Sono contro la violenza……

Foto Milano in Movimento

di Serge Quadruppani

Sono contrario alla violenza di bande di individui col casco che lanciano ordigni esplosivi. Giorno dopo giorno, questi soggetti aggrediscono, picchiano e feriscono, talvolta in modo grave. Agendo come bande di teppisti estremamente mobili, che si infiltrano persino tra i manifestanti più pacifici, introducono nei cortei un livello di brutalità che non si vedeva da decenni. Tali atti sono tanto più pericolosi in quanto coordinati con gruppi assai più numerosi e militarizzati, dotati di equipaggiamenti e armamenti eccessivi. Sostengo dunque con forza chi scova e caccia questi sgherri dalle manifestazioni, e chi tiene a distanza i loro complici – in divisa nera o blu – che intendono impedire l’esercizio del diritto di sciopero e delle libertà di espressione, di manifestazione e di movimento. Occorre mettere in campo ogni mezzo necessario per contrastare la violenza della Bac (Brigade anti-criminalité), delle Crs (Compagnie républicaine de sécurité) e della gendarmeria mobile. C’è ancora margine di miglioramento, sia nel coordinamento degli spostamenti che nell’equipaggiamento (non si comprende, ad esempio, perché l’uso di lacrimogeni efficaci debba essere un’esclusiva della sbirraglia), ma va lodato il coraggio e la determinazione delle migliaia di persone, giovani e meno giovani, che in tutto il Paese si oppongono alla violenza della polizia.

Sono contro la violenza di un arredo urbano progettato per occupare le menti con la pubblicità e impedire ai più poveri di riposare. Una “filosofia col martello”, messa alla prova sulle pensiline degli autobus e sugli altri pannelli pubblicitari, ci permette finalmente di vedere ciò che subivamo senza rendercene conto: una sorta di gabbia per l’immaginario e per i nostri spostamenti.

Sono contro la violenza concentrata nelle filiali bancarie che deturpano le nostre strade; luoghi di mille umiliazioni quotidiane in una società che sostituisce gli aumenti salariali – ottenuti attraverso lotte collettive – con il credito, che isola e addomestica l’individuo. Quanta violenza psicologica e simbolica si consuma ogni giorno in ognuna di queste losche botteghe, dove la fabbrica dei bisogni cospira per ricondurre chiunque all’interno di un sistema in cui bisogna pagare per avere denaro? Non meritano forse di subire l’ira dei giovani, questi innumerevoli tentacoli della “Piovra” che ne avvelena l’esistenza – quel sistema finanziario globale la cui «sordida perfidia», per un miracolo degno delle religioni di maggior successo, ha trasformato il fallimento generale del 2008 nell’occasione per continuare a svuotare le tasche delle sue stesse vittime, terrorizzate da immagini di crisi economica e sfacelo sociale?

Sono contro la violenza dei governanti francesi, zerbini del Medef (Mouvement des entreprises de France, l’equivalente della Confindustria, ndt), sempre pronti a rispolverare la paura del musulmano o del migrante per sviare la rabbia popolare.

Sono contro la violenza di una burocrazia europea “lobbizzata” fino al midollo, che spalanca le porte alle multinazionali (come Monsanto), mentre le chiude – in condizioni ignobili – ai profughi in fuga da guerre scatenate o alimentate dall’Occidente.

Sono contro la violenza che racchiude in sé tutte le violenze: quella dell’Impero, questa rete di poteri supremi – grandi multinazionali, mafie e circuiti dell’iperborghesia – che ha trasformato i politici in propri burattini e i cui crimini, insieme alla follia del possesso, minacciano l’intera umanità di un annientamento definitivo.

Sono contrario alla violenza concentrata nella ricchezza delle società moderne, che si presenta come un’immensa accumulazione di merci – come quei telefoni definiti «intelligenti», «prodotti in campi di lavoro industriali (ritmi estenuanti; solventi che bruciano occhi, polmoni e cervelli; sostanze teratogene e abortive per le operaie addette all’assemblaggio; territori devastati a monte per l’estrazione delle terre rare, ecc.) […] concentrati di sofferenze, lesioni organiche, disperazione; sintesi di vite umiliate, di sacrifici umani».

Dunque, quando vedo persone giovani – di ogni età – manifestare il proprio rifiuto verso tale violenza attraverso la distruzione di alcuni oggetti inanimati, vi scorgo un bell’inizio, sulla scia di quello che fu il movimento luddista; il quale, come ognuno dovrebbe sapere, non fu una reazione inarticolata, bensì un movimento ricco di spirito critico e di sagacia strategica. Come recita uno degli slogan più belli emersi nel movimento francese: “Continuons le début!“.


Una prima versione di questo articolo è apparsa nell’aprile 2016 su lundi.am. Bizzarro, vero?


Serge Quadruppani è scrittore e traduttore francese. I suoi libri sono stati tradotti in italiano tra gli altri da Einaudi e Edizioni Alegre.

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