Una rivoluzione può essere figlia solo della cultura e delle idee. Fidel Castro Ruz

di Marco Pondrelli

Spesso anche chi ammira Fidel Castro si concentra sul suo carisma, sulla capacità di trascinare le masse e di parlare agli ‘ultimi’. Non c’è dubbio che questa fosse una delle sue caratteristiche più marcate, ma ciò porta spesso a dimenticare o a non considerare il Castro teorico, il politico e il rivoluzionario, capace di leggere la realtà e i grandi cambiamenti della storia.

Il discorso che pronunciò il 3 febbraio 1999 nell’Aula Magna dell’Università Centrale del Venezuela a Caracas è un intervento dal quale emergono entrambe queste anime di Fidel, e il libro pubblicato da Anteo Edizioni ci offre l’opportunità di coglierle. Il volume è impreziosito dalla prefazione dell’ambasciatrice cubana in Italia, Mirta Aurora Granda Averhoff, che ricorda come Castro si trovasse in Venezuela per l’insediamento di Hugo Chávez alla Presidenza. Nel suo discorso, Castro ricorda come 40 anni prima, poco dopo la vittoria della rivoluzione, fosse stato in quella stessa aula a parlare agli studenti, e dice: ‘Allora avevo 32 anni. Partendo da 7 fucili avevamo vinto in 24 mesi e 13 giorni una forza di 80 mila uomini’ [pag. 8].

In un intervento improvvisato, Castro non solo ricordò le tappe fondamentali della Rivoluzione, ma analizzò con grande rigore le trasformazioni che il mondo, al tramonto del millennio, stava vivendo. Nel 1999 il mondo era ancora unipolare, e il blocco contro cui si era scagliato Castro era inasprito: un blocco che lui definiva una guerra economica, a cui si doveva rispondere difendendo Cuba ma anche ‘combattendo in qualunque parte dell’immenso mondo’ [pag. 19]. La difesa della patria, che per molti è sinonimo di rossobrunismo, è invece fondamentale nella lotta cubana, così come lo fu in quella vietnamita. Difendere la patria socialista dall’imperialismo statunitense è già di per sé un atto rivoluzionario. La storia di Cuba ce lo insegna, così come dimostra l’internazionalismo di questa piccola isola, che ha sostenuto altri popoli nel mondo. Gli aiuti tramite i medici cubani non sono stati limitati al solo Terzo Mondo, come dimostra anche l’esperienza italiana.

La fine del Novecento segna anche il sorgere di alcune organizzazioni internazionali, come l’Organizzazione Mondiale del Commercio, che, secondo Castro, aveva lo scopo di ‘trasformarci in un”immensa zona franca’ [pag. 22], non a nome di un impero mondiale, ma per conto degli Stati Uniti. Non è casuale che poco dopo il Leader Maximo affermi: ‘I cinesi stanno compiendo grandi sforzi per entrare nell’OMC, perché a un paese che non appartenga a questa istituzione posso applicargli un dazio del 1000 per cento e bloccare totalmente le sue esportazioni’ [pag. 44]. Erano gli anni in cui, in Italia, anche a sinistra, dentro Rifondazione Comunista, si criticava Pechino per aver deciso di entrare nell’OMC, decisione letta come una resa al neoliberismo. Il tempo ha dato ragione sia ai cinesi sia a Castro.

Sono molte le riflessioni preziose di questo lucido discorso, e si rimanda quindi alla lettura del libro, dopo aver sottolineato un passaggio che riguarda la globalizzazione. Erano gli anni in cui stava nascendo il movimento no-global, all’interno del quale si nascondevano anche posizioni di rifiuto radicale della globalizzazione, che tecnicamente potrebbero essere definite reazionarie. La visione di Castro è diversa: ‘Penso che la globalizzazione sia un processo irreversibile e che il problema non è nella globalizzazione, ma nel tipo di globalizzazione’ [pag. 42]. Il discorso che pronunciò Xi Jinping a Davos nel 2017, che suscitò scalpore sia tra i liberali benpensanti sia tra i pseudo-rivoluzionari, condivideva lo stesso pensiero. Per entrambi i leader non è la globalizzazione in sé a generare disuguaglianze, ma la globalizzazione neoliberista.

Concludendo il suo intervento, Castro afferma: ‘Che tipo di globalizzazione abbiamo oggi? Una globalizzazione neoliberista; è così che molti di noi la chiamano. È sostenibile? No. Potrà resistere molto tempo? Assolutamente no. Questione di secoli? Categoricamente no. Durerà solo decenni? Sì, solo decenni. Ma prima o poi dovrà estinguersi’ [pag. 86]. Osservando gli eventi odierni, dal conflitto in Ucraina all’elezione di Trump, si comprende che Fidel aveva ragione.

È quindi giusto chiudere con la citazione di José Martí: ‘I sogni di oggi saranno la realtà di domani’ [pag. 87].

8/11/2025 https://www.marx21.it/

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