Torino blindata, la città resiste
Dallo sgombero di Askatasuna alle cariche della polizia: un quartiere sotto assedio e diecimila persone in piazza contro la stretta del governo
Più di quattrocento agenti delle forze dell’ordine schierati, un intero quartiere blindato, strade chiuse e attività paralizzate. Così appare Torino a quarantotto ore dallo sgombero del centro sociale Askatasuna, avvenuto la mattina del 18 dicembre. Nel quartiere Vanchiglia le scuole sono chiuse da giorni, i negozi hanno abbassato le saracinesche e barriere di cemento e ferro impediscono l’accesso alle vie circostanti. Strutture già viste in Val di Susa a difesa dei cantieri Tav: più che protezione, un messaggio di forza.

Nel pomeriggio, poco dopo le 15, migliaia di persone si sono mosse da Palazzo Nuovo per contestare lo sgombero e le scelte del governo. Un corteo composito – studenti, famiglie, anziani – che ha attraversato la città trovando lungo il percorso un dispositivo di controllo capillare: camionette a ogni incrocio, agenti in tenuta antisommossa, controlli a tappeto sui mezzi pubblici e nelle stazioni. “Hanno fermato i tram, chiuso le porte e chiesto i documenti a tutti”, racconta un manifestante. “Lo stesso a Porta Nuova”.

Mentre l’amministrazione comunale oscilla, la piazza prende parola. Solo due giorni prima il sindaco aveva annullato il patto di collaborazione che riconosceva Askatasuna come bene comune; poche ore prima del corteo, però, in un video ha rivendicato il dialogo costruito negli anni, distinguendo tra responsabilità penali individuali e valore politico e sociale di uno spazio vissuto dal quartiere. Una posizione che molti leggono come ambigua, se non elettorale, in vista del 2026.
Quando il corteo svolta in corso Regina e si avvicina al civico 47, la risposta delle forze dell’ordine è immediata: cariche, idranti, lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo. L’aria diventa irrespirabile, ma la manifestazione non si disperde. In pochi minuti compaiono barricate improvvisate e bidoni in fiamme rallentano l’avanzata delle camionette. Poi la deviazione del percorso e la tensione si allenta.
Dal megafono rimbalzano accuse dirette al governo: “Questo sgombero nasce dalla paura di un movimento che ha portato milioni di persone in piazza per la Palestina”. Askatasuna, infatti, è stata negli anni un punto di riferimento per quel movimento, a Torino e oltre. Non a caso, dopo lo sgombero, è arrivata una solidarietà diffusa da tutta Italia, rivendicata con orgoglio dal ministro dell’Interno e subito contrastata da una mobilitazione altrettanto ampia.
Chi sono i violenti??? Sia durante il corteo di oggi pomeriggio che in occasione di quello di giovedì la polizia non si è fatta problemi a sparare lacrimogeni ad altezza persona.lacrimogeni sparati ad altezza personalacrimogeni nelle vicinanze dell’ospedale Gradenigo giovedi 18 dicembre
Le destre reagiscono compatte: Matteo Salvini invoca le “ruspe sui centri sociali”, Antonio Tajani liquida i manifestanti come “figli di papà”. Parole che cozzano con l’immagine di una piazza attraversata da migliaia di persone comuni, arrivate anche da lontano “perché oggi bisognava esserci”.
Già nelle ore successive allo sgombero, Vanchiglia aveva dato un segnale chiaro: finestre aperte, gente in strada, frasi semplici e nette – “Askatasuna qui è casa”. Una sproporzione evidente tra la vita quotidiana di un quartiere e l’atmosfera da coprifuoco imposta da presidi permanenti.
Il corteo, aperto dallo striscione “Torino città partigiana. Que viva Askatasuna”, ha attraversato momenti di tensione e di ricomposizione, mostrando una capacità collettiva di resistere senza dissolversi.
Poco prima delle 18, l’arrivo in piazza Gran Madre ha chiuso la giornata, mentre su alcuni palazzi comparivano proiezioni e laser che annunciavano le prossime iniziative.
Ora decine di “eroici” Robocop andranno a intasare i pronto soccorsi rubando tempo prezioso ai medici obbligandoli di refertare false ferite al fine di dare senso ai patetici comunicati degli esponenti del governo, ma ci scommettiamo anche da parte del Pd e loro affini
Se lo sgombero voleva essere un atto conclusivo, la risposta della città ha raccontato l’opposto. Askatasuna non è stata cancellata: si è moltiplicata. E Torino, oggi, lo ha mostrato a tutto il Paese.
Prossimi appuntamenti 17 gennaio assemblea nazionale a Torino 31 gennaio corteo nazionale a Torino
20/12/2025 https://www.osservatoriorepressione.info/










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