Sicurezza come propaganda. La nuova offensiva del governo

di Giansandro Merli

Scudo penale per gli agenti, stretta sui minori stranieri e ritorno della retorica emergenziale per ricompattare le destre

Tra governo e maggioranza ferve il lavoro per la presentazione di nuove norme sulla «sicurezza». Lo schema legislativo non è ancora definito, anche se probabilmente si tratterà di un decreto, a cui stanno lavorando i tecnici di Chigi, Viminale e ministero della Giustizia, e di un disegno di legge, a cura della Lega. Una ghiotta occasione per le destre di mandare segnali al proprio elettorato e allo stesso tempo creare contraddizioni nel campo largo, dove 5S e Pd sono recentemente tornati a battere su questi temi sperando di usarli per criticare il governo.

Il decreto dovrebbe concentrarsi su una stretta sul portare coltelli, con un’attenzione particolare ai minori, e l’introduzione dello scudo legale per gli agenti di polizia. Un pallino per il governo, che sta cercando la giusta formula da diversi mesi. I dubbi giuridici e i rischi di incostituzionalità sono tanti, per dribblarli l’idea è puntare a evitare gli automatismi che si generano con l’iscrizione nel registro degli indagati. In particolare, per poliziotti e carabinieri, la sospensione dal servizio.

Parallelamente la Lega, desiderosa di recuperare attenzione attraverso i suoi temi identitari, sta lavorando a una proposta legislativa che intervenga ancora sulle politiche migratorie. Nuovi ostacoli a cittadinanza e ricongiungimenti familiari, ma anche misure che prendono di mira i giovani stranieri. Questo per tentare di capitalizzare politicamente le ansie alimentate da politica e stampa con la costruzione del nuovo nemico pubblico che toglierebbe il sonno agli abitanti delle città italiane: i cosiddetti «maranza». Una prima norma dovrebbe ridurre da 21 a 19 anni l’età in cui i minori stranieri non accompagnati possono restare, se il tribunale risponde affermativamente a una loro richiesta, nei centri di accoglienza. Più ragazzi finirebbero così per strada e più presto.

Un’altra dovrebbe autorizzare quelli che il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni (Lega) considera «ricongiungimenti familiari al contrario»: deportazioni di minorenni, finora vietate, dopo l’individuazione della famiglia nel paese di origine. L’idea è partire da quelli che hanno commesso reati ma c’è da scommettere che, se la cosa funzionasse, caduto il paletto della minore età per i rimpatri, sarebbe presto estesa agli altri.

Milano, un “normale” fermo di Polizia

Razzismo istituzionale e violenza poliziesca: ciò che accade nelle strade di Milano non è un’eccezione, ma un sistema.

Riprendiamo dal sito Milano in Movimento la testimonianza di un violento fermo di polizia a Milano

La sera del 30 dicembre 2025 in via Lecco di fianco al Red Cafè abbiamo assistito a un arresto di un cittadino pakistano apparentemente con il motivo di documenti non validi. Il ragazzo fermato aveva un braccio ingessato ed era visibilmente spaventato e agitato per l’atteggiamento aggressivo dei due agenti della Polizia che lo hanno fermato per identificarlo e poi spinto sulla saracinesca di un locale chiuso e successivamente per terra, spingendolo entrambi con il proprio peso per cercare di ammanettarlo. Non riuscendo per via del gesso dal polso al gomito, lo hanno trascinato, tirato su in piedi a forza e portato verso la volante, aiutati da altri due agenti in borghese che sono corsi in loro aiuto.

Gli agenti continuavano a parlargli in italiano, non curanti della barriera linguistica che ciò rappresentava e nonostante lui chiedesse di parlare in inglese. Una volta che il ragazzo è stato portato nella volante, batteva con i pugni sul finestrino e da fuori uno degli agenti ha aperto la portiera per spruzzargli in viso uno spray, probabilmente urticante. Osservando la scena, abbiamo chiesto loro se fosse da protocollo questa misura per placare l’arrestato e ci è stato risposto con tono di sfida “E se anche non lo fosse?” da uno degli agenti in borghese. Il ragazzo in macchina si teneva la testa dolorante mentre gli agenti raccontavano l’accaduto ai loro superiori accorsi successivamente e quando la macchina è ripartita per portarlo in Questura, era accasciato sui sedili posteriori.

Abbiamo assistito ad un arresto di una persona razzializzata a causa del colore della sua pelle, della sua provenienza e ad un abuso di potere da parte delle Forze dell’Ordine sia a livello fisico, gli spintoni e le ginocchia usate per tenerlo fermo a terra, che verbale in quanto hanno imposto la lingua italiana impedendo al ragazzo di comprendere quello che gli veniva detto e di esprimersi. Quando assistiamo a questi episodi purtroppo spesso non sappiamo cosa fare e abbiamo paura di esprimerci contro un’autorità che utilizza il suo potere in modo violento ed esagerato come in questo caso. Fare video e diffondere la notizia è un primo modo per stare affianco a persone con meno privilegi di noi, cercando di non farci pietrificare dalla violenza perpetrata da chi dovrebbe garantire la sicurezza di tutte le persone.

8/1/2026 https://www.osservatoriorepressione.info

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