30° Rapporto ISMU sull’immigrazione 2024: tra dati e prospettive

Tra complessità migratoria e trasformazioni della società

Aurora Bendinelli 1

Il 30° Rapporto ISMU 2 sulle migrazioni del 2024 3 offre una panoramica approfondita e dettagliata del fenomeno migratorio, adottando un approccio multidisciplinare e interdisciplinare.

Sociologi, economisti, demografi, giuristi e studiosi di diverse aree convergono per analizzare i molteplici aspetti delle migrazioni: dalle dinamiche demografiche agli impatti economici, dai processi di integrazione ai riflessi sociali e culturali.

In questa cornice, ogni arrivo, ogni storia migrante, non è solo un movimento geografico, è piuttosto uno specchio collettivo che invita a interrogarci su modelli di accoglienza, integrazione, ma anche sulle contraddizioni interne alle nostre società.

Il Rapporto ISMU, pertanto, attraverso un’analisi scientifica del fenomeno, ci spinge a guardarci dentro, a riconoscere che parlare di migrazioni oggi significa parlare anche – e forse soprattutto – di noi.

In occasione del 30° Rapporto sulle migrazioni, la Fondazione ISMU ETS traccia un bilancio dei flussi migratori che, negli ultimi trent’anni, hanno portato la popolazione con background migratorio in Italia a sfiorare i sei milioni. Un fenomeno che ha trasformato profondamente il tessuto sociale del Paese, lasciando un segno evidente nella sua evoluzione demografica e culturale.

Questo percorso complesso si è sviluppato lungo le grandi direttrici della storia contemporanea – “dal crollo del muro di Berlino e dell’impero sovietico sino al recente conflitto russo- ucraino (passando per l’epoca della drammatica crisi dei Balcani)” 4 – ha visto il passaggio dalle prime generazioni di immigrati alle seconde, oggi adulte e sempre più protagoniste della vita sociale ed economica italiana, fino all’emergere delle terze generazioni.

Come sottolinea il Rapporto, è fondamentale considerare il contributo che il fenomeno migratorio ha fornito nell’evoluzione demografica della società italiana negli ultimi 50 anni. In particolare, è negli anni Duemila che l’immigrazione in Italia conosce il suo periodo di crescita più rapido, con un incremento complessivo della popolazione residente pari a 3 milioni e 5mila persone tra il 2001 e 2011.

Negli anni successivi, tuttavia, l’apporto migratorio netto è stato più modesto e si è rivelato insufficiente a compensare il saldo naturale sempre più negativo, a causa del continuo calo della popolazione residente con cittadinanza italiana.

Secondo le stime della Fondazione ISMU ETS, al 1° gennaio 2024 gli stranieri presenti in Italia sono circa 5 milioni e 755mila, in leggero calo dello 0,3%, pari a 20mila persone in meno rispetto all’anno precedente il cui ammontare era pari a 5milioni e 775mila.

Tale flessione è il risultato di una combinazione di fattori: la crescita della componente di residenti stranieri che rispetto all’anno precedente è aumentata di 113mila unità, la sostanziale stazionarietà dei regolari non residenti (dunque non iscritti all’anagrafe) e il progressivo calo della popolazione irregolare ridotta di 137mila unità rispetto al 2023.

Oltre ai fattori già citati, a incidere sul lieve calo della popolazione straniera in Italia è anche la flessione delle nascite all’interno di questa componente. Dopo il picco registrato nel 2012 con circa 80mila nuovi nati da genitori stranieri, il numero è andato progressivamente diminuendo, fino ad attestarsi intorno ai 50mila nel 2023.

A questi fenomeni si affianca un altro elemento rilevante: l’aumento delle acquisizioni di cittadinanza italiana. Tale processo, oltre a rappresentare un chiaro indicatore di integrazione, incide direttamente sulle statistiche, facendo uscire questi individui dal conteggio ufficiale della popolazione straniera residente. Solo nel 2023, 214mila stranieri sono diventati cittadini italiani, di cui il 92% provenienti da Paesi non comunitari.

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25 Marzo 2025

Come emerge dal Rapporto Ismu la Lombardia è la prima regione per nuove cittadinanze concesse, con il 25,1% del totale nazionale, seguita da Emilia-Romagna (12,6%) e Veneto (11,6%). Tra i principali Paesi d’origine dei nuovi cittadini figurano Albania e Marocco.

Da quanto emerge dall’analisi di Fondazione ISMU, l’Italia, negli ultimi anni, si è dimostrata sempre meno attrattiva per i flussi migratori legati al lavoro e allo studio. Al contrario, il Paese continua a rappresentare un punto di riferimento per chi cerca protezione o desidera ricongiungersi con familiari già presenti sul territorio.

Dall’analisi dei dati sui permessi di soggiorno è chiaro come, negli ultimi anni, l’Italia non solo sia diventata meno attrattiva per i nuovi ingressi, ma sembra anche aver progressivamente perso la capacità di trattenere i migranti sul proprio territorio.

Rispetto al decennio precedente, i flussi appaiono meno stabili e radicati, suggerendo un modello migratorio sempre più orientato al transito piuttosto che all’insediamento duraturo.

Questa dinamica è influenzata, da un lato, dall’aumento degli ingressi per motivi di protezione internazionale o asilo (gli interessati cessano di avere diritto a un permesso di soggiorno valido perché molte domande d’asilo vengono rigettate) e, dall’altro, da una flessione dei permessi di soggiorno rilasciati per motivi di lavoro.

Un trend che si spiega con l’esaurirsi degli effetti della regolarizzazione per emersione e con la natura temporanea degli ingressi previsti dai decreti flussi, che hanno riguardato in gran parte lavoratori stagionali, meno propensi a un insediamento duraturo.

Tuttavia, se questa fotografia vale per i flussi più recenti, è altrettanto vero che in Italia vive da anni una consistente e radicata comunità straniera. Basti pensare che i cittadini non comunitari titolari di un permesso di soggiorno di lungo periodo – rilasciato a chi risiede regolarmente da oltre cinque anni – sono 2 milioni e 139mila, pari al 59,3% del totale di coloro che hanno un documento valido.

Va però evidenziato come nel corso del 2023 questa quota abbia registrato un lieve calo rispetto al 60,1% del 2022 e al 65,8% del 2021, una tendenza legata alla crescita dei permessi a scadenza, ma soprattutto all’aumento delle acquisizioni di cittadinanza, che fanno uscire queste persone dalla categoria degli stranieri.

Come mette in luce il Rapporto ISMU, è pertanto cruciale riflettere sulle modalità attraverso cui valorizzare questi flussi di capitale umano, con particolare attenzione alle componenti più giovani, orientando meglio la capacità attrattiva del nostro Paese, specialmente rispetto a lavoratori sempre più necessari per compensare il calo di manodopera autoctona, e migliorando i percorsi di stabilità e integrazione.

Come sottolinea il Rapporto ISMU, da tempo gli esperti evidenziano che la principale causa dell’immigrazione irregolare verso l’Unione Europea è rappresentata dalla permanenza oltre la scadenza dei visti da parte di stranieri entrati regolarmente.

Nonostante ciò, il dibattito pubblico e molte politiche migratorie sembrano ancora ancorati all’idea che l’ingresso irregolare avvenga prevalentemente attraverso il passaggio clandestino dei confini.

Questa narrazione continua a rafforzare la centralità del confine fisico come strumento chiave per il controllo dei flussi migratori, ignorando la complessità reale dei percorsi migratori contemporanei.

Dalle analisi contenute nel Rapporto gli ingressi non autorizzati via mare nel 2023 avevano raggiunto livelli record, superando di oltre 13 volte quelli registrati nel 2019. Tuttavia, il 2024 ha segnato un netto cambiamento di rotta, con appena 66mila sbarchi complessivi, pari a un calo del 57,9% rispetto all’anno precedente.

Al 15 novembre 2024, la flessione risultava già del 60% rispetto allo stesso periodo del 2023, con diminuzioni significative degli arrivi dalla Tunisia (-80,3%), dalla Libia (-20,2%) e dalla Turchia (-51,1%). In flessione anche gli arrivi via terra: secondo le stime dell’UNHCR nei primi 6 mesi del 2024 sono stati 3.400, contro i 5.600 del 2023.

A entrare dalla frontiera con la Slovenia sono prevalentemente cittadini originari da Bangladesh, Siria, Turchia, Marocco e Afghanistan. È importante precisare, tuttavia, che non tutti coloro che entrano irregolarmente nel Paese presentano domanda di protezione internazionale: è solo una parte del totale.

In questo quadro, il confine si è trasformato da limite geografico ad un vero e proprio strumento politico. La drastica riduzione degli sbarchi e degli arrivi via terra, infatti, non sono determinati da un miglioramento delle condizioni socio-politiche nei Paesi di origine o di transito, ma sono il risultato di nuovi accordi bilaterali – come quello siglato con la Tunisia e il memorandum d’intesa tra Italia e Libia – che hanno rafforzato i controlli alle frontiere esterne. Tali intese hanno sollevato gravi preoccupazioni umanitarie, a causa delle violenze, degli abusi e dei respingimenti forzati cui i migranti vengono sottoposti nei Paesi di transito.

In questa crescente esternalizzazione e militarizzazione del controllo dei flussi, come emerge dal Rapporto Ismu, anche la tecnologia gioca un ruolo sempre più centrale. In particolare, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella gestione delle frontiere e delle domande di asilo solleva nuove e rilevanti criticità.

Sistemi di sorveglianza automatizzata, riconoscimento facciale, analisi predittiva e profiling algoritmico sono sempre più adottati per monitorare i movimenti migratori e rafforzare il controllo ai confini esterni dell’Unione Europea. Tali strumenti, però, non sono neutrali: si basano spesso su dati incompleti o distorti, e rischiano di riprodurre – o persino amplificare – bias discriminatori, soprattutto nei confronti di determinati gruppi etnici o nazionali.

Particolarmente preoccupante è l’utilizzo dell’IA nei processi di valutazione delle domande di asilo, dove algoritmi e sistemi automatizzati vengono impiegati per analizzare la credibilità dei richiedenti. Come riporta il Rapporto Ismu è questo il caso del progetto ‘iBorderCtrl’, finanziato dall’UE con il programma Horizon 2020, sistema impiegato per l’analisi delle espressioni facciali dei migranti con l’obiettivo di valutare la veridicità delle loro dichiarazioni. Tecnologia, già di per sé controversa, è oggetto di critiche per la sua violazione dei diritti umani e per il suo impatto analitico fortemente eurocentrico.

In assenza di trasparenza, controllo umano efficace e meccanismi di accountability, questi sistemi rischiano di compromettere i diritti fondamentali delle persone, minando il principio di individualità delle domande e l’accesso a una protezione equa e imparziale.

La distanza tecnologica, mediata da algoritmi e sistemi automatizzati che privano i migranti della loro individualità, si inserisce in un contesto di crescente esternalizzazione delle politiche migratorie, in quanto entrambe mirano a gestire il fenomeno senza realmente affrontarlo.

L’accordo siglato tra Italia e Albania nel novembre 2023, infatti, si inserisce come ulteriore tassello di una strategia volta a spostare fuori dai confini nazionali – e persino dall’Unione Europea – la gestione delle domande di asilo e dei flussi in arrivo. Tale pratica di trasferimento dei richiedenti asilo in un Paese terzo, presuppone che ciò determini un peggioramento delle condizioni e delle prospettive tali da scoraggiare i viaggi.

Come è ben espresso nel Rapporto Ismu, l’accordo Italia-Albania prevede la creazione in territorio albanese di due centri gestiti dal Ministero dell’Interno italiano per trattenere, identificare e processare i migranti soccorsi in mare. Politica che ha sollevato non poche perplessità dal punto di vista giuridico nazionale, internazionale e soprattutto per quanto riguarda la tutela dei diritti umani.

Attraverso questo sistema è chiaro come il confine si fa nuovamente strumento di esclusione, attraverso accordi che mirano più alla deterrenza che alla protezione.

Tale approccio, incentrato sul rafforzamento dei confini esterni e sulla collaborazione con Paesi terzi, non è isolato, ma si inserisce in una cornice più ampia promossa a livello europeo. Il nuovo Patto su migrazione e asilo, presentato dalla Commissione UE, si muove infatti nella stessa direzione, prevedendo misure che puntano a velocizzare le procedure di frontiera, incrementare i rimpatri e rafforzare la dimensione esterna della gestione migratoria.

Le strategie politiche, come l’accordo tra Italia e Albania o il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, si inseriscono in un contesto in cui la narrazione pubblica e mediatica svolge un ruolo cruciale. Come evidenzia il Rapporto Ismu: “La disinformazione sulle migrazioni sfrutta le paure dei cittadini per polarizzare l’opinione pubblica, costruire malcontento e influenzare l’agenda politica di un Paese, agendo sulle insicurezze delle persone” 5.

La questione migratoria è infatti oggetto di una continua strumentalizzazione politica e sociale, spesso alimentata da un’informazione allarmistica e distorta. I media, in molti casi, contribuiscono a costruire l’immagine del migrante come minaccia della sicurezza nazionale e dell’identità locale, attraverso un linguaggio che enfatizza l’emergenza e l’invasione.

Tuttavia, anche una parte della stampa progressista, pur adottando un tono più empatico, rischia di cadere in una narrazione paternalistica, rappresentando i migranti esclusivamente come vittime passive.

Questa prospettiva, pur con intenzioni solidali, finisce per essere altrettanto riduttiva e discriminante, poiché nega ai soggetti migranti ogni capacità di autodeterminazione. In entrambi i casi, la rappresentazione mediatica riduce la migrazione ad un problema da gestire, anziché riconoscerla come un fenomeno umano, sociale e politico da comprendere nella sua complessità.

La missione di Fondazione Ismu Ets è dunque quella di promuovere una narrazione corretta ed alternativa di tale fenomeno, infatti, è da questo assunto che nasce l’idea del progetto AWAKE “Campagna di sensibilizzazione a contrasto della disinformazione sulla migrazione in Italia“.

L’Italia che emerge da queste pagine è un Paese in trasformazione: segnato da nuove generazioni con background migratorio, da scuole sempre più multiculturali, da un mercato del lavoro che cambia, da leggi che inseguono (o talvolta frenano) la realtà.

Un Paese che, pur avendo visto nella migrazione un motore di crescita demografica, sociale ed economica, fatica ancora a riconoscere pienamente il valore strutturale e permanente. Solo accettando questa realtà come parte integrante della propria identità, l’Italia potrà davvero affrontare il futuro con coerenza, giustizia e visione.

  1. Ho conseguito la laurea triennale in Sviluppo e Cooperazione Internazionale presso l’Università di Bologna, acquisendo una solida preparazione teorica e pratica sui diritti umani, politiche migratorie e progettazione di interventi per il cambiamento sociale.
    Questa formazione si è arricchita di tantissime esperienze sul campo che hanno plasmato la mia visione critica rispetto alle dinamiche migratorie e all’importanza di interventi strutturati e sostenibili. Attualmente sto frequentando il master in Politiche, Progettazione e Fondi UE, presso l’Università di Padova ↩︎
  2. Fondazione ISMU ETS è un ente di ricerca scientifica indipendente impegnato nello studio dei fenomeni migratori e dei processi di integrazione ↩︎
  3. Scarica il volume ↩︎
  4. (pp 18 rapporto Ismu) ↩︎
  5. pp223 del rapporto ↩︎

18/4/2025 https://www.meltingpot.org/

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