Sicilia, Schifani accerchiato: tra inchieste e malagestione
di Nicola Candido
Presi singolarmente, gli episodi di indagini per corruzione, le vicende giudiziarie sulla sanità, gli appalti pubblici e le verifiche sui finanziamenti regionali che coinvolgono esponenti della maggioranza rischiano di perdersi nella progressiva assuefazione dell’opinione pubblica siciliana. Ma, messi in fila, le indagini, i processi e gli accertamenti che coinvolgono, a diverso titolo, esponenti del governo Schifani, della sua maggioranza e dell’amministrazione regionale fanno impressione e lasciano interdetti anche i cittadini più smaliziati.
Allora, ricordiamoli sinteticamente andando a ritroso dai più recenti.
Gaetano Armao, Giuseppe Lombardo e i diversi filoni dell’inchiesta. La Procura di Palermo ha chiesto la custodia cautelare in carcere per l’ex vicepresidente della Regione Gaetano Armao e per l’avvocato Pierluigi Matta, gli arresti domiciliari per altri sei indagati e il divieto di dimora per una nona persona. Tra gli indagati figura anche il deputato regionale Giuseppe Geremia Lombardo, la cui posizione riguarda il filone delle cure palliative e presunti favori legislativi e occupazionali. Il 9 ottobre è emerso un ulteriore filone riguardante una gara da 147,1 milioni di euro per sette anni di gestione dei rifiuti ad Agrigento e in altri nove comuni. Tra i sei indagati figurano Gaetano Armao e il deputato regionale di Forza Italia Gaspare Vitrano. Secondo l’ipotesi investigativa, una consulenza legale potrebbe essere stata utilizzata per mascherare un compenso illecito destinato, almeno in parte, ad Armao.
Elvira Amata e i finanziamenti al Turismo. L’assessora regionale al Turismo, esponente di Fratelli d’Italia, è imputata per corruzione. Secondo la Procura, avrebbe concesso un finanziamento pubblico di 30.000 euro alla manifestazione “Donna, economia e potere” in cambio dell’assunzione del nipote da parte dell’imprenditrice Marcella Cannariato e del pagamento delle sue spese di alloggio.
Mario Lupo, la condanna di primo grado per corruzione. L’11 ottobre il commercialista ed ex presidente della Samot è stato condannato in primo grado, con rito abbreviato, a sei anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Secondo la sentenza, avrebbe versato denaro all’ex dirigente dell’Asp di Palermo Francesco Cerrito per accelerare i pagamenti e favorire le pratiche della Samot. La condanna non è definitiva. Mario Lupo è indagato anche nel distinto procedimento che coinvolge Gaetano Armao e il 12 ottobre è comparso davanti al giudice per l’interrogatorio preventivo, respingendo le accuse.
Luca Sammartino e l’inchiesta Pandora. Luca Sammartino è imputato nel processo Pandora per due presunti episodi di corruzione. La misura interdittiva disposta nel 2024, della durata di dodici mesi, è stata confermata dopo un articolato percorso cautelare ed è successivamente cessata. Il processo è ancora in corso ed è ripreso dopo la decisione della Corte costituzionale sull’utilizzabilità delle intercettazioni.
Gaetano Galvagno e le spese istituzionali. Il presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gaetano Galvagno è imputato, insieme al suo ex autista, per peculato, corruzione, falso e truffa. Il processo, che resta incardinato a Palermo, proseguirà il 5 novembre 2026.
Roberto Di Mauro e gli appalti nell’Agrigentino. L’ex assessore regionale all’Energia Roberto Di Mauro figura tra gli indagati nell’inchiesta della Procura di Agrigento su un presunto sistema di condizionamento degli appalti pubblici. Le indagini riguardano, tra le altre opere, la rete idrica di Agrigento, lo stadio di Licata e l’impianto di trattamento dei rifiuti di Ravanusa. Per Di Mauro, la difesa ha precisato che la contestazione residua riguarda esclusivamente l’ipotesi associativa e ha ribadito la sua estraneità ai fatti.
L’inchiesta sugli appalti nella sanità e il caso Cuffaro. L’ex presidente della Regione Totò Cuffaro ha patteggiato una pena di tre anni per corruzione e traffico di influenze illecite. Nel settembre 2026 sono state archiviate 23 posizioni o contestazioni relative alla parte residua dell’inchiesta. Restano distinti i procedimenti relativi alla stabilizzazione di 15 operatori sociosanitari a Villa Sofia e a una gara dell’Asp di Siracusa riguardante servizi di lavanderia e ausiliariato, per i quali alcuni imputati sono stati rinviati a giudizio.
La strada Mosella ad Agrigento. L’inchiesta sull’appalto da 3,2 milioni di euro per la manutenzione della strada Mosella, ad Agrigento, aveva portato nel luglio 2026 agli arresti domiciliari di due imprenditori e all’applicazione di una misura interdittiva nei confronti del direttore dei lavori. Gli investigatori ipotizzano irregolarità nell’aggiudicazione e l’impiego di una società formalmente intestata a terzi per celare gli effettivi titolari dell’operazione. Nel mese di ottobre i domiciliari sono stati sostituiti con l’obbligo di dimora, mentre il Tribunale del riesame ha annullato la misura interdittiva del direttore dei lavori.
Salvatore Iacolino e i rapporti con la criminalità organizzata. La Regione ne ha disposto la sospensione dall’incarico e ha avviato il procedimento di revoca della nomina. Salvatore Iacolino ha successivamente formalizzato le dimissioni e ha respinto le accuse, dichiarandosi estraneo ai fatti. Il procedimento è ancora nella fase delle indagini.
Il contributo al Trapani Calcio. La Corte dei conti sta svolgendo accertamenti sul contributo di circa 294.000 euro erogato dalla Regione al Trapani Calcio per il progetto “Trapani Invittissima”. La società annovera tra i propri consulenti Roberto Schifani, figlio del presidente della Regione Renato Schifani. Non risultano contestazioni penali nei confronti del presidente della Regione. Tuttavia, è l’ennesima grana che Schifani dovrà gestire.
L’insieme di queste vicende non sollevano solamente una questione giudiziaria – la magistratura seguirà il suo iter e tutti gli indagati sono innocenti fino a condanna definitiva – ma fanno emergere una questione morale ineludibile e la presunzione d’innocenza non può diventare l’alibi per sottrarsi alla responsabilità politica.
Chi governa ha il dovere di tutelare l’interesse collettivo, prevenire i conflitti d’interesse, garantire trasparenza negli appalti e nelle nomine, vigilare sull’uso del denaro pubblico. E con questo stillicidio di casi sotto gli occhi di tutti, spesso in diretta video, le istituzioni ne escono a pezzi, soprattutto, quando coinvolgono direttamente chi dovrebbe essere il controllore e il custode del bene pubblico e collettivo.
Perché queste indagini si intrecciano, indissolubilmente, con la vita dei siciliani che continuano a fare i conti con una sanità in estrema difficoltà, liste d’attesa interminabili, crisi idrica, cambiamenti climatici, servizi insufficienti e infrastrutture inadeguate. Ma invece di affrontare questi problemi, la Regione è costretta a inseguire inchieste che coinvolgono esponenti della maggioranza, dirigenti e settori strategici dell’amministrazione. E la distanza tra i bisogni dei cittadini e le priorità di chi li governa è ormai sempre più marcata.
Sul fronte più strettamente politico, lo scontro senza quartiere tra Schifani e Fratelli d’Italia rivela le tensioni interne a un centrodestra che, pur dominando la scena, appare sempre più impegnato nella contesa per il controllo del potere. A favorirne l’egemonia contribuisce anche l’assenza di una vera alternativa: un centrosinistra incapace di elaborare per la Sicilia un programma politico, sociale ed economico che non sia subalterno alle logiche neoliberiste, alle richieste di Confindustria e a un modello di sviluppo fondato su privatizzazioni, grandi opere e militarizzazione dei territori. Dall’esperienza del governo Crocetta alle convergenze sul Ponte sullo Stretto, fino al sostegno alle politiche europee di riarmo e di incremento della spesa militare, si sta consolidando una visione politica unica che ha indebolito ogni possibilità di cambiamento reale.
Ed è in questo contesto nebuloso che prospera un blocco di potere in cui si intrecciano interessi politici, apparati burocratici, corporazioni professionali e imprese legate agli appalti e alla gestione dei servizi. Le inchieste giudiziarie sollevano il velo solo sui casi più sfacciati ed eclatanti, ma da lì si intravede un vero e proprio sistema clientelare di gestione della cosa pubblica. Il risultato più grave è la frattura tra istituzioni e società. Per tanti cittadini, la Regione non è più percepita come l’istituzione chiamata a garantire diritti universali, ma come un potere distante a cui rivolgersi nei momenti di difficoltà, economica e personale, nella speranza di ottenere risposte attraverso le intermediazioni clientelari e lo scambio di favori alimentati da una certa politica.
Quando chi governa e chi rappresenta l’opposizione appaiono incapaci di offrire prospettive realmente alternative, la sfiducia diventa rassegnazione, e la rassegnazione alimenta la conservazione del sistema. È questa una delle forme più profonde della degenerazione della politica siciliana, che riduce i diritti a favori, la partecipazione a dipendenza e le istituzioni a luoghi sempre più distanti dai bisogni collettivi, mentre una parte della classe politica appare impegnata soprattutto a perseguire il proprio tornaconto personale.
Uscirne richiede un’opposizione sociale e politica autonoma dagli interessi dominanti, capace di rompere con il consociativismo, difendere i beni comuni e restituire centralità al lavoro, alla sanità pubblica, ai servizi e alla dignità delle persone. Non basta denunciare gli scandali né aspettare che siano i tribunali a fare pulizia. Serve costruire un’alternativa credibile, radicata nei conflitti sociali e nelle condizioni materiali di chi vive e lavora in Sicilia. Senza una prospettiva concreta di cambiamento, a prosperare non sarà soltanto la sfiducia, ma anche il potere che della rassegnazione si alimenta.
13/10/2026 https://infoalternative.it/









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