Riflessioni sulla conferenza di Angelo d’Orsi e Alessandro Barbero “Democrazia in tempo di guerra”
Ho seguito in diretta streaming l’evento intitolato “Democrazia in tempo di guerra” organizzato dal direttore de “La Poderosa”, la sezione ANPI di Torino, e la rivista “Historia critica, historia magistra” diretta da Angelo D’Orsi. L’evento prevedeva in presenza la partecipazione dello storico Alessandro Barbero e di Angelo D’Orsi e gli interventi, in collegamento, di numerose altre personalità: Marco Travaglio, Francesca Albanese, Luciano Canfora Carlo Rovelli, Moni Ovadia. Gli interventi sono stati tutti molto interessanti e hanno toccato diversi argomenti: la russofobia, la guerra ventilata in Europa, la violazione della nostra Costituzione, il diritto internazionale e lo stato di guerra, ma soprattutto il problema della censura delle idee di opposizione accompagnata da una propaganda ossessiva e pervasiva di chi vorrebbe condurci in una certa direzione, anche con la negazione degli spazi pubblici per l’espressione del libero pensiero e del libero confronto.
Fermo restando come premessa che il quadro del momento presente appare fosco e drammatico proprio per questo scivolare sempre più apertamente verso un clima di ventilata possibile guerra guerreggiata anche in Europa, e per questo censurare
antidemocratico di chi ideologicamente non si “allinea” con il pensiero dominante, vorrei ora riportare alcune mie riflessioni, in margine a quelle utilissime già espresse dai due relatori intervenuti.
- Intanto, la costruzione artificiosa del “Nemico”, per preparare l’opinione pubblica a una possibile “inevitabilità” della guerra stessa. Ma, come già diceva il famoso poeta romano Trilussa “spesso er nemico è l’ombra che se crea/ pe’
conserva’ n’idea:/ non c’è mica bisogno che ce sia”. Se poi il Nemico viene identificato con la Russia, considerandola un potenziale aggressore e per questo se ne respinge la cultura, si commettono due madornali errori di valutazione. Il primo denota una indegna manipolazione, se non una vera e propria ignoranza storica. Per restare solo all’epoca moderna, per ben due volte la Russia è stata invasa dalle nazioni europee: la prima volta da Napoleone, la seconda dalla Wehrmacht nazista. Ma in entrambi casi chi ci ha rimesso le penne sono stati gli aggressori, o piuttosto i poveri soldati al servizio dei Potenti che in Russia ce li avevano mandati con le scarpe di cartone. Mai la Russia ha
invaso l’Occidente. Per quanto riguarda la cultura russa, se espungiamo dalla cultura europea la letteratura, l’arte, la musica di produzione russa, buttiamo via un immenso capitale di cultura. La cultura tutta è patrimonio dell’umanità intera! - Un’altra osservazione: i due relatori si soffermano sulla equiparazione, rispetto ai crimini commessi, del nazifascismo e del comunismo. Sulle stragi commesse dal nazifascismo proprio il 27 di questo mese se ne è ricordato qualcosa. E’
anche vero – e i due relatori lo ammettono – che anche i regimi comunisti hanno attivato persecuzioni e commesso stragi di veri o supposti “nemici”. La differenza è che il nazifascismo nasce e si fonda già ideologicamente su un’idea
di superiorità razziale e quindi di violenza persecutoria. Il comunismo nasce invece da un sogno di uguaglianza e di rispetto della dignità umana, anche se poi quel sogno in molti casi è stato disatteso. Ma io aggiungerei un’altra
considerazione: chissà perché, non si contano mai le stragi volute e commesse dal capitalismo. E per le più disparate ragioni. Negazione di condizioni umane di vita a larghi strati della popolazione, incidenti e morti sul lavoro per le precarie condizioni di sicurezza, respingimento dei migranti per cui è impossibile la vita nei Paesi d’origine, e, last but not least, le migliaia e migliaia di morti, militari e civili, nelle guerre volute e sponsorizzate dalle Nazioni liberaldemocratiche. Ma forse se ne perderebbe il conto. - Un’altra considerazione importante la si fa a proposito di quella espressione, molto forte, contenuta nell’art. 10 della nostra Costituzione: L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Sì, è detto proprio cosi’ “ripudia”.
Per queste parole, che ci piaccia o no, si viola la nostra Costituzione quando si inviano soldi o armi a Paesi belligeranti, avendo anche rifiutato altri mezzi di risoluzione delle controversie internazionali. - Sì è posto anche il problema della possibile “legittimità della guerra”. Perché, come hanno detto i relatori, tutti riconoscono che la guerra è un male, tranne quando…e qui si cercano le più svariate circostanze in cui la guerra diventa non solo possibile, ma anche doverosa. Per esempio, se si tratta di una “guerra umanitaria”. Terribile ossimoro! Ma l’ONU – come garante del Diritto internazionale – non è stata istituita proprio per evitare che si ripetano tragedie come quella della Seconda guerra mondiale? Ma – come ha tenuto a specificare un nostro illustre politico “il diritto internazionale ha anche i suoi limiti”.
- E poi ci sarebbe lo “jus in bellum” cioè le leggi da rispettare anche in tempo di guerra. Quali? Ad esempio, quella di non uccidere bambini. Ma va? Andatelo a dire a Nethanyahu! “Ogni guerra ha una costante: il 90% delle vittime sono civili, persone che non hanno mai imbracciato un fucile. Che non sanno neanche perché gli arriva in testa una bomba”. Sono parole di Gino Strada. E Norberto Bobbio parla di “guerra sciolta dal diritto”. Gli Stati “civili” hanno messo al bando la pena di morte, ma non la morte indiscriminata di tutti, in caso di guerra! Dove uccidere non solo è legittimo, ma viene anche comandato!
- Ovviamente, si è parlato anche – e tanto – di censura. Che significa non solo togliere la parola a chi dissente, ma anche togliere lo spazio fisico dove poterlo fare. E magari arrivare anche a eliminarlo fisicamente. In Europa non è ancora successo, ma negli USA con l’ICE purtroppo sì. E si parla del mondo “liberaldemocratico”! Allora un’altra mia osservazione è la seguente: stiamo davvero tornando indietro! Non solo a un tempo in cui si legittimava ampiamente la guerra, ma anche alla legittimazione di un potere dispotico.
Cioè, fascista. E mi viene da pensare che il Referendum per limitare il potere della magistratura e renderlo più dipendente dal potere politico è strettamente collegato all’intenzione di instaurare una sorta di “premierato”. E di avere mano libera persino nella elezione del Presidente della Repubblica. Cioè, in soldoni, concentrare il potere nelle mani dell’Esecutivo. Del più forte. Del più armato.
Questo è fascismo. - Voglio concludere con le illuminanti (almeno per me) parole del fisico Carlo Rovelli. La grande sfida del futuro non è chi vincerà chi, ma la sfida tra due modi di pensare: essere più forte di tutti, avere più eserciti, più armi, più bombe
atomiche, vincere sempre; altro modo di pensare: occorre trovare punti di equilibrio, discutendo per confrontarci in maniera pacifica. Questo secondo modo di pensare è molto più diffuso di quanto si pensi, soprattutto in altri Paesi
come la Cina che vorrebbero dare più spazio agli organismi sovranazionali come le Nazioni Unite per ristabilire un clima di legalità internazionale. Quindi, creare delle alleanze con i Paesi che scelgono la cooperazione e il confronto per costruire relazioni nuove. Quello che non bisogna fare è nascondere sotto la copertura della democrazia la legge del più forte. Dice testualmente Rovelli: “In Europa armarsi è una follia, se ci si arma non si evitano le guerre, anzi si
inducono gli altri ad armarsi sempre di più in una esaltazione che porta alla guerra. Spero che questa follia si fermi…che si torni alla ragionevolezza”
Come fanno notare anche i due relatori, occorrerebbe tornare al monito di Kant: “Sapere Aude!”. Abbi il coraggio di servirti della tua intelligenza! Che è l’esatto contrario della follia distruttiva.
Rita Clemente
Scrittrice. Collaboratrice del mensile Lavoro e Salute
29/1/2026










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