Senza casa: Roma capitola (voce del verbo arrendersi)
I rilievi dei dati ISTAT su senza tetto e senza dimora (accertati, non corrispondenti alla effettiva consistenza del fenomeno), IL PIANO FREDDO DI ROMA CAPITALE con il Giubileo 2025, l’analisi e il commento sul ruolo di SOS Sala Operativa Sociale, Servizio di Pronto Intervento Sociale Cittadino SPISC (entrambi in appalto con bando di gara in via di nuova aggiudicazione) e dell’Azienda Speciale Comunale FARMACAP
Si discute, in queste settimane delle soluzioni del Comune di Roma, in via di attuazione, per offrire a chi dorme per strada un alloggio in vista del Giubileo 2025, già iniziato da otto mesi.
Nella primavera 2024 la giunta comunale di Roma Capitale ha deciso di investire 4,3 milioni di euro in un intervento straordinario per l’accoglienza delle persone senzatetto. Al centro del progetto ci sono quattro tensostrutture pensate per garantire un riparo nei mesi invernali. Una tra stazione Termini e San Lorenzo, una nelle vicinanze della stazione Tiburtina, una a stazione Ostiense e una non lontano da stazione San Pietro. Strutture in teoria in grado di ospitare ciascuna fino a 70 persone al giorno 24 ore su 24. Solo due su quattro tensostrutture pronte alla vigilia del Giubileo: “Le tensostrutture si faranno tutte e quattro. Si sta procedendo secondo i piani e saranno pronte per l’inizio del Giubileo”, ha assicurato a più riprese dalla scorsa primavera il sindaco di Roma Roberto Gualtieri.
Ma le uniche a essere pronte per l’apertura alla vigilia del Giubileo sono state quella di Termini, a ridosso del quartiere San Lorenzo, che a fronte di circa un milione di euro di investimenti potrà alla fine accogliere 40 persone, e quella a piazzale dei Partigiani, vicino a stazione Ostiense.
22mila persone tra senzatetto e senza fissa dimora a Roma
Oltre ai ritardi, con circa 240-250 posti il piano scelto rimane comunque un progetto di cui potrà godere solo una piccola porzione di persone senza dimora, anche se all’inaugurazione della struttura vicino a stazione Ostiense l’assessora alle Politiche sociali del Comune di Roma Barbara Funari ha dichiarato che la giunta sta lavorando per aumentare l’accoglienza. “Lo faremo col Pnrr, perché è un investimento che ci ha permesso di ristrutturare e riqualificare degli immobili comunali e quindi nel 2026 a lavori terminati avremo anche 250 posti in più di seconda accoglienza, in appartamenti, posti piccoli e diffusi su tutta la città”.
Nel corso dell’iniziativa promossa dall’Assessorato alle Politiche Sociali e alla Salute di Roma Capitale “Notte della Solidarietà” il 20 aprile 2024, a Roma sono state conteggiate 2.204 persone senza tetto di cui 948 nelle aree urbane, 1.018 in strada o nelle aree aperte (46,2 per cento), 1.186 nelle strutture per l’accoglienza notturna e 70 nelle aree speciali (ospedali e Tevere). Sono uomini per l’82,7 per cento dei casi, hanno un’età compresa tra i 40 e i 49 anni, dormono in prossimità delle stazioni Termini e Tiburtina, ma anche a San Pietro o in prossimità della Tuscolana. Sono per lo più italiani, romeni, somali e marocchini. I dati sono stati raccolti nell’ambito di una superficie pari a 46,7 Kmq e riguardano i soli soggetti maggiorenni. Si tratta quindi di un campione significativo ma che non basta a restituire fedelmente il numero effettivo dei senza dimora presenti sul territorio comunale.
“Non c’è nessuna emergenza a Roma”, ha sottolineato Funari durante la presentazione al Campidoglio dei dati raccolti. “I numeri restituiscono la realtà della presenza dei senza dimora in strada. Il mio appello è che Roma Capitale e Regione Lazio lavorino insieme per aumentare i numeri dei posti per l’accoglienza, coinvolgendo enti del terzo settore e trovando immobili pubblici idonei. Contiamo di aumentare i posti di 200 l’anno per arrivare ad avere a Roma 2000 posti per l’accoglienza”, ha aggiunto l’assessora.
Parole che però sembrano stridere con i dati raccolti dall’Istituto nazionale di statistica (Istat) alla fine del 2022. L’Istat ha infatti censito 23.420 senza tetto e senza fissa dimora in 121 comuni dell’area metropolitana di Roma, di cui 22.162 solo nella Capitale, che ne accoglie la percentuale più alta d’Italia. Ma anche questo rapporto rimane una fotografia parziale della situazione.
Bisogna precisare tuttavia che nel rapporto non viene fatta distinzione tra il numero di “senzatetto” o “senza dimora” e “senza fissa dimora”. Mentre rientra nelle prime due definizioni chi vive un grave disagio abitativo, “senza fissa dimora” identifica chi, in mancanza di una residenza stabile, risulta residente nel Comune di domicilio o, in mancanza di domicilio, in quello di nascita.
La povertà assoluta raggiunge un nuovo picco in Italia
Il rapporto Caritas sulla povertà 2024 evidenzia come la povertà assoluta in Italia ha raggiunto un nuovo picco, coinvolgendo 5,7 milioni di persone, pari quasi al dieci per cento della popolazione. Il rapporto evidenzia come questa condizione di estrema necessità non sia solo economica, ma anche multidimensionale, coinvolgendo fattori come l’accesso all’abitazione, la salute e l’istruzione.
Secondo i dati Istat, nel 2021 in Italia sono stati conteggiati 96.197 senzatetto in 2.198 comuni italiani (su circa otto mila Comuni totali). Il 50 per cento di loro è però concentrato in sei comuni, con Roma che ne ospita la percentuale più alta, il 23 per cento. La capitale è seguita da Milano (con il 9 per cento), Napoli (7 per cento), Torino (4,6 per cento), Genova (3 per cento) e Foggia (3,7 per cento).
Come ricordato dal Parlamento europeo, l’accesso a un alloggio decoroso costituisce uno dei diritti umani fondamentali. Su questa base, il 24 novembre 2020 gli eurodeputati hanno chiesto agli Stati membri dell’Ue, in una risoluzione, di “porre fine al fenomeno dei senzatetto entro il 2030”, suggerendo la creazione di un quadro comunitario di strategie nazionali, ad esempio stanziando più fondi a livello statale.
Un ruolo strategico lo svolgono – secondo Usi 1912 e USICONS aps – sia la SALA OPERATIVA SOCIALE al Dipartimento Politiche Sociali e della Salute capitolino, che i servizi del Pronto Intervento Sociale Cittadino, con camper e strutture mobili, nei 15 Municipi di Roma, tutti affidati come la SOS a cooperative sociali ed enti del terzo settore, con bando di gara di prossima chiusura con l’aggiudicazione dei servizi finora in proroga, che della stessa AZIENDA SPECIALE COMUNALE FARMACAP, con progetti collegati al Contratto di Servizio stipulato con Roma Capitale, dove il servizio sociale dagli sportelli sociali di prossimità, presente in diversi Municipi e con 12 punti totali collegati alle farmacie, nell’ambito del rafforzamento del meccanismo integrato con il S.S.N. delle “farmacie di comunità” e della farmacia dei servizi, che con progetti specifici, con 42 persone di varie qualifiche (psicologi-ghe, educatrici professionali, assistenti sociali, operatori e operatrici) e di grande esperienza e impegno professionale, da anni regge il carico di lavoro a livello cittadino. Un impegno che dovrà essere valorizzato e riconosciuto, anche in termini di adeguamento dei corrispettivi economici nel CdS dal Comune alla Farmacap per un lavoro maggiormente ampio e complesso per fasce disagiate della cittadinanza, non solo anziani ma categorie svantaggiate cittadini-e in difficoltà, al quale corrispondere, gli adeguamenti progettuali e salariali connessi a favore del personale.
Le condizioni di lavoro, del personale esternalizzato impiegato nei servizi di S.O.S. e di SPISC nelle cooperative, oltre alla classica “salvaguardia occupazionale” e dei livelli salariali in vista delle nuove aggiudicazioni dei lotti in cui è suddiviso tale servizio, riguarda le condizioni di rispetto delle norme su SALUTE E SICUREZZA, del corretto impiego della forza lavoro (poco più di 100 persone in tutto, nei 15 Municipi nelle unità mobili, in media almeno una per due Municipi con unità notturne territoriali in alcuni Municipi centrali e nella sede di Viale Manzoni 16, tra front office e back office per la Sala Operativa Sociale) con differenti inquadramenti, a fronte di maggiori responsabilità, compiti assegnati e maggiore mole di impegno, con il forte rischio di essere spesso impiegati, in modo improprio, più come personale aggregato per sgomberi, sfratti e operazioni di sicurezza, con polizia e ordine pubblico, trasformandoli di fatto in “guardiani sociali”, piuttosto che da operatori e operatrici sociali, per compiti di intervento, monitoraggio e solidarietà nei quartieri centrali e periferici della Capitale, con il superamento dalle fasi di “perenne emergenza sociale”, come per le c.d. “emergenze caldo o freddo” , con una pianificazione e programmazione de lavoro sociale, in modalità multifunzionale e interdisciplinare, con strutture municipali e centrali dei servizi sociali, con le ASL e le strutture socio sanitarie e con le varie associazioni ed esperienze di volontariato, che spesso sono state poste al centro degli interventi, con la parziale ritirata dello Stato e degli Enti Locali su servizi sanitari, socio assistenziali, a fronte di fenomeni rilevanti non solo numericamente, ma anche di forte impatto sociale di fasce di popolazione in aumento come rilevano i dati ISTAT, in stato di impoverimento se non di povertà assoluta, determinata da crisi economico finanziaria e dai tagli operati nelle risorse da destinare (istruzione, sanità, servizi sociali, trasporti e ricerca-formazione in primis), mentre aumentano le spese militari e gli spostamenti di fondi e soldi per incentivare le politiche di riarmo, a danno di tutta la popolazione, non solo di quelle a rischio di povertà e di indigenza. SE INVESTIMENTO PER INVERTIRE LA TENDENZA, COME AUSPICA A PAROLE ROMA CAPITALE, VA FATTO, anche utilizzando i fondi del PNRR o su progetti con finanziamenti dai FSE (Fondi Sociali Europei), un passo importante va fatto anche con la VALORIZZAZIONE E MIGLIORE GESTIONE DI CHI CI LAVORA, QUOTIDIANAMENTE E PER TUTTO L’ANNO, in forma ancora esternalizzata, con bandi di gara si appalto e il rischio di …subappalto mascherato dal meccanismo dell’avvalimento (formalmente previsto e consentito alle cooperative, consorzi e loro associazioni di impresa, dal codice degli appalti D. Lgs. 36/2023), con indebolimento di fatto dell’efficacia, della funzionalità e del riconoscimento del valore del lavoro sociale. Una battaglia che non va delegata ad altri, se non a partire dagli stessi operatori e operatrici e dal loro rinnovato protagonismo, attraverso le forme organizzate e dal basso, poste in essere e con la forza che può essere data alle organizzazioni sindacali indipendenti, autogestite e autorganizzate, che come le esperienze delle strutture USI 1912 nei luoghi di lavoro ha dimostrato in questi anni, ha saputo reggere il peso di questo tipo di intervento più articolato, complesso e collegato sul territorio nella Capitale d’’Italia, come esempio da riutilizzare in altre città del Paese. Una presenza che va ulteriormente rafforzata ed estesa, schierati come sempre dalla parte giusta e senza cedere al “lato oscuro”.
A cura di Unione Sindacale Italiana fondata nel 1912
per contatti, informazioni e consulenze (gratuite) : segreteria.usi@gmail.com
1/9/2025 https://www.labottegadelbarbieri.org










Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!