Riaperto il caso Fausto e Iaio: nuovi indizi dopo 47 anni
Dopo 47 anni il caso del duplice omicidio di Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, conosciuti come Fausto e Iaio, è stato riaperto dalla Procura di Milano che torna a seguire la pista della destra eversiva romana grazie a nuovi elementi investigativi emersi da una comparazione tra volantini dattiloscritti dell’epoca.
I due ragazzi, entrambi diciottenni e vicini al centro sociale Leoncavallo, furono uccisi a colpi di pistola il 18 marzo 1978 in via Mancinelli, in pieno clima di tensione politica e mentre il Paese era scosso dal sequestro di Aldo Moro.
L’ipotesi ora rivalutata è che dietro il loro assassinio ci sia una vendetta politica orchestrata da ambienti neofascisti in risposta alla morte del militante Nar Franco Anselmi, avvenuta pochi giorni prima durante un tentativo di rapina in un’armeria a Roma.
La nuova indagine prende le mosse da una perizia dattilografica che ha rilevato forti somiglianze tra un volantino che rivendicava l’omicidio di Fausto e Iaio, rinvenuto il giorno dopo i loro funerali, e un altro che rivendicava l’attentato del 29 maggio 1978 contro una sezione del PCI a Roma.
Entrambi i documenti erano firmati dalla stessa sigla: Esercito Nazionale Rivoluzionario – Brigata Combattente Franco Anselmi, un nome mai più riapparso ma che secondo gli inquirenti rappresentava una formazione occasionale e informale dell’estrema destra con il solo scopo di colpire il nemico politico.
Già nel 1997 il giudice Guido Salvini aveva evidenziato analogie tra i volantini e i toni usati per rivendicare anche l’attentato all’armeria Centofanti, sempre avvenuto nel maggio del 1978. A partire da queste nuove evidenze la gip Maria Idria Gurgo di Castelmenardo ha accolto la richiesta dei pm Francesca Crupi e Leonardo Lesti e ha disposto la riapertura dell’inchiesta archiviata nel 2000 che aveva visto indagati tre noti esponenti dell’estrema destra romana.

Si tratta di Massimo Carminati, figura centrale della criminalità romana e della destra eversiva, Claudio Bracci, suo cognato, e Mario Corsi, detto Marione, anche lui ex Nar e noto oggi come radiocronista sportivo a Roma.
Venticinque anni fa la gip Clementina Forleo aveva riconosciuto “significativi elementi” a carico dei tre, pur non potendo trasformarli in prove concrete per sostenere un processo, e oggi si cerca di capire se i nuovi riscontri possano finalmente colmare quel vuoto.
A spingere per la riapertura è stata anche una lettera inviata nel gennaio 2024 dal sindaco di Milano Beppe Sala al procuratore capo Marcello Viola, nella quale si sollecitava un approfondimento per fare piena luce su un delitto mai dimenticato.
Dopo quella richiesta è stato aperto un fascicolo conoscitivo e sono stati delegati nuovi accertamenti alla Digos. Per Maria Iannucci, sorella di Iaio, questa riapertura rappresenta la conferma che la verità storica, rimasta per decenni priva di giustizia formale, è sempre stata evidente: due ragazzi furono uccisi da una mano fascista.
Anche il presidente del Senato Ignazio La Russa ha espresso soddisfazione per l’iniziativa della magistratura, auspicando che si arrivi finalmente a individuare i responsabili.
Il delitto di Fausto e Iaio, che ha segnato un’intera generazione, torna così al centro del dibattito pubblico e giudiziario con la possibilità concreta di scrivere, dopo quasi mezzo secolo, una verità giudiziaria che affianchi quella storica e che restituisca memoria e giustizia a due giovani uccisi per le loro idee.
Per chi vuole approfondire, Diogene Notizie consiglia il libro inchiesta del giornalista Daniele Biacchessi “Fausto e Iaio. La speranza muore a diciotto anni”, edito da Baldini e Castoldi

Gianluca Cicinelli
7/5/2025 https://diogenenotizie.com/










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