Sud svantaggiato? Sì!

Lo certificano Villone, Viesti, Laccetti, Busetta ed Esposito

Sud svantaggiato? A questa domanda una lettura faziosa e volutamente superficiale dei dati statistici relativa agli ultimi anni darebbe una risposta negativa, No! Il Sud è in crescita sia in termini di Pil sia in termini occupazionali.

In affetti, a prima vista, una lettura superficiale dei Rapporti Svimez 2024 e 2025 sembrerebbe confermare la teoria del Mezzogiorno come seconda locomotiva del Paese finalmente lanciata verso un futuro di radiose sorti magnifiche e progressive.

Ma a ben vedere, quegli stessi Rapporti, e non solo, restituiscono un quadro del Meridione ben più complesso ed articolato rispetto alle letture di parte che volutamente si danno a fini propagandistici.

Un quadro fitto di contraddizioni, in cui le tinte chiare, aumento relativo del Pil e ripresa occupazionale, si intrecciano con quelle scure, tassi di emigrazione, lavoratori poveri ed autonomia regionale differenziata, che, se dovesse essere attuata a costo zero, congelerebbe, se non acuirebbe, i divari di cittadinanza tra il Nord e il Sud del Paese, tra le sue aree interne e quelle urbane, tra i suoi centri e le sue periferie.

Alla stessa domanda, Sud svantaggiato?, danno, invece, una risposta affermativa, Sì!, alcuni dei più eminenti esponenti del dibattito politico-culturale relativo alla “nuova questione meridionale”. Si tratta del costituzionalista Massimo Villone, degli economisti Pietro Massimo Busetta e Gianfranco Viesti, dell’ordinario federiciano Luciano Laccetti e del saggista e giornalista d’inchiesta Marco Esposito.

Se Villone, Viesti e Laccetti pongono, seppure in modo diverso, l’accento sui pericoli insiti all’attuazione del regionalismo differenziato, il primo, considerandola il frutto di uno “scambio infame” nella maggioranza di governo con la legge elettorale, che, se approvata, introdurrebbe il premierato de facto, ritiene che essa sia funzionale al “progetto della destra di staccare un pezzo del paese dal resto d’Italia” (la Repubblica-Napoli, 21 luglio 2026).

Il secondo, Viesti, mette in risalto la dissoluzione definitiva della Sanità nazionale, a partire dalle già svantaggiate Regioni meridionali, a seguito dell’eventuale attuazione del regionalismo differenziato (Il Fatto Quotidiano, 24 luglio 2026).

Infine, il terzo, Laccetti, proprio in relazione all’autonomia differenziata, lancia un appello al centrosinistra a che torni a mettere al centro del dibattito politico la questione meridionale come “grande questione nazionale”, “Difendere il Sud”, sottolinea l’accademico napoletano, “per salvare l’Italia” (la Repubblica-Napoli, 30 luglio 2026).

Se Villone, Viesti e Lacceti, pongono l’accento sui pericoli relativi all’attuazione di quella che lo stesso Viesti definisce nei termini della “secessione dei ricchi”, Busetta ed Esposito, invece, accendono i riflettori su altri aspetti delle politiche dirette ed indirette di sperequazione ai danni del Mezzogiorno.

Infatti, tramite i suoi canali social, il primo, Busetta, denuncia sia i tagli ai progetti del Pnrr al Sud, sia la richiesta delle Regioni settentrionali di attivazioni sui loro territori delle Zone economiche speciali (Zes), uno strumento, sottolinea l’economista palermitano, pensato originariamente per “colmare il ritardo storico” del Sud rispetto al Nord.

Il secondo, Esposito, accende i riflettori sul altri aspetti della “nuova questione meridionale”: 1) la diminuzione dei finanziamenti che le Fondazioni bancarie hanno destinato al Sud, dal 7% del 2024 al 5% del 2025; 2) lo spopolamento del Meridione anche a seguito di quella che lui stesso definisce la “stagione della caccia”, ossia persuadere sempre più giovani meridionali ad iscriversi presso le Università del Nord, per poi rimanervi a lavorare; 3) l’accelerazione di Calderoli sul federalismo fiscale senza l’attivazione del Fondo perequativo, la qualcosa, sottolinea il giornalista napoletano a titolo esemplificativo, farebbe sì che per i trasporti ad ogni abitante della Lombardia verrebbero riservati 4.692 euro a fronte degli attuali 2.241 euro destinati ai cittadini italiani che abitano in Puglia (XILSUD, 20 luglio 2026).

In sintesi, tra regionalismo differenziato, federalismo fiscale, finanziamenti bancari, tagli al Pnrr e spopolamento a seguito delle emigrazioni giovanili, sembrerebbe proprio che il Sud sia sotto attacco. Altro che Sud locomotiva! Altro che nuovo paradigma meridionale!

Salvatore Lucchese

3/8/2026 https://www.vesuvianonews.it

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