Sottocosto. Precariato, povertà, migranti
Dai poveri e migranti al lavoro precario, dai sogni al futuro: nella società del mercato tutto può essere svalutato. Persino le parole, quando smettono di raccontare la realtà e diventano strumenti del potere.
di Mauro Armanino
L’AMT di Genova oggi sciopera. L’Azienda Municipalizzata dei Trasporti assicura il servizio essenziale solo in alcune fasce orarie del mattino e della sera. In attesa di un dimenticato sciopero nazionale per il caro vita e altre faccende legate a una ‘guerra mondiale a pezzi’ che ci coinvolge. Ciò è quanto testualmente affermato dall’ Avvocatura dello Stato, ci ricorda Gianni Alioti cofondatore di The Weapon Watch – Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei) già sindacalista della Cisl. Quest’ultimo sembra da tempo un sindacato fantasma accodatosi all’ombra del potere attuale. Quando i sincati d’epoca dicevano ‘Uniti si Vince’ sapevano quello che sarebbe accaduto dopo.
Se prendete la linea del 17 che fà capolinea a Via Ceccardi a Genova vi dirigerete verso la bella Nervi. Arrivati al cavalcavia di Via Carrara, sulla sinistra c’è un supermercato con tanto di parcheggio sotterraneo. La pubblicità da cui ho rubato il titolo dell’articlo viaggia col bus e si ferma proprio qui. Dice la Treccani che sottocòsto (o ‘sótto còsto’) avv. – A un prezzo inferiore a quello di costo: vendere, comprare una merce s.; cedere s. le rimanenze. La prima realtà sottocosto nella nostra società occidentale, com’è noto, è la vita dei poveri. I più indifesi sono quelli che avrebbero potuto nascere e per tanti motivi non hanno ricevuto il permesso di soggiorno per questa terra. Poi quelli che avrebbero voluto avere accesso alle nostre sponde e ne sono stati impediti da politiche necrofile. Poi per i quali, anziani, la vita si presume senza importanza e aiutati a sparire senza che nessuno prenda dovuta nota del loro umano transito. Le vite dei profughi e degli sfollati dalle innumerevoli guerre organizzate dalla nuova ‘Classe Armata’ secondo la drammatica intuizione dell’amico David Colantoni.
Sottocosto appaiono anche i sogni. Quelli funzionali al mantenimento del sistema, diciamo i sogni consumisti, vengono venduti a prezzo ribassato del tipo tre al prezzo di due o anche di più. Gli altri, quelli pericolosi e sovversivi, sono naturalmente fuori mercato e anche fuori zona di ‘comfort’ intesa come area nella quale uno si sente al sicuro. I luoghi nei quali si sogna un mondo pericolosamente differente vengono isolati o, come esperimentato in era Covid, immunizzati perchè non contaminino il futuro. Sottocosto specie lui, il futuro, perchè temuto in quanto portatore di indefinita novità. La prova più evidente è quella del citato ‘inverno demografico’ o per meglio dire, l’inconsapevole eppure prevedibile riduzione a comparsa dell’Occidente. In effetti l’Istituto di statistica italiano, Instat, prevede che tra vent’anni le coppie senza bambini saranno più numerose di quelle con bambini.
Sottocosto il lavoro che tra morti quotidiane, sfruttamento nei luoghi di raccolta industriale di frutti, legumi e affiliati, rende drammaticamente risibile l’articolo primo della Carta Costituzionale. In esso si afferma che la Repubblica è fondata sul lavoro e che la sovranità appartiene al popolo. Quest’ultimo (da prendere in senso letterale) la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Entrambi i principi sono sconfessati dalla pratica ma c’è di peggio perchè, da tempo, abbiamo smarrito il senso del lavoro come trasformazione della realtà. In centro storico di Genova come, suppongo, in altre città, si vedono scorrere sulle strade biciclette elettriche adattate con autisti di origine straniera. Muniti di zainetto e pubblicità i ‘riders’, ciclo-fattorini, sono un emblema dell’attuale liquidità sociale.
Sottocosto sono le parole come ricordava papa Leone agli ambasciatori…’ il significato delle parole è sempre più fluido e i concetti che esse rappresentano sempre più ambigui. Il linguaggio non è più il mezzo privilegiato della natura umana per conoscere e incontrare… diviene sempre più un’arma con la quale ingannare o colpire e offendere gli avversari… che le parole tornino ad esprimere in modo inequivoco realtà certe’…Le parole vere non sono in vendita e neppure da esibire per ingannare Dio o imbrogliare il popolo nella politica. Quelle pericolose sono state crocifisse e risorgono nei poveri ma solo dopo tre giorni.









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