Quanto costa la salute alla popolazione anziana??!!
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Ancora tagli per gli anziani in RSA
di Laura Valsecchi Medicina Democratica
Sono anni che Medicina Democratica denuncia la gravissima situazione in cui si trova la popolazione anziana con problemi di salute e di non autosufficienza: mancanza di servizi sociali e sanitari territoriali, mancanza di adeguata assistenza domiciliare, mancanza di ricoveri sanitari adeguati sia negli ospedali che nelle strutture riabilitative.
Le cure sanitarie e assistenziali per questa parte di popolazione, sempre più numerosa grazie alla crescita della aspettativa di vita che però va di pari passo con l’aumento delle patologie croniche, è esclusivamente in mano al privato che come obiettivo primario ha quello del profitto e non certo quello della condizione di salute e di vita delle persone anziane malate non autosufficienti.
Quali sono le principali necessità delle persone anziane?
- Essere seguiti a domicilio da un Mmg per essere curati e prevenire le complicanze
- Essere curati e assistiti a domicilio quando non si è più in grado di svolgere tutte le attività della vita quotidiana (lavarsi, vestirsi, mangiare, oltre ad attività di base relazionali e socializzanti..)
- Essere curati in ospedale, in reparti di medicina o di riabilitazione per il riacutizzarsi di patologie croniche o per le complicanze neuromotorie che trasformano la condizione di autonomia in condizione di dipendenza
- Essere curati e assistiti in una struttura residenziale sanitaria quando a domicilio non è più possibile
Questi 4 punti oggi vengono affrontati in questo modo dal Servizio Sanitario Nazionale:
- Non sempre il Mmg è presente, succede anche non ci sia proprio!
- La persona che ha necessità di assistenza viene seguita da un parente più prossimo (caregiver donna) o paga una badante (sempre donna)
- Spesso si dice i PS sono pieni di persone anziane che difficilmente vengono ricoverate sia per mancanza di posti letto sia perché sono anziane. Se ricoverate vengono dimesse senza farsi carico della continuità di cura assistenziale e sanitaria (dimissioni selvagge)
- Il trasferimento in RSA, costringendo la persona stessa o un familiare a firmare un contratto senza adeguate informazioni, con conseguente avvio di una retta generalmente al 50% a carico della persona (quota sociale/alberghiera). Sempre che vi sia il posto nella struttura residenziale convenzionata con la Regione di residenza, altrimenti il posto può esserci, pagando la quota al 100%.
Come Medicina Democratica sosteniamo che per le persone anziane, malate croniche e non autosufficienti, il diritto alle cure sanitarie è inviolabile ed è doveroso garantire le risposte ai loro bisogni, attraverso una corretta organizzazione di servizi sanitari e socio-sanitari, sia a livello territoriale che ospedaliero, con reparti dedicati e competenti dal punto di vista professionale, organizzati secondo il lavoro in equipe.
La carenza di strutture residenziali sanitarie e socio-sanitarie efficienti, gestite direttamente dal servizio sanitario nazionale, ha portato allo sviluppo smisurato di strutture RSA e similari, gestite da privati e volte prevalentemente al profitto.
Premessa la necessità di incrementare e riorganizzare le cure domiciliari, si ritiene necessario ripensare un modello di RSA che si occupi in modo globale della cura e della assistenza delle persone anziane malate e non autosufficienti.
Queste strutture sanitarie residenziali devono essere a prevalente gestione pubblica, si devono occupare della cura, della riabilitazione e di tutte le prestazioni di cui necessitano le persone anziane, malate croniche e non autosufficienti. Le prestazioni devono rientrare nell’ambito di quelle sanitarie e socio-sanitarie garantite dal Servizio Sanitario Nazionale ai sensi della L.833/78, del D.lgs 502/92 e del DPCM n.15 del 12.1.2017 (Livelli Essenziali di Assistenza socio-sanitaria), della legge 38/2010.
Credevamo che dopo la sofferenza di questi ultimi anni a causa del COVID-19 si iniziasse ad affrontare seriamente i problemi delle persone anziane e con gravi patologie, attuando un cambiamento sostanziale.
Credevamo che all’interno del PNRR vi fossero dei punti significativi in grado di creare più servizi e più attenzione alle necessità delle persone anziane malate e non autosufficienti.
Ci siamo sbagliati, non solo nessuna risorsa dal PNRR, ma è stato dato il via all’attuazione del Piano sulla Non Autosufficienza che ha determinato la Legge Delega 33/2023 che inasprisce e modifica in modo radicale le modalità di presa in carico e di attivazione dei servizi necessari per le persone anziane affette da pluripatologie, malate e non autosufficienti.
La Legge Delega 33/2023 è una controriforma epocale che sposta le cure socio-sanitarie di lungo termine per le persone malate croniche non autosufficienti dal settore sanitario, dove rientrano nei Lea e dove sono previsti diritti esigibili con accesso universalistico, a quello delle politiche sociali, che prevede l’erogazione delle prestazioni sociali (Leps), compatibilmente con le risorse disponibili e in base all’Isee, ossia alla valutazione economica del nucleo familiare.
Si tratta di un testo inaccettabile per le persone malate non autosufficienti e le loro famiglie: un provvedimento che non concederà un solo nuovo diritto alle persone anziane malate croniche non autosufficienti (e alle persone con disabilità grave) e, anzi, sottrarrà clamorosamente diritti a queste categorie di italiani, emarginandole rispetto ai servizi cui hanno diritto, in violazione della Costituzione.
Si prospetta l’istituzione di un Sistema Nazionale per la popolazione anziana non autosufficiente aggregato al Ministero delle Politiche Sociali e del Lavoro e non più al Ministero della Salute!
È incostituzionale prevedere l’istituzione di questo ‘Sistema Nazionale di Assistenza Anziani (SNAA)”, nel quale emarginare le persone anziane malate non autosufficienti sottraendole alla titolarità del Servizio sanitario nazionale quando hanno necessità di cure di lungo termine (tutte le fasi post acuzie o cure estensive). “La tutela della salute delle persone anziane” deve rimanere di competenza del Servizio Sanitario Nazionale “anche al fine di prevenire e di rimuovere le condizioni che possono concorrere alla loro emarginazione” come previsto dalla legge istitutiva del SSN (articolo 2, secondo comma, lettera F della legge n. 833 / 1978).
Inoltre contiene l’assalto paventato all’indennità di accompagnamento (diritto esigibile riconosciuto con la L.18/80) per sostituirlo con un budget di cura valutato da una commissione unica che deciderà sulla base del reddito economico della persona e della sua famiglia.
Successivamente il 15 marzo 2024 viene approvato dal Consiglio dei Ministri il primo (ed unico) decreto attuativo, il D. Lgs. 29, respinto dalla Conferenza Stato Regioni e criticato dal Terzo Settore e dalle Associazioni che fanno parte del Patto sulla non Autosufficienza; ciò nonostante è passato e al suo interno vi sono diversi punti non condivisibili.
Un Decreto che non riconosce e non risponde assolutamente ai veri bisogni delle persone anziane con problemi di salute e di dipendenza, proponendo una prestazione universale che universale non è, visto che viene introdotta con numerosi limiti e restrizioni, riguardando una minimissima platea di persone.
Infatti nel Decreto attuativo si parla di invecchiamento attivo, di turismo accessibile, di telemedicina, di housing e cohousing, di servizio civile, di informazione digitale, di telemedicina, di affezione animale, ecc. e poi si propone “l’inganno delle cure domiciliari: la cosiddetta prestazione universale (art. 34) che riguarda meno di 25.000 persone anziane su 14 milioni di persone anziane, dei quali circa 4 milioni hanno necessità di cure e assistenza socio-sanitaria.
La Prestazione Universale (sperimentale per due anni) riguarda persone con più di 80 anni, con gravissima disabilità e ISEE sotto i 6.000 euro.
Se una persona ha 79 anni, con le stesse caratteristiche non ha diritto ad alcuna cura!!
Infine il 6 marzo 2025 c’è stata l’approvazione da parte della X Commissione Affari Sociali e Sanità del Senato dell’emendamento “Cantù” al disegno di legge n. 1241 (“Misure di garanzia per l’erogazione delle prestazioni sanitarie e altre disposizioni in materia sanitaria”) che determina la modifica dell’articolo 30 della legge 730 del 1983.
L’articolo 30 della L. 730 prevede che: “Sono a carico del fondo sanitario nazionale gli oneri delle attività di rilievo sanitario connesse con quelle socio-assistenziali”.
L’emendamento presentato dalla Senatrice Cantù punta ad escludere dalla piena copertura sanitaria dei costi di ricovero i malati non autosufficienti che hanno interventi sanitari nettamente preponderanti su tutte le altre prestazioni che ricevono.
Questo suo emendamento si vuole contrapporre alle ultime sentenze della Corte di Cassazione (Cass. civ n° 3490/2023 e Cass. civ n° 2038/2023) dove si riafferma il principio di diritto in base al quale le prestazioni socio assistenziali che sono inscindibilmente connesse a quelle sanitarie sono incluse in quelle a carico del Servizio Sanitario Nazionale e dunque gratuite per i cittadini.
Un “cavillo” burocratico che mira a porre fine ai contenziosi fra le famiglie di alcune persone malate gravi e le case di cura per anziani e disabili (RSA e RSD) che non hanno applicato il tariffario di copertura al 100 per cento e che si sono risolti a favore delle persone anziane malate e non autosufficienti.
Una enorme ingiustizia nei confronti delle persone anziane malate non autosufficienti che dovranno sobbarcarsi le spese socio-assistenziali!
L’emendamento nega la possibilità di riconoscere il 100% di copertura da parte del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) nei casi più gravi, quando la componente sanitaria è assolutamente prevalente.
Introduce una separazione rigida negli interventi di cura tra spesa sanitaria e spesa sociale, anche quando nella realtà dei fatti questi bisogni sono inseparabili per le persone non autosufficienti.
Inoltre, la norma è scritta in modo che, in caso della sua sciagurata approvazione, non si possa escludere una sua futura applicazione anche ai ricoveri ospedalieri, a quelli riabilitativi e di lungodegenza.
Infatti, la parcellizzazione delle prestazioni e la loro distinzione in sanitarie e non sanitarie è l’anticamera dell’imputazione del costo delle prestazioni definite non sanitarie a carico dei malati.
Ci chiediamo se non sia proprio questo il vero obiettivo dell’emendamento: aprire la strada all’introduzione di una “quota alberghiera” a carico dei pazienti anche per i ricoveri ospedalieri e nelle case di cura, oggi garantiti gratuitamente a tutti.
Infine va fatta un’altra considerazione: l’emendamento approvato dalla X Commissione del Senato il 14 marzo 2025, diversamente dalla prima versione proposta, prevede la possibilità di elevare la quota a carico del SSN fino al 70% nei casi di alta complessità assistenziale.
Infatti, nel testo del 14 marzo 2025, licenziato per l’Aula, è previsto che “nell’ambito della quota a carico del Servizio sanitario nazionale per l’erogazione delle prestazioni di assistenza sociosanitaria residenziale e semiresidenziale, di cui all’articolo 30 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017, recante definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza”, è fatta “salva la ripartizione ivi contemplata” ovvero la ripartizione del costo totale della retta di ricovero in misura del 50% a carico del Servizio sanitario nazionale “elevabile al 70 per cento nei casi di alta complessità assistenziale” (…) “secondo quanto rilevato nell’ambito della valutazione multidimensionale per la presa in carico dell’assistito”.
Pur ritenendo un passo avanti il riconoscere la necessità di elevare al 70% la copertura sanitaria in determinate condizioni accertate dalle commissioni di valutazioni, NON è assolutamente adeguata a rispondere alle situazioni che presentano prevalenti esigenze sanitarie e socio-sanitarie connesse con quelle assistenziali.
L’esclusione del 100% a copertura del Servizio sanitario nelle RSA, che era comunque limitata a situazioni ben circoscritte e non attuabile in maniera generalizzata, ancora una volta negherà le dovute cure sanitarie e socio sanitarie in chi si trova in condizioni gravi e gravissime, con il solo risultato di dover ricorrere a numerosi ricoveri in ospedale e in case di cura di
riabilitazione e lungodegenza, anche dalle RSA e non solo da casa.
Come Medicina Democratica intendiamo continuare a chiedere con forza che per le persone anziane, malate e non autosufficienti:
- venga mantenuta la competenza sanitaria sulla cura e sui bisogni clinici assistenziali di lungo termine, senza distinzione alcuna (art. 32 della Costituzione)
- si potenzino i servizi sanitari territoriali e il diritto alle prestazioni sanitarie domiciliari di lungo termine anche attraverso l’attivazione concreta e ben organizzata delle Casa della Comunità
- si ripensi ad un modello di RSA con cure sanitarie adeguate, cure assistenziali e riabilitative, lungodegenza, hospice, con personale adeguato, formato e assunto correttamente. Non più un unico operatore socio-sanitario x 20-30 ricoverati! Non si deve più calcolare la presenza degli operatori sulla base di un minutaggio definito a priori, ma sulla base dei bisogni delle persone!
La quota sanitaria che compete alle Regioni deve passare per tutti al 70% della retta totale, come è già per le strutture per le persone con disabilità, ma deve essere mantenuto il riconoscimento della copertura integrale al 100% per chi ha necessità di cure sanitarie e assistenziali ad alta rilevanza sanitaria.
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