Quel fiero popolo del deserto segregato nel “giardino del diavolo”

Un murale nel campo di Bujador, Algeria

Da ormai cinquant’anni 200mila Saharawi, cacciati dal Sahara Occidentale nel 1975, vivono esiliati in uno dei più grandi complessi di campi per rifugiati al mondo, un mare di sabbia, uno dei luoghi più ostili del pianeta, 50 gradi d’estate, 0 in inverno. Una tragedia umanitaria diventata, anno dopo anno, una delle più lunghe e controverse della storia moderna, silenziosa, accantonata, spesso dimenticata

Esilio. Sono quasi 200.000 i Saharawi che da cinquant’anni vivono segregati in uno dei più grandi complessi di campi per rifugiati al mondo. Enormi distese di lamiera e sabbia fagocitate dal deserto che circonda Tindouf, estremo sud-ovest dell’Algeria.

Ritratto di famiglia Saharawi: Hammad, Nghia, Aziz, Koria e Salama

La loro casa, il florido territorio conosciuto come Sahara Occidentale, è stato invaso dal Marocco nel 1975, costringendoli a fuggire o a vivere sotto occupazione. Una casa depredata che misura 280.000 km quadrati per un totale di 1.200 km di costa bagnata dall’Oceano Atlantico. Il Marocco a nord, l’Algeria a est, la Mauritania a sud.

Un murale relativo all’indipendenza Saharawi nel campo di Bujador

Nonostante il Fronte Polisario (l’organizzazione politica e militare dei Saharawi) abbia tentato di resistere e contenere l’esodo, per tanti non c’è stata alternativa ai granelli di arena e alle pietre dure dell’Hammada, soprannominato “Il giardino del diavolo”, uno dei luoghi più ostili del pianeta: 50 gradi d’estate, 0 in inverno, al riparo delle Haimas, le tende tradizionali puntellate nella terra. La tragedia umanitaria del popolo Saharawi è diventata, anno dopo anno, una delle più lunghe e controverse della storia moderna. Una tragedia silenziosa, accantonata, spesso dimenticata.

Nafisa, 11 anni, gioca in acqua con Ania, volontaria di Rio de Oro. Qui siamo a Grottammare (AP)

Rio de Oro Onlus è un’organizzazione italiana, laica e indipendente, che si batte per i diritti del popolo Saharawi, offrendo cure mediche e assistenza gratuita ai disabili, in particolare ai bambini. L’associazione opera all’interno dei campi profughi nel deserto del Sahara algerino, con programmi di salute, edilizia sanitaria e miglioramento della qualità di vita.

Una Haimas (tenda tradizionale) nell’accampamento di Dakhla

Ogni anno vengono ospitati in Italia decine di minori per offrire loro trattamenti medici e un periodo di vacanza lontano dalle condizioni estreme dei campi. La disabilità è al centro dell’azione umanitaria di Rio de Oro, affinché ognuno, adulto o bambino, abbia diritto a un’esistenza dignitosa.

Matthias Canapini, scrittore, giornalista e fotografo. Nato a Fano nel 1992, dal 2012 viaggia per il mondo per raccontare storie con taccuino e macchina fotografica. Per Prospero editore il libro “La pelle. Diari dal Kurdistan iracheno”

Algeria, “Campo 27 febbraio”,, Wadedi, 13 anni, in compagnia della nonna
Algeria, Sidi Mohamed insieme alla figlia Aiza durante la cerimonia del tè
Aiza e sua sorella Hanan
Algeria, Rossana e Malainin all’ingresso di Casa Paradiso
Algeria, Salama nel “cortile” di Casa Paradiso (Algeria
Algeria, la fisioterapista Sidi durante una seduta con Chifa e Chennebiha
Algeria, Barga, 20 anni, seduto con la madre e la sorella di fronte a un ospedale
Grottammare (AP), Beya, volontaria Rio de Oro, con un gruppo di bambini Saharawi
Grottammare (AP), Leila, 8 anni, spinge Adam e Nerea (volontaria Rio de Oro), seduti su una carrozzina
Grottammare. Marita abbraccia Mohamed Maruf, 9 anni, prima di salutarsi

Matthias Canapini

30/6/2025 https://www.patriaindipendente.it/

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