24h €1.560 Oltre la gabbia del salario: tempo liberato e tramonto del neoliberismo

di Alberto Deambrogio

Nel dibattito contemporaneo sulla metamorfosi del lavoro e sulla crisi strutturale del modello capitalista, la discussione sulla “settimana corta” rischia spesso di arenarsi nei confini rassicuranti della flessibilità aziendale d’élite o del benessere individuale. È proprio per scardinare questa narrazione parziale che il saggio 24H €1.560 (TransEuropa). Progetto di riduzione della settimana lavorativa, scritto da Davide Dibitonto e Maura Zavaglini ed edito da Transeuropa Edizioni, interviene nel panorama politico con la forza di una proposta radicale e chirurgicamente pragmatica.

Gli autori compiono un’operazione intellettuale necessaria: sottrarre il tema del tempo di vita all’alveo della pura utopia per calarlo sul terreno della fattibilità macroeconomica, proponendo un orario di 24 ore settimanali (6 ore giornaliere su 4 giorni), un salario minimo di 15 euro netti l’ora e una profonda riforma fiscale e contributiva.

Da attento osservatore delle dinamiche sociali e delle fratture del nostro welfare, ritengo che il valore più profondo di questo volume risieda nella sua capacità di connettersi implicitamente a una delle lezioni teoriche più lucide degli ultimi decenni: quella dell’economista Giovanni Mazzetti.

Per anni, Mazzetti ha insistito sul fatto che le società capitalisticamente avanzate si trovano dinanzi al “tramonto del lavoro salariato”: un blocco strutturale in cui il sistema non è più in grado di riprodurre e garantire l’espansione del lavoro per tutti, generando disoccupazione tecnologica e precarizzazione esistenziale. Mazzetti ci ha insegnato che la crisi contemporanea non è una congiuntura passeggera, ma la conseguenza dell’incapacità del capitale di gestire l’enorme aumento di produttività se non riducendo l’orario di lavoro complessivo.

Il progetto di Dibitonto e Zavaglini risponde esattamente a questa urgenza storica. Laddove Mazzetti individua la necessità di una redistribuzione del lavoro sociale per sottrarre gli individui al ricatto della sussistenza, 24H €1.560 offre la ricetta istituzionale e numerica per farlo.

Ridurre le ore a parità di salario reale non è un lusso, ma la sola terapia d’urto per aggredire alla radice lo squilibrio di potere nei luoghi di lavoro e redistribuire la ricchezza sociale prodotta dagli automatismi tecnologici.L’aggancio con il pensiero di Mazzetti diventa lampante quando si analizzano le ricadute antropologiche della proposta. Il tempo sottratto al mercato non è vuoto passivo, ma spazio di emancipazione.

Come rilevato nei suoi scritti sull’economia del tempo, la vera sfida della transizione consiste nel trasformare il tempo liberato in una risorsa per la collettività, orientata alla cura, alla cultura, alla socialità e alla partecipazione democratica, spezzando la spirale alienante dei consumi compensativi.In conclusione, il saggio di Transeuropa ha il merito storico di fare i conti reali con la busta paga e con il bilancio dello Stato, dimostrando che un’alternativa è tecnicamente praticabile.

24H €1.560 non è una lettura rassicurante, ma un manuale d’azione che trasforma la felice intuizione teorica di Mazzetti sulla riduzione del tempo individuale in una rivendicazione sindacale e politica immediata. Un testo imprescindibile per chiunque intenda oggi ricostruire un pensiero critico e un’alternativa di società all’altezza delle sfide del nostro tempo.

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