Ravenna va in fumo? Prima Versalis, poi Marcegaglia, senza dimenticare Faenza…

Spegniamo l’incendio !

Visto che niente si crea e niente si distrugge in provincia di Ravenna non è proprio

che non sia successo nulla; in sostanza: è umanamente comprensibile che in assenza

di un impatto con effetti acuti sulla popolazione si possa alimentare un clima da

“sospiro di sollievo”.

Tuttavia “qualcosa” è successo e i fumi di combustione pur portati via da venti

favorevoli senza essersi insinuati in maniera evidente nei polmoni o negli ambienti di

vita dei ravennati, da qualche parte sono comunque andati a finire e a inquinare

Infatti il pianeta è un sistema di vasi comunicanti; negli anni ottanta del secolo scorso

fece scalpore la constatazione che la diossina prodotta dagli inceneritori di New York

finisse nel latte materno delle donne inuit anche a causa della loro alimentazione

molto centrata sul pesce; ancora oggi qualcuno coltiva illusioni da “via col vento” ;

tuttavia è il caso d approfondire; ogni evento ha il suo impatto; la stessa necessità di

intervento dei vigili del fuoco comporta problemi e rischi sanitari; oggi infatti è molto

attuale la discussione nel mondo scientifico sulla “scoperta” di un inquietante cluster

di tumori cerebrali nella coorte dei vigili che qualcuno attribuisce a Pfas contenuti

nelle schiume anche se , ovviamente, il rischio fisico e chimico per i vigili è ben più

ampio ed articolato;

ora: accantonata la ipotesi del tipo “non è successo niente”, magari “per mera

fortuna”, entriamo nel dettaglio;

per Faenza (il fatto è “vecchio” e risale al 2023) avevamo posto pubblicamente una

domanda semplice : che fosse spiegata la dinamica a monte dell’evento; e questo

non per finalità “giudiziarie” ma per comprendere se fossero state individuate e

attuate misure adeguate per prevenire il ripetersi di eventi analoghi: ci pare che i

cittadini “non ne abbiano saputo niente” …non che sia l’unico evento nebuloso o

misterioso della storia di Ravenna vista la nota moria di tortorelle verificatasi nel

2011 attribuita (ipotesi plausibile a intossicazione di semi di girasole scaricati da una

distilleria),

per quanto riguarda Versalis; il sindaco ha parlato della presenza (anche) di vapor

acqueo ma assieme al vapore acqueo deve essere stato emesso anche qualcosa

d’altro; il punto di innesco dell’incendio del 4 ottobre-sezione di finitura dell’impatto

di produzione di gomma- fa pensare alla liberazione di sostanze non inerti ma

classificate cancerogene dalla IARC sia pure non in classe 1 ma in classe 2 A e 2 B;

parliamo di 1.3 butadiene e isoprene (sinonimo di isobutadiene); per l’1-3 butadiene

nonostante la attuale classificazione IARC 2 B (probabile cancerogeno) i dati

epidemiologici sono abbastanza chiari e depongono per un nesso con leucemie e

linfoma di Hodgkin; ovviamente facciamo riferimento a notizie di stampa che

potrebbero essere non esaustive o imprecise;

né possiamo dire che la Versalis abbia un passato propriamente “bucolico” ; nel 2013

infatti in una “coda” delle stressanti (per i lavoratori) procedure per il riconoscimento

della maggiorazione pensionistica a causa della esposizione ad amianto emerse che

molti dei campioni di polvere raccolti nello stabilimento erano positivi all’amianto sia

crisotilo che anfibolo ; situazione paradossale: si era dovuto fare ricorso al tribunale

per ottenere il riconoscimento della esposizione fino al 2003 (limite “invalicabile”

per legge) quando il lugo di lavoro risultava, dieci anni dopo, non del tutto “asbestos

free” ;

poi, come abbiamo visto, il problema della Versalis non riguarda solo l’amianto ma

tutte le sostanze convolte nel ciclo produttivo della gomma salvo che si possa

riuscire, per alcune di queste o per tutte, a garantire il “ciclo chiuso” , cosa che ci

pare da escludere

Marcegaglia: incendio di sabato scorso; come è noto Marcegaglia, col consenso

entusiasta della giunta regionale ER pensa di avventurarsi nell’assurdo e rocamblesco

progetto della “cattura della CO2”; progetto tecnicamente temerario e praticamente

disastroso in quanto ad esso sottende una ipotesi: lo sviluppo della economia

capitalistica va bene così come è; la CO2 è una “tigre di carta”, i mutamenti climatici

li risolviamo catturando la CO2 in eccesso; purtroppo pare che alcune frange

sindacali avallino queste disastroso e velleitario progetto; ma sorge un interrogativo :

se Marcegaglia non riesce a prevenire l’incendio di una cabina elettrica non sarà

opportuno che concentri i suoi sforzi per impedire fumi di combustione dei suoi

impianti piuttosto che cimentarsi in imprese sbagliate in partenza e ben più a rischio

nella futura gestione; anche per l’incendio alla Marcegaglia il problema è: cosa

contenevano i fumi dispersi nell’ambiente ? PCB? POLVERI? OSSIDO DI CARBONIO?

PRODOTTI DI COMBUSTIONE DI PLASTICHE ?

Certo è entrata in campo la grande professionalità dei vigili del fuoco ma ogni loro

intervento è a rischio se è vero che l’OMS ha dichiarato “cancerogena” la professione

dei vigili del fuoco salvo che, poi, molto spesso, i riconoscimenti di causa

professionale per questi lavoratori, forse peggio che per altri, vengono pure negati ;

Anche per Marcegaglia e Versalis, come per l’evento di Faenza del 2023 occorre

fornire ai cittadini un rapporto esaustivo sugli eventi e soprattutto , spiegare le

dinamiche, riferire se e quali provvedimenti saranno adottati PERCHE’ QUESTI

EVENTI NON ABBIANO PIU’ A RIPETERSI A PARTIRE DA UNA VALUTAZIONE E

VALIDAZIONE CRITICA DEI DDVVRR (DOCUMENTI DI VALUTAZIONE DEL RISCHIO)

CHE IN ITALIA DA SEMPRE LE IMPRESE TENDONO A GESTIRE COME “DOCUMENTI

SEGRETI” E CHE INVECE DEVONO ESSERE NOTIFICATI TUTTI I LAVORATORI ED AI

TECNICI DI LORO FIDUCIA PERCHE’ SI POSSA ADOTTARE UNA VERA STRATEGIA DI

PREVENZIONE PARTECIPATA DAI SOGGETTI ESPOSTI A RISCHIO

A SEGUITO DI OGNI EVENTO POI, ED ANCHE IN OCCASIONE DEI “QUASI INCIDENTI”

OCCORRE UNA RIGOROSA VALUTAZIONE DI QUELLO CHE “NON HA FUNZIONATO”:

DVR LACUNOSO O DOCUMENTO ADEGUATO ED ESAUSTIVO MA “RIMASTO SULLA

CARTA” O CHIUSO IN UN CASSETTO ?

La situazione dei cittadini esposti a rischio è delicata; più delicata di quella di chi è

responsabile della gestione del rischio e di chi è addetto alle verifiche; è più delicata

dal punto di vista psicosociale in quanto i cittadini sono e si percepiscono lontano dal

locus of control , non sanno nulla sulle misure di sicurezza e sul fatto che queste

siano effettivamente sufficienti e ben gestite; non è un caso che di recente si siano

moltiplicati studi ed osservazioni di tipo antropologico che riguardano le popolazioni

esposte a rischi di inquinamento in quanto nelle situazioni a rischio occorre dare

voce non solo alle istituzioni ma anche direttamente al “popolo inquinato” (per

usare una espressione di Gianfranco Amendola).

Ci pare dunque ragionevole,intanto, suggerire che venga redatto a tre mani (Ausl,

Arpa, Vigili del fuoco ) un dossier conoscitivo sui due (tre) recenti eventi in modo da

garantire il massimo possibile di informazione e trasparenza.

Di questo (anche) parleremo nell’incontro pubblico che si terrà a Ravenna

mercoledì 5 novembre 2025 ore 10-13 nella sala Vanna Nanni (gentilmente

concessa dalla Ausl Romagna) via fiume abbandonato.

I lavoratori e le lavatrici e la cittadinanza sono invitati/e.

Vito Totire, portavoce nazionale AEA/RETE NAZIONALE LAVORO SICURO via Polese

30 40122 Bologna 333.4147329

Bologna/Ravenna , 28.10.2025

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