«Questa è Guantanamo»: gravi episodi nei CPR di Trapani e Caltanissetta
PH: Archivio MP
La denuncia della Rete siciliana contro il confinamento
La Rete siciliana contro il confinamento ha diffuso nei giorni scorsi un comunicato che riporta gravi episodi verificatisi nei CPR di Trapani Milo e Pian del Lago a Caltanissetta. Le testimonianze raccolte segnalano un’escalation di atti di autolesionismo, tentativi di suicidio e scioperi della fame.
A Trapani, le persone trattenute hanno comunicato quattro tentativi di suicidio, gravi episodi di autolesionismo e l’inizio di uno sciopero della fame. Al CPR di Caltanissetta è stato segnalato un altro tentativo di suicidio e uno sciopero della fame collettivo, temporaneamente sospeso.
«Non ne possiamo più. Ogni giorno, ogni giorno qualcuno si fa del male. Ogni giorno si fanno la corda. Voglio morire. È troppo duro qui. Basta. Non ne posso più. Siamo peggio di animali in gabbia a cui lanciano banane. Aiuto. Aiuto ogni giorno. Aiuto», è il grido disperato di Y., detenuto a Trapani.
Il comunicato riferisce che il 19 giugno 2025, A. si è tagliato il collo ed è rimasto a terra per mezz’ora prima dell’arrivo dei sanitari. Il 20 giugno, sono stati segnalati tre tentativi di impiccagione: uno dei quali ripetuto dalla stessa persona, O., che si trova nel CPR da quattro mesi. Nonostante la gravità della situazione, l’ambulanza è arrivata soltanto un’ora e mezza dopo l’accaduto, alle 22.20.
Le motivazioni che spingono a questi gesti estremi sono legate all’assenza di prospettive, alla durata indefinita della detenzione e alle condizioni psicofisiche in cui versano molte delle persone recluse.
G. racconta: «Il tempo qui non passa mai. C’è chi è qui da 5 mesi, chi da 9. E non ci sta fine. I giudici prorogano il trattenimento quasi sempre. Per loro non siamo niente».
«Questa è Guantanamo», dice M., riferendosi al gesto estremo di O., «non ce la facciamo più».
«Si vede solo sangue. Ogni giorno. Sangue dappertutto. Nessuno se ne frega niente. Sai cosa sono 6 mesi qui? Tutta una vita. Io che ho fatto? Ho solo il permesso scaduto», denuncia B. E aggiunge: «Qualcuno venga qui. Tirateci fuori di qui».
M., che ha 69 anni, vive in Italia da oltre trent’anni, è in CPR da 9 mesi e ha gravi problemi di salute: «Alla mia età dovrei starmene tranquillo a casa a curarmi. Ho passato tutta la vita qui. Prendo due farmaci salva vita, ma sto sempre male».
Dopo quasi un anno di detenzione, manifesta importanti fragilità psichiche: «Le ferite ed il male che ti fa questo posto almeno così si vedono. Ieri mi hanno detto che devo aspettare altri tre mesi per la prossima convalida. E poi? Un’altra ed un’altra? Come si può vivere così?».
Anche al CPR di Pian del Lago di Caltanissetta, secondo quanto comunicato, è stato avviato uno sciopero della fame a seguito di un tentativo di suicidio avvenuto nei giorni scorsi. La persona coinvolta, riferisce la Rete, si trovava in condizioni di salute incompatibili con la detenzione, eppure ne è stata disposta la proroga.
Il comunicato sottolinea che nessuna persona dovrebbe trovarsi in un CPR e denuncia le responsabilità del governo, che ha prolungato a 18 mesi il tempo massimo di trattenimento. Una misura considerata “una beffa grottesca” per chi è costretto a vivere in queste condizioni.
«I CPR sono un dispositivo di morte e sofferenza inimmaginabile – scrive la Rete – che lasciano segni sul corpo e nella mente. La tortura fisica e psicologica viene prolungata dallo stato di costante incertezza: non si conosce la fine della detenzione, convalida dopo convalida, punendo ancora e ancora la libertà di movimento e annullando, un passaggio alla volta, la speranza di uscire».
«I CPR – conclude la nota – rappresentano l’emblema delle politiche carcerarie e di frontiera omicide e vanno aboliti immediatamente. Tutte le persone lì detenute vanno liberate subito».
24/6/2025 https://www.meltingpot.org/










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