Venerdì 24 ottobre a Roma la marcia internazionale contro il bloqueo infame a Cuba
L’epopea della Rivoluzione cubana ha da sempre una risonanza globale e continua a rappresentare una luce di speranza e dignità per i popoli che lottano contro fame, sottosviluppo e dipendenza imposti da un ordine economico imperialista. Gli ideali di José Martí e di Fidel Castro non appartengono al passato ma illuminano il presente e orientano il futuro. Oggi più che mai, mentre Cuba subisce da oltre sessant’anni un blocco economico, finanziario e commerciale infame e genocida, il popolo cubano resta un simbolo di resistenza collettiva e di costruzione di un modello di società fondato sull’autodeterminazione, sulla solidarietà e sulla giustizia sociale.
Il “Bloqueo”, termine che di per sé evoca una violenza strutturale e neocoloniale, è il lascito più vergognoso di una politica di dominio degli Stati Uniti che ha tentato in ogni modo di piegare l’isola rivoluzionaria. Eppure, nonostante tutto, Cuba ha resistito. Ha resistito grazie a Fidel, a Raúl e a Díaz-Canel, ma soprattutto grazie al suo popolo, che ha saputo farsi protagonista di un processo collettivo di educazione e partecipazione politica, in un rapporto di mutuo apprendimento tra leadership e masse.
Fidel Castro è stato il Martí del XX secolo, come Hugo Chávez è stato il Bolívar del XXI. Entrambi hanno dato vita a un orizzonte comune — quello dell’integrazione bolivariana e martiana — che oggi trova espressione nell’ALBA, progetto di cooperazione dei popoli dell’America Latina fondato sulla solidarietà e non sulla competizione.
Il riconoscimento popolare del Partito Comunista di Cuba e dei Comitati di Difesa della Rivoluzione (CDR) testimonia la forza di una cultura politica che nasce dal basso, in un processo di rottura con l’individualismo capitalistico e con un profondo senso di amore rivoluzionario.
Teoria e prassi devono camminare insieme, come insegnava Gramsci, e in questo senso l’esperienza cubana è parte viva della filosofia della storia del socialismo del XXI secolo. Cuba, il Venezuela, i Paesi dell’ALBA — pur con le loro differenze — rappresentano oggi percorsi di transizione al socialismo concreti e originali, che offrono al mondo un’alternativa possibile alla crisi sistemica del capitale.
Noi comunisti che viviamo in Europa non esisteremmo senza Martí, senza Fidel, senza Díaz-Canel. Non solo per affinità teoriche, ma perché la loro coerenza e il loro esempio tengono vivo quel faro anti-imperialista che unisce tutti i Sud del mondo nella prospettiva della liberazione.
La Rivoluzione deve continuare ad avere un ruolo intellettuale collettivo e militante, lavorando per l’emancipazione dei popoli e per la riattualizzazione del pensiero di Martí e Fidel, fondato su tre colonne: etica, sentimento e impegno a favore delle classi popolari.
Oggi più che mai i giovani devono guardare a questi esempi — Martí, Bolívar, Gramsci, Guevara, Fidel, Chávez — per costruire percorsi concreti di emancipazione, di critica al capitalismo e di sperimentazione di modelli socialisti realmente partecipativi. Una delle più grandi lezioni di Fidel è stata proprio la forza delle idee, la diplomazia della solidarietà, capace di parlare anche a chi non appartiene al campo socialista.
La diplomazia cubana è oggi una delle più avanzate al mondo per la sua capacità di dialogo e di coerenza morale, qualità che derivano da una visione rivoluzionaria e umanista radicata nella storia stessa dell’isola.
Come insegnava Fidel, “la Rivoluzione è il senso del momento storico”. In un’epoca segnata da conflitti intercapitalistici e crisi sistemiche, la straordinarietà dell’esperienza socialista cubana rappresenta non un’utopia, ma una concreta alternativa di civiltà.
L’eredità di Fidel è viva nei programmi sociali, nella sanità universale, nelle missioni mediche che hanno salvato vite in tutto il mondo, anche in Italia durante la pandemia. Cuba non ha mai tradito il suo ideale di giustizia e continua oggi, sotto la guida di Díaz-Canel, a dare continuità al processo rivoluzionario, smentendo le illusioni di chi sperava in un ritorno al capitalismo.
La costruzione socialista cubana poggia sul metodo scientifico del marxismo, sulla pianificazione, sull’alleanza tra operai e contadini, sulla ricerca, la formazione e l’innovazione come pilastri di sviluppo. In questo senso, come ha ricordato Díaz-Canel, il marxismo conserva una capacità esplicativa e rivoluzionaria straordinaria, perché sa adattarsi ai tempi, rinnovarsi, restare vitale.
Le sfide del socialismo del XXI secolo, a Cuba come in Venezuela, richiedono una nuova egemonia culturale fondata sulla democrazia popolare e sulla partecipazione diretta dei lavoratori. Ma soprattutto, richiedono un’unità internazionale delle forze rivoluzionarie che, nei rapporti di forza globali, sappiano opporre alla logica del profitto la logica della vita, della solidarietà e dell’uguaglianza.
Cuba socialista, guevarista e fidelista, continua con dignità a servire il suo popolo e tutti i popoli del Sud del mondo, trasformando i sogni in concrete pratiche di liberazione collettiva. È questa la lezione viva della Rivoluzione cubana, la lezione che deve guidarci oggi nella marcia del 24 ottobre a Roma, per dire insieme basta al blocco genocida, viva Cuba libera e socialista, viva la solidarietà internazionalista tra i popoli del mondo.
Luciano Vasapollo
22/10/2025 https://www.farodiroma.it/










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