Se questo è un uomo…

Roberto Vitale, morto sul lavoro da pensionato (nella foto) costretto a continuare a lavorare nonostante la pensione. Il Riferimento a Primo Levi non è casuale

Roberto Vitale, autotrasportatore, pensionato, è morto lavorando.
Lavorava ancora perché la pensione non bastava.
come se non fosse bastata una vita passata alla guida di un camion.

Questa tragedia non è solo una notizia: è una vergogna per un Paese che costringe i suoi anziani a lavorare fino all’ultimo respiro, perché non riescono a vivere dignitosamente con quanto ricevono dopo decenni di contributi.

Siamo all’8 maggio 2025 e i numeri fanno paura:

  • 343 morti sui luoghi di lavoro
  • 468 considerando anche le vittime in itinere

Ma dietro ogni numero c’è un nome, un volto, una storia.
E oggi c’è la storia di Roberto Vitale, che merita non solo rispetto, ma attenzione e indignazione.

Non possiamo accettare che la povertà spinga i pensionati a tornare su mezzi pesanti, nei cantieri, nei campi.
Serve un impegno collettivo per fermare questa strage silenziosa. 

Vi prego di non far cadere nel silenzio questa morte e tutte le altre che tutti i giorni tormentano chi ha ancora un cuore e che si indigna.
Non giriamoci dall’altra parte.

 il 35% dei morti sui luoghi di lavoro sono con più di 60 anni.

rimango basito quando leggo sedicenti rapporti in rete dove si scrive che a marzo in Abruzzo sono morti sette lavoratori mentre sono già 19, tra l’altro senza l’itinere a questa mattina, lo stesso dicesi per la  per la Toscana con 11 morti mentre l’Osservatorio ne ha monitorati già 30 a questa mattina e sono solo quelli sui Luoghi di Lavoro. E tutti sanno bene che i morti sono questi, ma per guadagnare con il sangue di chi lavora li nascondano

Carlo Soricelli
Curatore Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro
http://cadutisullavoro.blogspot.it

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