Videogiochi in piazza con la pistola TASER
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L’illusione di un’arma sicura e la scia di morte che smentisce la narrazione
Cosa è il taser? E’una pistola elettrica, è un’arma a impulsi elettrici in dotazione alle Forze dell’ordine in molti Paesi, Italia compresa: funziona rilasciando due dardi collegati a fili conduttori, che trasmettono una scarica elettrica capace di provocare una contrazione muscolare istantanea, che immobilizza temporaneamente il soggetto colpito.
Fu la ministra Lamorgese, nel governo Conte II (2019-2021) e Draghi (2021-2022), avvalendosi dei decreti di Minniti e Salvini, che iniziò la sperimentazione delle pistole Taser.
Furono ipocritamente definite “armi non letali” ma da subito arrivò la prima sconfessione da parte dei cardiologi che affermarono il contrario: può causare aritmie potenzialmente fatali e interferire con i dispositivi medici cardiaci come i pacemaker.
Quindi il segretario del SILP non potrebbe affermare che “Può essere uno strumento utile e meno letale delle armi da fuoco“, anche perché persino i bambini sanno che le armi da fuoco arrivano lontano mentre la pistola Taser è efficace solo nelle vicinanze.
Il modello adottato nel nostro Paese è lo X2 della Axon, un’evoluzione del modello X26 che le Nazioni Unite avevano giudicato equiparabile a uno strumento di tortura. Il Comitato dell’ONU contro la tortura riferisce che l’uso di Taser può essere una forma di tortura, a causa del dolore acuto che provocano, e mette in guardia contro la possibilità di morte in alcuni casi. I 5.000 dispositivi disponibili nei 200 comuni italiani non sono stati testati. Prima della loro introduzione a marzo 2022, era stata condotta una sperimentazione di 12 mesi in 12 città con 32 dispositivi forniti gratuitamente dalla Axon Public Safety German, senza pubblicazione dei risultati. Dopo due gare pubbliche perse da Axon per problemi sui dispositivi, l’azienda è riuscita a vincere una fornitura d’urgenza che portò alla distribuzione dei Taser attualmente disponibili per un costo complessivo di 8,5 milioni di euro.
Introdotto come un’opzione di forza intermedia, il Taser è stato presentato alle forze di polizia e all’opinione pubblica come l’arma “meno letale” per eccellenza, un ponte tecnologico tra il manganello e la pistola d’ordinanza. La sua promessa era quella di neutralizzare le minacce senza causare lesioni gravi o la morte, offrendo una soluzione apparentemente sicura per gestire situazioni critiche. Tuttavia, questa narrazione rassicurante si scontra con una realtà drammatica, documentata da un crescente numero di decessi in tutto il mondo. La recente adozione di quasi 5.000 di questi dispositivi in Italia e le fatalità che ne sono seguite hanno trasformato un dibattito lontano in una questione di pressante attualità nazionale, sollevando un interrogativo fondamentale: stiamo davvero parlando di un’arma sicura?
Un bilancio globale ignorato
Mentre in Italia si discuteva della sua introduzione, a livello internazionale i dati dipingevano già un quadro allarmante. Un’inchiesta monumentale dell’agenzia di stampa Reuters ha documentato oltre 1.000 decessi negli Stati Uniti avvenuti dopo l’uso del Taser da parte della polizia dal 2000 in poi. L’analisi dei referti autoptici
Il profilo delle vittime è altrettanto sconcertante: il 90% era disarmato e circa un quarto soffriva di disturbi mentali o neurologici.
Parallelamente, l’organizzazione per i diritti umani Amnesty International monitora da decenni questa scia di morte. Anche i loro dati confermano che la stragrande maggioranza delle vittime era disarmata.
Il rischio nascosto, cosa accade al corpo
La pericolosità del Taser risiede nei suoi effetti fisiologici, spesso imprevedibili. Il rischio più grave è quello cardiaco. Studi scientifici hanno dimostrato che la scarica elettrica, specialmente se i dardi colpiscono il torace, può interferire con il ritmo del cuore, causando aritmie ventricolari e arresto cardiaco.
Questo pericolo è esponenzialmente più alto in persone con patologie cardiache non diagnosticate, sotto l’effetto di stupefacenti o in uno stato di forte agitazione
Oltre al cuore, anche il cervello subisce un impatto significativo. L’esposizione a una scarica di Taser può non solo innescare crisi epilettiche, ma anche causare un deterioramento cognitivo temporaneo ma profondo. Uno studio ha rilevato che, per circa un’ora dopo la scarica, i soggetti mostrano deficit nella memoria e nell’apprendimento paragonabili a quelli riscontrati in casi di demenza. Ciò solleva gravi dubbi sulla capacità di una persona appena colpita di comprendere e rinunciare consapevolmente ai propri diritti legali. A questi si aggiungono i rischi di traumi da caduta incontrollata e le ferite da penetrazione dei dardi in zone sensibili del corpo.
L’analisi dei dati internazionali, delle evidenze mediche e dei recenti fatti di cronaca italiani porta a una sola, ineludibile conclusione: la definizione di “meno letale” attribuita al Taser è un’illusione pericolosa e fuorviante. Le prove dimostrano che si tratta di un’arma con un potenziale letale intrinseco e imprevedibile, che si manifesta con particolare ferocia contro le persone più fragili e vulnerabili della nostra società.
Affidare alle forze dell’ordine un’arma che può uccidere in modo così casuale e discriminatorio è una scelta irresponsabile che mette a repentaglio la vita dei cittadini.
La repressione armata contro le manifestazioni di sinistra e delle lotte sindacali continua con strumenti sempre più repressivi la guerra dei governi degli ultimi vent’anni contro la Costituzione che all’Articolo 21 recita “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione […]”.
Le forze di polizia (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di finanza della Polizia penitenziaria) sono state dotate di 4.482 pistole a impulsi elettrici (Taser). A livello locale, la possibilità di dotare i vigili urbani del Taser dipende dalle decisioni dei singoli Comuni.
Per capire le criticità dell’uso dei taser e i rischi per la salute collettiva, il Dipartimento di Igiene e Sanità Pubblica dell’Università Sapienza di Roma ha condotto una revisione sistematica della letteratura a disposizione: “Più della metà degli studi sono stati commissionati dalla Axon, la stessa azienda che produce i taser, in una situazione di palese conflitto di interesse”, ha affermato il dottor Giancosimo Mancini, specializzando che si è occupato dell’indagine e membro dell’associazione di medici ‘Chi si cura di te?’.
E poi ci sono i pazienti psichiatrici, su cui le forze dell’ordine utilizzano i Taser anche in contesti come i TSO (Trattamenti Sanitari Obbligatori): si ritiene una pratica sicura. “Il fatto che il Taser si aggiunga alle violenze e discriminazioni sistematiche subite dalla popolazione psichiatrica è un rischio concreto e reale”, afferma Mancini. E’ nelle linee guida sull’uso dell’arma non sono presi in considerazione i danni fisici provocati dall’eventuale penetrazione dei dardi elettrificati in organi sensibili, come occhi e genitali.
Il segretario generale del sindacato di polizia SILP dichiara addirittura che “Il Taser è un’alternativa meno letale alle armi da fuoco, un mezzo di coazione che, in certe situazioni, tutela maggiormente cittadini, cittadine e operatori“, e quindi “non servono tifoserie ma regole e formazione“. Quindi, in sostanza, nega che il Taser è un’arma estremamente pericolosa e pare assurdo che faccia il parallelo con l’uso delle armi da fuoco, come se fosse indispensabile sparare su una manifestazione, la storia racconta di tanti manifestanti morti e di responsabili mai condannati, anzi, alcuni sono stati anche promossi.
Per capire le criticità dell’uso dei Taser e i rischi per la salute collettiva, il Dipartimento di Igiene e Sanità Pubblica dell’Università Sapienza di Roma qualche anno fa ha condotto una revisione sistematica della letteratura a disposizione: “Più della metà degli studi sono stati commissionati dalla Axon, la stessa azienda che produce i taser, in una situazione di palese conflitto di interesse”, ha affermato il dottor Giancosimo Mancini, che si è occupato dell’indagine e membro dell’associazione di medici ‘Chi si cura di te?
E poi ci sono i pazienti psichiatrici, su cui le forze dell’ordine utilizzano i taser anche in contesti come i TSO.
Questi pareri scientifici non importano a Piantedosi e agli altri sostenitori del Taser, compresi, unitariamente su questo, i sindacati di polizia offrono all’opinione pubblica una definizione standard, che viene ripetuta da ogni comunicatore parola per parola: «Il Taser è uno strumento di difesa, è indispensabile ed evita il ricorso alle armi da fuoco». Piantedosi aggiunge che le critiche al suo utilizzo sono “ideologiche” (cioè di sinistra) e “pregiudiziali” (cioè disinformate).
Il punto è che le polizie italiane coltivano da decenni – forse da sempre – un’attitudine autoreferenziale che porta a giudicare come illegittime “invasioni di campo” ogni critica, ogni richiesta di chiarimenti e di trasparenza, ogni proposta di regolamentazione che non provenga dall’interno degli apparati. E dire che nel recente passato, più volte, si è posto il tema dell’uso eccessivo della forza e anche di strumenti impropri da parte delle forze dell’ordine. Le cronache di innumerevoli manifestazioni hanno documentato, negli anni, violente e ingiustificate cariche ai cortei, inutili manganellate di gruppo, troppe aggressioni a individui inermi, l’uso spesso smodato dei gas lacrimogeni. E come dimenticare, durante il G8 di Genova del 2001, furono usati illegalmente anche dei manganelli elettrici, parenti in qualche modo del Taser. Oggi con l’entrata in vigore, il 25 aprile 2026, della Legge 24 aprile 2026, n. 54, del cosiddetto “Decreto Sicurezza” si sentiranno più “motivati e impuniti?
Infine, tremiamo di indignazione quando gli ultras del Taser affermano, senza riflettere, che la pistola è utile anche contro chi nei Pronto Soccorso protesta, non considerando, senza cognizione di causa, che il numero maggiore delle proteste aggressive si verifica nelle strutture dove la risposta ai bisogni di cura è inadeguata e ancora peggio impedita da poco personale e infinite liste di attesa. Forse loro hanno altre vie per farsi curare velocemente e adeguatamente.
Il titolo “Videogiochi in piazza con la pistola TASER” non è sarcasmo ma è riferito ai quei singoli in divisa senza un minimo senso della realtà, come quelli catturati dai videogiochi violenti.
Redazione Lavoro e Salute
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