PIEMONTE. UNITÀ DI VALUTAZIONE GERIATRICHE È «BOOM» DI “DIFFERIBILI” (CONVENZIONE RSA RINVIATA SINE DIE)

FONDAZIONE PROMOZIONE SOCIALE: «È SALTATO OGNI CRITERIO DELLE COMMISSIONI: LE ASL DICHIARANO RINVIABILI CASI SANITARI GRAVISSIMI IN VIOLAZIONE DELLE STESSE DELIBERE REGIONALI».

SANITÀ REGIONALE SENZA GOVERNO E MIGLIAIA DI MALATI NON AUTOSUFFICIENTI
PRIVATI DELLE CURE DI CUI HANNO DIRITTO: LA GIUNTA CIRIO ASSISTE E NON INTERVIENE?

«Non solo le Asl del Piemonte trasgrediscono la norma nazionale che non prevede criteri selettivi per la
copertura del 50% della retta di ricovero in Rsa a carico del Servizio sanitario, ma hanno adottato in modo
ormai diffuso la pratica di classificare come ‘differibili’ i malati cronici non autosufficienti che fanno domanda
di quota sanitaria in Rsa. ‘Differibile’ significa che non c’è nemmeno un tempo di risposta dell’Asl rispetto
all’attivazione della convenzione: un rinvio sine die». É la nuova denuncia di Fondazione promozione sociale
che fa seguito all’incremento dei casi che hanno situazioni sanitarie gravissime, certificate delle stesse Asl, ma
vengono classificati come ‘differibili’, e alla pubblicazione dei dati sulle liste di attesa da parte della Regione
Piemonte, confrontati con quelli presenti nel Piano socio-sanitario regionale 2025-2030.
«L’incremento repentino dei malati cronici non autosufficienti classificati come casi ‘differibili’ è in totale
contrasto persino con le regole regionali – dice la presidente della Fondazione promozione sociale, Maria
Grazia Breda –: questi casi secondo la delibera regionale 14/2013, che disciplina le Unità di valutazione
geriatriche, devono avere ‘parziale perdita di autonomia nella gestione delle attività della vita quotidiana con
presenza di supporto parentale e/o amicale’. Noi registriamo quotidianamente ormai casi di malati gravissimi
giudicati ‘differibili’ che sono completamente non autosufficienti e dipendenti per tutto da cure sanitarie e
socio-sanitarie, spesso già ricoverati in Rsa. Sono le stesse Uvg ad assegnare loro punteggi sanitari altissimi,
certificandone la condizione di malati molto gravi, ma poi con un’evidente e contradditoria falsificazione della
loro condizione sanitaria, ne decretano la ‘differibilità’» (in calce, due casi seguiti dalla Fondazione, per i quali è
stata contestata l’Uvg, con invio delle relative pratiche anche ai vertici della Regione Piemonte).
Inoltre, «il boom dei ‘differibili’ che avevamo già segnalato in merito ai dati sulle liste di attesa aggiornati a
dicembre 2025 è sospetto, perché appare il tentativo, dopo una prima pubblicazione dei dati nel Piano socio
sanitario aggiornati a febbraio 2025, di far apparire la situazione generale dei malati non autosufficienti meno
grave di quello che è, intaccando anche la loro dignità di persone con alti bisogni di cura».
Questi i dati dei malati classificati come differibili dalle Asl del Piemonte con il dettaglio di quelle che hanno
registrato i maggior aumenti, con l’incremento percentuale da febbraio a dicembre 2025:
Totale Asl Regione Piemonte da 4217 a 7399  +75%.
Di cui: Asl Città di Torino da 104 a 740  +612%
Asl To3 da 613 a 1001  +63%
Asl To4 da 485 a 891  +84%
Asl Novara da 4 a 315  +7775%
Asl VCO da 13 a 140  +977%
Asl Cn1 da 526 a 1408  +168%
«È saltato ogni criterio delle Commissioni di valutazione, che era già una deroga illegittima al diritto sancito a
livello nazionale – conclude Breda –. La sanità regionale sembra sempre più senza governo: una situazione
preoccupante, sulla quale continuiamo a intervenire dando voce a tante famiglie disperate per la ‘malattia
negata’ dei propri cari e il carico umano ed economico delle cure private che le Asl scaricano su di loro. I
piemontesi anziani malati non autosufficienti e le loro famiglie sono costretti a usare i risparmi di una vita e in
tanti casi a svendere l’abitazione dell’anziano per pagare, anche per anni, l’intera retta della Rsa».
«La Giunta Cirio assiste impassibile all’impoverimento di migliaia di piemontesi, ingiustamente privati della
quota sanitaria? La Regione ‘batta un colpo’ e inverta la rotta immediatamente, dando risposte concrete alle
17mila famiglie di degenti nelle strutture socio-sanitarie che oggi pagano l’intera retta, con nuove quote
sanitarie Lea per il ricovero in Rsa, e alle altre migliaia di malati costretti a casa senza aiuti, perché
assolutamente non in grado di sostenere le spese di un ricovero privato».
(per informazioni: 345 6749838)


MARITO CON DEMENZA, MOGLIE MALATA DI TUMORE – PER L’ASL TO3 NON È ABBASTANZA GRAVE
I referti del ricovero ospedaliero dello scorso mese di maggio del signor A., 81 anni, sono chiarissimi:
dal 2015 (11 anni!) è affetto da demenza e presenta ai medici «marcata compromissione dell’autonomia
nelle attività della vita quotidiana, con episodi di agitazione psicomotoria e aggressività».
Il referto del Pronto soccorso e quello di dimissione specificano meglio: «Giunge in DEA per impossibilità alla
gestione domiciliare; paziente aggressivo con i figli. La moglie caregiver è ricoverata all’ospedale ***» per
patologia oncologica. Del paziente, i medici scrivono nella lettera di dimissione verso una Rsa: «Segnalati
episodi di agitazione psicomotoria ed etero aggressività in DEA con necessità di terapia sedativa e
contenzione. Diagnosi alla dimissione: insufficienza respiratoria in polmonite a focolai multipli, delirium in
vasculopatia cerebrale cronica e decadimento cognitivo moderato, enterite da Clostridium difficile,
aneurisma aorta addominale». Il medico del Nucleo ospedaliero di continuità delle cure aggiunge: «Si prende
atto di impossibilità a sostenere economicamente la retta per un eventuale inserimento in Rsa».
L’Unità di valutazione geriatrica dell’Asl To3 dà un punteggio sanitario di 11 su 14, che nelle tabelle regionali
corrisponde a «polipatologie di diversa natura e gravità con elevato livello di non autosufficienza, ad alto
rischio di scompenso e/o complicazioni» e «bisogni sanitari di medio/alta complessità associati a bisogni
assistenziali di alta intensità».
Esito della domanda per la quota sanitaria, 50% della retta Rsa? «Differibile» (senza tempo di risposta) che
nella delibera 14/2013 corrisponde a «‘parziale perdita di autonomia nella gestione delle attività della vita
quotidiana con presenza di supporto parentale e/o amicale’». Si aggiunge la beffa del medico presidente
dell’Uvg che scrive: «È prevista la possibilità di presentare domanda di rivalutazione, in modo da evidenziare
eventuali aggravamenti».
DA TRE ANNI RICOVERO PRIVATO RSA, GRAVISSIMA – 71MILA EURO SPESI E TERZA UVG ‘DIFFERIBILE’
L’ultimo referto dell’Unità di valutazione geriatrica dell’Asl di Asti è arrivato a inizio 2026: punteggio sanitario
12, che attesta una situazione di massima gravità, definita così dalle tabelle regionali: «Non-autosufficienza
di alto grado con necessità assistenziali e sanitarie elevate e demenza con alterazioni comportamentali
limitate a tentativi di fuga con necessità di alta sorveglianza o di ambiente protetto». L’esito, però, è
paradossale: ‘Differibile’ (cioè nessun tempo limite per il riconoscimento del 50% della retta Rsa), che sempre
secondo le regole regionali significa «‘parziale perdita di autonomia nella gestione delle attività della vita
quotidiana». È la terza volta che la signora R. riceve questo esito.
È ricoverata da tre anni in Rsa nell’astigiano (prima con residenza nell’Asl To5, ora in quella di Asti) con
elevato impegno sanitario, dove ha speso – grazie anche alle risorse della figlia e al fatto che ha dovuto
svendere la casa per poter pagare la retta – 71mila euro. Ulteriore beffa: proprio la svendita della casa ha
fatto aumentare l’Isee, che illegittimamente viene utilizzato dalle Uvg come uno dei criteri per il punteggio
sociale. Così, dopo tre anni di abbandono da parte dell’Asl e di mancato riconoscimento della quota sanitaria,
secondo l’Unità di valutazione la situazione complessiva della malata è… migliorata.

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28/8/2026

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