Trump e l’autismo

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Il disturbo dello spettro dell’autismo, che è soprattutto un deficit persistente della comunicazione sociale in molteplici contesti come deficit della reciprocità socio-emotiva, con approccio sociale anomalo, ridotta condivisione di interessi, emozioni o sentimenti, incapacità di dare inizio o rispondere ad interazioni sociali; anomalie del contatto visivo e del linguaggio del corpo, fino ad una totale mancanza di espressività facciale e di comunicazione non verbale; difficoltà a sviluppare, gestire e comprendere le relazioni, con difficoltà di adattarsi a diversi contesti sociali e di fare amicizia. Si hanno modelli di comportamento, interessi, attività ristretti, stereotipati, ripetitivi, fino a rituali di comportamenti verbali o non verbali; oppure interessi anomali per intensità o profondità e ipo o iper-reattività in risposta a stimoli ambientali.

I sintomi sono presenti nel periodo precoce dello sviluppo e i deficit della reciprocità socio-emotiva (cioè la capacità di relazionarsi con gli altri e di condividere pensieri e sentimenti) sono chiaramente evidenti nei bambini con il disturbo, i quali possono mostrare scarsa o nessuna capacità di avviare interazioni sociali e nessuna condivisione di emozioni, associate a una ridotta o assente imitazione del comportamento degli altri.

Può esservi un rifiuto degli altri, passività o approcci inappropriati che possono sembrare aggressivi e distruttivi. A volte vi sono interessi particolari che vengono coltivati e possono rappresentare una fonte di piacere e di motivazione e possono fornire percorsi per l’educazione e l’impiego lavorativo in una fase di vita successiva. La frequenza del disturbo autistico recentemente è stimato circa all’1% della popolazione negli STATI Uniti e in altri paesi, con stime simili in campioni di bambini e adulti; ma non è chiaro se i tassi più alti riflettano un ampliamento dei criteri diagnostici secondo il DSM IV per comprendere i casi sottosoglia, o una maggiore attenzione verso la patologia e nelle metodologie di studio o un vero e proprio aumento della frequenza del disturbo dello spettro dell’autismo.

Questo viene diagnosticato quattro volte di più nei maschi che nelle femmine. I disturbi dello spettro autistico causano compromissione clinicamente significativa del funzionamento in ambito sociale, scolastico, lavorativo o in altre aree importanti. L’autismo è un disturbo multifattoriale, non esistendo una singola causa identificata, con basi genetiche ed ambientali; le stime di ereditarietà variano tra 37 e 90% e attualmente il 15% dei casi sembra essere associato a una nota mutazione genetica e tuttavia anche quando il disturbo è associato ad una mutazione genetica questa non sembra essere pienamente penetrante; vi sono poi una serie di fattori ambientali aspecifici quali l’età avanzata dei genitori, il basso peso alla nascita o l’esposizione del feto a valproato (un antiepilettico, anche usato come stabilizzatore dell’umore).

Recentemente durante una conferenza stampa alla Casa Bianca il 22 settembre 2025 il Presidente USA Trump ha fatto delle dichiarazioni sull’autismo che hanno suscitato un forte dibattito scientifico e politico. Trump ha affermato dapprima che l’uso del paracetamolo (Tachipirina in Italia) durante la gravidanza potrebbe essere associato ad un rischio elevato di autismo nei bambini. Ha quindi raccomandato alle donne incinte di evitare il paracetamolo invitandole a resistere al dolore e alla febbre lottando per non prenderlo.

Esperti e medici hanno definito le affermazioni di Trump “pericolose” e prive di “fondamento scientifico”. La Società Italiana di Farmacologia e altri ricercatori hanno ribadito che non esiste una prova causale tra il paracetamolo e l’autismo e che il farmaco è considerato sicuro in gravidanza se usato correttamente. Alcuni studi citati dall’amministrazione Trump sono stati criticati per metodologie deboli e conclusioni non definitive. Peraltro il paracetamolo è uno dei pochi farmaci raccomandati in gravidanza per febbre e dolore, mentre altri, come ibuprofene e aspirina, sono controindicati. In definitiva la comunità scientifica internazionale continua a considerare il paracetamolo sicuro in gravidanza, usato correttamente.

La stessa posizione è dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) che conferma le raccomandazioni europee: il paracetamolo può essere usato in gravidanza se clinicamente necessario e in maniera corretta (dose più bassa efficace, per il minor tempo possibile e con la frequenza minima compatibile con il trattamento). Uno studio su oltre 180.000 bambini pubblicato sul Journal of the American Medical Association ha escluso ogni legame tra paracetamolo e autismo o ADHD.

Trump ha anche annunciato studi sul Leucovorin, una forma sintetica di acido folico, come possibile trattamento per alcuni sintomi dell’autismo, ma il farmaco, già usato in oncologia e neurologia non è approvato come cura per l’autismo e gli esperti invitano a non creare false speranze.
Durante la conferenza stampa del 22 settembre 2025 Trump, supportato dal segretario alla salute Robert F. Kennedy, ha affermato che le persone che non si vaccinano e non assumono farmaci non sviluppano autismo.

Il presunto legame tra vaccini e autismo è nato da uno studio inglese del 1998, del medico britannico Andrew Wakefield, poi ritirato e smentito nel 2010 per gravi violazioni etiche e metodologiche (Wakefield fu radiato dall’ordine dei Medici per aver falsificato dati e ricevuto finanziamenti illeciti). Numerosi studi successivi condotti su milioni di bambini hanno escluso qualsiasi correlazione tra vaccini (incluso il MPR: morbillo, parotite, rosolia) e autismo.

Le autorità sanitarie nazionali ed internazionali, compresa la Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), raccomandano fortemente la vaccinazione infantile come strumento sicuro ed efficace. Le affermazioni di Trump non sono supportate dalla medicina italiana né dalla comunità scientifica internazionale: i vaccini non causano autismo e posticiparli, come suggerito dalla stessa amministrazione Trump, potrebbe mettere a rischio la salute pubblica.

La Società Italiana di Neuropsichiatria Infantile ha definito le affermazioni antivacciniste “pericolose e infondate”. La vaccinazione resta fondamentale per la salute pubblica e il calendario vaccinale italiano è considerato sicuro ed efficace, mentre la amministrazione Trump suggerisce un ruolo di farmaci e vaccinazioni precoci nell’aumento dei casi di autismo. Il rischio delle dichiarazioni di Trump, Presidente degli USA, è che alimentino la esitazione vaccinale, già considerata una delle dieci minacce globali alla salute.

Insomma il legame tra vaccini e autismo è un mito scientificamente smentito. Le dichiarazioni politiche recenti di Trump il “risolutore” non trovano riscontro nella ricerca medica; la medicina italiana ed internazionale invita a vaccinare i bambini secondo le linee guida, per proteggerli da malattie gravi e invece prevenibili.

Le dichiarazioni di Trump alimentano i dubbi e le paure che molti genitori possono avere per non fare del male ai propri figli, bisogna allora informarsi tanto e avere fiducia che la scienza è dalla parte dei bambini oltre che fidarsi delle evidenze, come il fatto che con i vaccini sono state debellate gravi malattie come il morbillo, la parotite, la rosolia e prima ancora la poliomielite, la tubercolosi, ecc.

Parlare con il pediatra, leggere fonti attendibili (AIFA; ISS; EMA; FDA; OMS), confrontarsi con serenità aiuta a fare scelte consapevoli; la salute dei bambini è una priorità che ci deve unire. Non dobbiamo invece farci confondere da incantatori come Trump, ma chiedere che su una problematica seria e grave ci sia la necessaria attenzione perché sia garantito impegno nella ricerca, studi epidemiologici, diagnosi precoce e supporto per migliorare la qualità della vita, sostegno agli autistici e alle loro famiglie, collaborazione attiva tra istituzioni (scuola, neuropsichiatria infantile, centri per l’autismo, strutture psichiatriche, centri di formazione) e sia garantita la cura e soprattutto la “care”, la presa in carico concreta di situazioni sicuramente complesse e difficili, cariche di sofferenza che non va strumentalizzata per scopi di potere politico e farsi passare come chi ha il potere di risolvere i problemi, ma che in definitiva esercita un potere “sugli” altri (anche dando false speranze o facendo nascere incertezze e perdita di fiducia in sé e nella scienza) anziché un potere “per” gli altri, dando un aiuto concreto e favorendo conoscenza e consapevolezza.

Dott. Fulvio Picoco

Collaboratore redazionale di Lavoro e Salute

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