkann, ormai più che trentennale, da parte di larga parte del centro sinistra e delle organizzazioni sindacali, ha lasciato via libera alla dismissione di molte delle eccellenze industriali
piemontesi (Marelli, Comau…), quelle su cui si poteva fondare una tenuta innovativa del settore”.

“È tempo – concludono Pellegrinelli e Deambrogio – di abbandonare l’illusione bellica e rimettere al centro il lavoro utile, l’energia a prezzi sociali e, tanto per fare un esempio, un piano industriale seri per i trasporti pubblici”.

Partito della Rifondazione Comunista
Comitato regionale del Piemonte e della Valle d’Aosta


4 febbraio 2026

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