Sostegno ai lavoratori della FEDEX
Al signor Prefetto della provincia di Bologna
Signor Prefetto,
prendiamo atto dello stato di agitazione dei lavoratori della FEDEX delle sedi aziendali della provincia di Bologna; pur non avendo un esplicito e formale mandato da parte dei lavoratori riteniamo utile “interferire” su una questione: quella del destino e del trattamento delle persone che hanno conseguito una condizione di limitazione delle loro capacità lavorative;
personalmente, in precedenti circostanze, ho accompagnato, in qualità di medico di fiducia, diversi di questi lavoratori nella gestione del ricorso (previsto dall’art.41 del decreto 81/2008) contro il parere del “medico competente” aziendale; le persone che ho accompagnato, invece che rimanere disoccupate, sono state tutte reinserite al lavoro senza particolari difficoltà anche grazie alla supervisione da parte della commissione della medicina del lavoro della Ausl ;
è infatti nella logica e nella dinamica “normale” che :1) la valutazione del medico aziendale possa essere rivista o emendata dal servizio di vigilanza 2) la eventuale conferma delle limitazioni proposte dal medico aziendale e riconosciute fondate dal servizio di vigilanza non sia risultata ostativa rispetto ad un percorso di reinserimento lavorativo.
Viceversa : una prassi da “rupe tarpea” oltre che iniqua sul piano sociale e psicologico sarebbe nella gran pare dei casi anche assurda e paradossale in quanto spesso le “limitazioni” emerse attengono a malattie professionali conseguite a causa di lavori usuranti e/o a causa di omissioni di misure di prevenzione;
naturalmente sarebbe iniquo un meccanismo di emarginazione ed espulsione anche se a monte vi fosse una cosiddetta “malattia comune” visto che comunque malattia e riduzione delle abilità necessitano comunque si sostegno sociale e non di “escomio” dal mondo del lavoro
comunque : dopo queste riferite buone prassi conclusesi agevolmente con reinserimenti adeguati ed ergonomici, è sopraggiunta una proposta , suggerita dalla normativa europea, che il legislatore ha voluto chiamare “accomodamento ragionevole” ; il cosiddetto “accomodamento ragionevole” si colloca in continuità ed in coerenza con l’art.42 del decreto 81/2008 in quanto evita la “tentazione” di lasciare il percorso di reinserimento alla mercè della valutazione soggettiva ed unilaterale del datore di lavoro;
“accomodamento ragionevole” significa progettare un reinserimento che esula dal considerare una organizzazione del lavoro immutabile nelle sue costrittività e nei suoi carichi anche se insopportabili (a volte per chiunque); una prassi diversa sarebbe, ovviamente “irragionevole”, socialmente insostenibile e palesemente punitiva nei confronti di chi ha maturato (per età o per esposizione, spesso indebita ed evitabile, a rischi occupazionali) riduzioni della sua capacità lavorativa.
Dunque signor Prefetto ,
la invitiamo a convocare un tavolo sul tema onde evitare che il conflitto si inasprisca con gravi postumi fisici e psicosociali per i lavoratori ; rimaniamo a disposizione anche per la eventuale partecipazione a un “tavolo” se la nostra presenza sarà ritenuta utile e pertinente.
Dr.Vito Totire, medico del lavoro/psichiatra
Portavoce RETE NAZIONALE LAVORO SICURO via Polese 30 40122 Bologna

Bologna , 8.4.2026









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