UNA SCUOLA PUBBLICA DI QUALITÀ PER TUTTI/E

Anche quest’anno, come ogni anno, nella stagione della legge di bilancio in Parlamento c’è qualcuno che, propone emendamenti elettorali in favore delle famiglie che iscrivono i figli agli istituti provati paritari. Quest’anno alcune associazioni genitoriali hanno diffuso una nota in cui esprimono il proprio consenso. Ai voucher proposti con la motivazione, nobile ma errata, che servano a consentire libertà di scelta educativa a tutte le famiglie, specie a quelle con basso reddito.

Nella loro nota le associazioni sottolineano la necessità di superare la contrapposizione ideologica tra scuola statale e scuola paritaria, ricordando come la legge 62/2000 abbia inserito a pieno titolo queste ultime nel sistema pubblico di istruzione e che con le scuole paritarie lo Stato consegua un risparmio.
Tuttavia, approfondendo la questione, emerge che è proprio il ragionamento sviluppato delle associazioni genitoriali ad essere promotore di una lotta ideologica per l’affermazione del diritto al finanziamento statale della scuola privata paritaria. Vediamo come.

1) Gli istituti privati paritari sono inseriti nel “sistema pubblico di istruzione”, affermano gli estensori della nota. In realtà l’art. 33 della Costituzione prevede che: ”enti e privati hanno il diritto di istituire scuole e istituti di educazione, a condizione che non comportino oneri per lo Stato e che rispettino le norme generali sull’istruzione.”. A tal fine la Legge 62/2000 stabilisce che la scuola paritaria sia inserita nel “sistema nazionale di istruzione” e, pertanto, nel rispetto del suddetto articolo costituzionale essi sono “ soggetti ai medesimi obblighi delle scuole statali in materia di standard educativi, inclusione e trasparenza.”

Le scuole private non devono essere finanziate dallo Stato (che comunque lo fa surrettiziamente), ma se rispettano le norme generali dell’istruzione vengono riconosciute come scuole private “paritarie” appartenenti al “sistema nazionale di istruzione” e quindi possono erogare atti e documenti amministrativi validi come quelli della scuola pubblica.

2) L’erogazione di voucher per le famiglie che scelgono un’istituzione scolastica privata paritaria, viola il dettato costituzionale e la Legge 62/2000.
All’apparenza l’emendamento proposto nella legge di bilancio 2025 che propone di assegnare voucher alle famiglie che iscrivono i figli nelle scuole private paritarie serve a realizzare un elemento di equità sociale, nella realtà costituisce solo la foglia di fico che nasconde l’ulteriore sfondamento dell’argine costituzionale del divieto di finanziamento della scuola privata paritaria. Una scuola che non si accontenta, per la retta di un alunno nell’anno scolastico, dell’ammontare del voucher definito dall’emendamento, ma richiede ai genitori di avere ulteriori risorse proprie per completare il pagamento della retta.

3) Nella nota si afferma che attraverso le scuole private paritarie lo Stato risparmi, perché il costo che affronta con il voucher è inferiore al costo che affronta per ogni studente. La dimostrazione numerica di questa affermazione, mette in evidenza in realtà solo cosa accade quando, come diceva la maestra alle elementari, si fanno delle operazioni mettendo insieme le mele con le pere.
Tralasciamo quindi il confronto numerico del costo per singolo studente, errato nella sua impostazione di base, visto che non tiene conto dell’omogeneità dei dati, ma concentriamoci su alcuni aspetti di quel costo.

In particolare è utile ricordare che all’interno del costo per alunno dello Stato troviamo come parte preponderante, anche, gli stipendi del personale. Nella scuola pubblica il personale viene retribuito sulla base del CCNL comparto scuola che, malgrado nei livelli iniziali sia vicino soglia di povertà assoluta per famiglia tipo (dati 2024), è superiore di un terzo dello stipendio percepito dal personale delle scuole private. In altre parole un docente delle scuole private paritarie, che abbia una famiglia tipo e sia monoreddito, percepisce un salario da fame, che tuttavia è reso sopportabile da alcuni aspetti.

Guardando le modalità di accesso alla professione si può vedere che il personale Statale deve superare un concorso con migliaia di partecipanti, mentre la procedura di accesso nelle scuole private paritarie è prevalentemente quella nepotistica di essere amici di amici. Cosa che produce anche effetti distorsivi, più volte denunciati nella stampa specialistica, di docenti della scuola Paritaria non pienamente retribuiti perché lavorando maturano lo stesso punteggio di servizio dei docenti della scuola pubblica. Così, esercenti non corretti, approfittano di un diritto facendolo valere come un elemento retributivo.

4) Tra gli altri elementi patologici che le scuole paritarie inseriscono nel sistema nazionale di istruzione, mi limito a ricordare l’ultimo caso affrontato dal ministro Valditara, che con recenti azioni normative è intervenuto per limitare l’effetto nefasto dei diplomifici.

5) Per quanto riguarda la libertà di scelta educativa, corre l’obbligo di ricordare che la legge istitutiva dell’autonomia scolastica e il conseguente superamento dell’obbligo di iscrizione nella scuola competente per territorio di residenza, ha reso pienamente esigibile la possibilità di poter avere “un servizio accessibile a tutti i cittadini indipendentemente dalla condizione economica”. Tutte le famiglie possono scegliere in quale scuola iscrivere i propri figli, valutandone il PTOF e l’offerta formativa. Ciò che resta al di fuori di questa libertà è la possibilità, che offrono le scuole private paritarie, di scegliere di essere parte di un’utenza selezionata.

6) Alle necessità economiche della scuola pubblica statale, spesso, per non dire sempre, i governi rispondono che non ci sono le risorse economiche e il personale delle scuole molto spesso sopperisce a queste mancanze con il proprio impegno. Tuttavia, ogni anno, nella legge finanziaria emergono proposte che stanziano milioni per finanziare, anche se indirettamente, le scuole private paritarie. Si può quindi ben dire che i voucher, per contribuire a pagare le rette delle scuole private paritarie, sottraggono risorse alla scuola pubblica statale. Con la conseguenza di ridurre la qualità del servizio della scuola per tutti per finanziare la scuola. Trovo singolare come le associazioni genitoriali si occupino delle esigenze dei pochi e ignorino completamente quelle dei molti.

Come dicono gli estensori della nota delle associazioni genitoriali, effettivamente esiste una lotta ideologica tra la scuola pubblica e quella paritaria, ma è esclusivamente la lotta che le scuole private, divenute paritarie, portano avanti con ogni mezzo per essere finanziate dallo Stato in barba alla Costituzione. Il rischio che questo processo abbia successo, impone la necessità continua di vigilare affinchè la Legge 62/2000 non sia il grimandello normativo per realizzare illeciti finanziamenti per le scuole provate paritarie.

L’esito finale del finanziamento dello Stato alla scuola privata è già visibile negli Stati Uniti d’America. La scuola statale pubblica totalmente depauperata è frequentata solo dagli “sfigati” (scusate il termine irrispettoso imposto dalla sintesi), chiunque altro è costretto a fare sacrifici inenarrabili per cercare di assicurare un futuro dignitoso ai propri figli.

Sebbene da quanto detto sino ad ora potrebbe sembrare che ci sia una contrarietà alla presenza di scuole private paritarie nel “sistema nazionale di istruzione”, credo sia giusto precisare che non è così. Tuttavia chi vuole esercitare un peculiare indirizzo educativo deve poterlo fare, allo stesso tempo è giusto che queste scelte peculiari non pesino economicamente su tutta la società. Nel caso di soggetti non abbienti che ritengano di far frequentare tali scuole ai propri figli, credo che sia compito di quelle comunità ideali che si trovano intorno alle stesse scelte educative, di aiutarli e supportarli ad affrontarne i costi.

In Italia la scuola pubblica statale è la scuola di tutti/e, il luogo della massima equità sociale, dove tutti possono entrare, i ceti benestanti e quelli non abbienti. Il luogo in cui si istituiscono classi eterogenee, per censo, cultura, genere, religione etc. Cioè classi che sono spicchio e specchio della società dove i bambini/e, ragazzi/e muovono i loro primi passi di affermazione dell’io e della capacità di mediazione sociale, apprendono il confronto con l’altro, la diversità, costruendo la loro piena capacità relazionale e di cittadinanza.

Marco Bizzoni

24/11/2025

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