L’inclusione non è un’utopia: la nascita del Movimento Unitario per l’Inclusione Scolastica e Sociale
di Segreteria MUISS*
L’incontro di presentazione del MUISS (Movimento Unitario per l’Inclusione Scolastica e Sociale) si è caratterizzato come un momento di rinascita del pensiero inclusivo quale responsabilità collettiva, educativa e civile. In un tempo segnato da nuove disuguaglianze, infatti, il nuovo Movimento si propone come spazio di convergenza, per rimettere al centro della scuola e della società i valori di equità, accessibilità e partecipazione
L’inclusione viaggia sempre. È impossibile tenerla ferma: con le parole dell’indimenticato Andrea Canevaro, ricordate da Nicola Striano, si è aperta a Roma la conferenza stampa di presentazione del MUISS (Movimento Unitario per l’Inclusione Scolastica e Sociale), svoltasi il 7 ottobre scorso a Roma, presso lo Spazio Esperienza Europa Davide Sassoli [se ne legga anche la nostra presentazione, N.d.R.].
Si è trattato di un incontro denso di contenuti, che ha riunito esperti, dirigenti, docenti, genitori e rappresentanti istituzionali, per riportare il tema dell’inclusione al centro del dibattito educativo e politico, in un momento storico segnato da una percepita regressione culturale e pedagogica.
Il MUISS nasce come progetto unitario e collettivo, dall’urgenza di reagire alla frammentazione e alla perdita di senso del percorso inclusivo italiano, riconosciuto per decenni come modello internazionale. L’obiettivo dichiarato è quello di garantire a tutte e tutti piena partecipazione alla vita sociale e i sostegni necessari per vivere nella comunità e poter fare, come tutti, le proprie scelte, investendo sulla scuola come perno dell’inclusione e della vita democratica. «Non possiamo restare spettatori di un sistema che rischia di disgregarsi – ha sottolineato Striano -: solo un’azione unitaria e collettiva potrà restituire alla scuola il suo ruolo di motore della coesione sociale».
Nel corso dell’incontro, Fernanda Fazio, che lo ha moderato, ha richiamato un passaggio del volume di Gianna Fregonara e Orsola Riva Non sparate sulla scuola: «La scuola è la più grande comunità organizzata del Paese. Scricchiola da tutte le parti eppure, per certe sue caratteristiche – è aperta a tutti, inclusiva e gratuita – è un modello da difendere. Ma come è possibile adattarla alle nuove sfide senza venderne l’anima?». Un monito, questo, che ha fatto da filo conduttore agli interventi successivi.
Pasquale Moliterni ha sottolineato la necessità di ricostruire ponti tra scuola e università, oggi troppo distanti, per rilanciare una formazione docente fondata sulla ricerca e sulla collaborazione professionale.
Roberta Scorza ha posto l’accento sul valore della formazione universitaria dei docenti specializzati, denunciando la precarizzazione dei percorsi e la deriva “mercificata” di alcuni modelli formativi: «L’inclusione non può essere episodica o burocratica – ha affermato – ma deve diventare cultura diffusa, autentica e continua».
Dal canto suo, Raffaele Iosa ha invitato a una riflessione critica sull’“eccesso di diagnosi” che oggi invade la scuola, relegando i saperi pedagogici in secondo piano: un’urgenza classificatoria che, anziché favorire la comprensione, rischia di ridurre la complessità degli alunni a categorie mediche, oscurando la dimensione educativa.
E ancora, Paola Mura ha ricordato come la scuola debba essere laboratorio di democrazia e autodeterminazione, luogo in cui ogni studente possa costruire il proprio progetto di vita, e ha sottolineato la necessità di riportare al centro il valore dell’equità, inteso – come ricorda la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità,– come diritto a vivere e partecipare «su base di uguaglianza con gli altri».
Roberta Passoni ha offerto un punto di vista prezioso sulla relazione educativa, sottolineando che l’autonomia dei figli non coincide con quella dei genitori, così come quella degli studenti non si sovrappone a quella degli insegnanti: una riflessione sul reciproco riconoscimento e sui limiti del ruolo educativo.
Infine, Dario Ianes ha richiamato l’importanza di mantenere l’unitarietà del movimento, evitando derive elitarie o frammentazioni, e promuovendo invece una partecipazione ampia e realmente condivisa: «Il MUISS – ha concluso – non vuole rappresentare una parte, ma una visione comune: quella di una scuola di tutti e tutte e per tutti e tutte».
L’incontro, dunque, oltre a mandare un segnale forte per il futuro dell’inclusione, è stato certamente più di una semplice presentazione: lo si può definire infatti come un momento di rinascita del pensiero inclusivo quale responsabilità collettiva, educativa e civile.
In un tempo segnato da nuove disuguaglianze, il MUISS si propone pertanto come spazio di convergenza, per rimettere al centro della scuola e della società i valori di equità, accessibilità e partecipazione. Perché – come ricordava Canevaro – l’inclusione, davvero, non può fermarsi.
15/10/2025 https://superando.it/









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